Sabato 6 giugno 2026
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A Milano primo test per l'aggravante 'clandestinita''

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Il furto di 30 paia di scarpe e sei televisori, il danneggiamento di un pronto soccorso, lo spaccio di 80 grammi di droga. In comune, questi reati, commessi ieri a Milano, hanno una cosa: in tutti e tre i casi a compierli sono state persone che si trovano 'illegalmente sul territorio nazionale' cioe' nelle condizioni citate dall'articolo 61 del Codice Penale al numero 11 bis, inserito nel 'pacchetto sicurezza' appena entrato in vigore. La Procura milanese, per la prima volta, ha contestato la nuova aggravante a quattro immigrati - un ucraino e un moldavo di 32 e 25 anni, un cileno di 18 anni, un marocchino di 27 anni - che saranno processati questa mattina dal giudice delle 'direttissime' e che ora rischiano un terzo della pena in piu'.
Ma i legali degli arrestati sono sul piede di guerra: 'Solleveremo in aula una questione di legittimita' costituzionale della norma, che e' contraria all'articolo 3 della Carta, secondo la quale la legge e' uguale per tutti' annuncia l'avvocato Mario Petta, legale del ragazzo cileno, arrestato con le accuse di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale per aver dato in escandescenze alla clinica Santa Rita di Milano. E' stato trovato senza passaporto e, sul verbale dell'arresto, davanti alla sua identita' compare la parola 'sedicente'. Allo stato, per la legge e' un clandestino e per questo il pm di turno gli ha contestato la nuova aggravante. L'avvocato Gennaro Carfagna, che con Giovanni Marchese difende il marocchino di 27 anni arrestato per spaccio di eroina e cocaina, non esclude che siano gli stessi giudici a sollevare una questione di legittimita' ma condivide con il collega l'indignazione: 'A questa stregua sarebbe come dire che chiunque abbia i capelli biondi, oppure neri, e commette un reato dev'essere condannato a un terzo in piu' della pena. A mio avviso si tratta di una norma palesemente incostituzionale. Staremo a vedere come si comportera' il giudice, poi faremo le nostre considerazioni'. Un escamotage per azzerare il problema esiste gia', in ogni caso. Saranno infatti i giudici a 'pesare' l'importanza dell'aggravante. 'Il suo effetto sulla pena finale - spiega l'avvocato ed ex deputato Giuliano Pisapia - potrebbe essere annullato da quello delle eventuali attenuanti, per esempio le generiche, che i magistrati potrebbero ritenere equivalenti o addirittura prevalenti'.    
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