Sabato 6 giugno 2026
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Milano-Banlieue. Ed è caciara tra i poli

U.E. - ITALIA
Notizia ·
In via Padova a Milano, il giorno dopo l'omicidio di un 19enne egiziano per mano di un gruppo di suoi coetanei latinoamericani che ha scatenato una vera e propria rivolta della comunità egiziana e nordafricana, è passato in modo tutto sommato tranquillo. La cronaca ha sostanzialmente lasciato la scena alla politica, facendo registrare uno scontro dai toni aspri tra la maggioranza e l'opposizione locale e nazionale sui temi dell'immigrazione e della sicurezza. Nefasta eredità del passato governo per i primi, fallimento della politica esclusivamente sicuritaria di chi è al potere, per i secondi.

Ieri in via Padova sono arrivati per un sopralluogo il vicesindaco e assessore alla Sicurezza, nonché deputato del Pdl, Riccardo De Corato e l'assessore al Territorio e urbanistica della Regione Lombardia, Davide Boni della Lega, che sono stati tra l'altro parzialmente e brevemente contestati, il primo da un gruppetto di una decina di residenti italiani e il secondo da una ventina di cittadini nordafricani che, per motivi diversi, lamentavano il lassismo delle istituzioni nel mettere in sicurezza quello che è il quartiere piú multietnico della città.
Andati via loro, sono arrivati il candidato alla presidenza della Regione, Filippo Penati accompagnato dal capogruppo del Pd a Palazzo Marino, Pierfrancesco Majorino che si sono presi qualche applauso solo quando hanno attaccato la politica del Comune.

Una polemica politica a distanza, andata in scena a pochi metri dal punto in cui intorno alle 17.40 di ieri è stato brutalmente assassinato Ahmed Abdel Aziz el Sayed Abdou, e dove oggi è continuata la processione di amici, connazionali e curiosi, sotto gli occhi di decine di telecamere, fotografi e cronisti.

Mentre le indagini proseguono, sia per individuare gli autori dell'omicidio, sia per trovare altri autori delle devastazioni (4 egiziani si trovano già in carcere), i negozianti latinoamericani colpiti ieri, oggi hanno riaperto i battenti danneggiati dei loro locali e, seppur impauriti, sono rimasti soddisfatti perché San Valentino gli ha portato numerosi clienti. Alcuni dei proprietari della auto che ieri hanno avuto il parabrezza infranto, o danni anche maggiori, la maggior parte cittadini arabi e africani, hanno provveduto oggi a ripararle in modo provvisorio o le hanno trasportato nelle officine con l'aiuto di amici o con il carroattrezzi.

Il quartiere sta insomma cercando di riprendere a vivere e, per fortuna, non è raro notare, nei tanti capannelli di persone che stazionano in zona, cittadini provenienti dai Paesi arabi che parlano tranquillamente con immigrati del Sud e Centro America su quanto è successo e sulla "stupidità" di morire a nemmeno vent'anni per una coltellata sferrata probabilmente da un coetaneo.

Polizia e carabinieri vigilano su tutta la zona, attraverso un ininterrotto pattugliamento di auto con i colori di ordinanza e in borghese, e tutti sperano che non si scatenino altre vendette o rappresaglie, tutti consci peró che quanto accaduto ieri è un precedente pericoloso per la stabilità di quello che i residenti, senza distinzione di nazionalità, definiscono un "quartiere-polveriera".

"In via Padova bisogna abbassare la febbre e non scatenare una guerra civile". Lo dice il ministro dell'Interno Roberto Maroni che, intervistato dal 'Corriere della Sera'  prende le distanze da chi invoca i rastrellamenti casa per casa e sottolinea: "Nel futuro dobbiamo evitare le concentrazioni etniche in un solo quartiere".
Si tratta di "un nuovo progetto di integrazione", ma ora afferma il titolare del Viminale "bisogna tenere insieme la citta'", senza interventi repressivi, "non serve incendiare le piazze". Per Maroni "c'e' la necessita' di un cambio di passo. C'e' un modello sociale che non funziona, che va ricostruito" ed e' necessaria una "gestione oculata degli insediamenti degli immigrati sul territorio".
Quanto alle accuse di fallimento del governo di centrodestra da parte del segretario del Pd, il minnistro dell'Interno replica: "Sarebbe facile rispondere a Bersani che nel 2008 gli sbarchi a Lampedusa erano settemila e nel 2009 li abbiamo ridotti a tremila.
Potrei anche ripetere quel che ha detto il ministro Gelmini: siamo arrivati a questo grazie al buonismo della sinistra. Ma vorrei -conclude Maroni- evitare il rimpallo delle colpe. Una classe politica non deve usare miseramente questi temi per una campagna elettorale".

'I rastrellamenti lasciamoli stare'. Cosi' Umberto Bossi segretario della Lega Nord e ministro delle Riforme, prende posizione contro l'ipotesi di 'andare a prendere gli immigrati casa per casa' lanciata da alcuni esponenti del suo partito dopo le violenze di sabato in viale Padova a Milano.
'Avete presente cosa e' successo negli ultimi anni -ha aggiunto Bossi- sono arrivate montagne di immigrati e non e' possibile continuare cosi'. Anche io critico la sinistra che ha fatto entrare montagne di immigrati senza casa e sono nati quindi i quartieri ghetto. Se Bersani ha ragione vincera' le elezioni, altrimenti le perdera'. Pero' i rastrellamenti lasciamoli stare'.

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