Milano. Storie di razzismo: nessun marocchino sara' assunto all'Atm, c'e' rischio attentati
La norma che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nei servizi di trasporto pubblico 'non appare di certo priva di logica, o irrazionale, o arbitraria', anche alla luce dei 'rischi di attentati'. Lo scrivono i legali dell'Atm (l'azienda dei trasporti milanesi) nella memoria presentata al giudice del lavoro di Milano a cui si e' rivolto, con un ricorso, un marocchino di 18 anni lamentando di non poter essere assunto dall'azienda in base a un decreto regio del 1931.
I legali dell'Atm, gli avvocati Alberto Rho e Claudia Muro, spiegano infatti che 'il servizio di pubblico trasporto' presenta 'delicati aspetti di sicurezza pubblica, ed e' particolarmente esposto, ad esempio, a rischi di attentati'.
Per questo, proseguono gli avvocati nella memoria, 'si puo' comprendere, dunque, se il legislatore italiano ha ritenuto di limitare l'accesso all'impiego nel settore dettando determinati requisiti, tra i quali quello della cittadinanza, ritenendo, forse, che il legame personale del cittadino allo Stato dia maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumita' pubblica'. Gli avvocati richiamano, a questo proposito, nella memoria anche la notizia del 5 giugno scorso di 5 terroristi maghrebini arrestati perche' stavano progettando, tra l'altro, un attentato nella metropolitana milanese, che avrebbe dovuto compiersi prima delle elezioni del 2006.
Il marocchino, M.H., regolare in Italia e diplomato in una scuola professionale italiana per elettricisti, ha fatto ricorso il 12 maggio scorso, assistito dagli avvocati Alberto Guariso e Lidio Neri, al Tribunale del Lavoro contro Atm 'per l' impossibilita' di presentare un curriculum all'azienda, perche' sul sito della societa' si fa riferimento al regio decreto e si parla di assunzione soltanto di cittadini italiani o europei'.
I legali del giovane hanno chiesto in particolare di far rimuovere il requisito di cittadinanza, definendo nel loro ricorso il regio decreto del 1931 un 'residuato bellico' che 'equipara i lavoratori del settore autoferrotranviario ai dipendenti pubblici'.
Secondo i legali della societa', invece, le questioni presentate dal giovane al giudice vanno rigettate perche' 'infondate'. Atm, si spiega nella memoria, 'non ha, infatti, negato l'assunzione al lavoratore ricorrente, ne' ha rifiutato di prendere in considerazione una sua domanda di assunzione, invero, mai neanche presentata dal lavoratore'. La societa' non ha messo in atto, dunque, alcun 'comportamento discriminatorio', poiche', proseguono gli avvocati, 'non e' di certo Atm' a richiedere la cittadinanza 'ma e' la legge italiana a imporlo'.
I legali dell'Atm, gli avvocati Alberto Rho e Claudia Muro, spiegano infatti che 'il servizio di pubblico trasporto' presenta 'delicati aspetti di sicurezza pubblica, ed e' particolarmente esposto, ad esempio, a rischi di attentati'.
Per questo, proseguono gli avvocati nella memoria, 'si puo' comprendere, dunque, se il legislatore italiano ha ritenuto di limitare l'accesso all'impiego nel settore dettando determinati requisiti, tra i quali quello della cittadinanza, ritenendo, forse, che il legame personale del cittadino allo Stato dia maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumita' pubblica'. Gli avvocati richiamano, a questo proposito, nella memoria anche la notizia del 5 giugno scorso di 5 terroristi maghrebini arrestati perche' stavano progettando, tra l'altro, un attentato nella metropolitana milanese, che avrebbe dovuto compiersi prima delle elezioni del 2006.
Il marocchino, M.H., regolare in Italia e diplomato in una scuola professionale italiana per elettricisti, ha fatto ricorso il 12 maggio scorso, assistito dagli avvocati Alberto Guariso e Lidio Neri, al Tribunale del Lavoro contro Atm 'per l' impossibilita' di presentare un curriculum all'azienda, perche' sul sito della societa' si fa riferimento al regio decreto e si parla di assunzione soltanto di cittadini italiani o europei'.
I legali del giovane hanno chiesto in particolare di far rimuovere il requisito di cittadinanza, definendo nel loro ricorso il regio decreto del 1931 un 'residuato bellico' che 'equipara i lavoratori del settore autoferrotranviario ai dipendenti pubblici'.
Secondo i legali della societa', invece, le questioni presentate dal giovane al giudice vanno rigettate perche' 'infondate'. Atm, si spiega nella memoria, 'non ha, infatti, negato l'assunzione al lavoratore ricorrente, ne' ha rifiutato di prendere in considerazione una sua domanda di assunzione, invero, mai neanche presentata dal lavoratore'. La societa' non ha messo in atto, dunque, alcun 'comportamento discriminatorio', poiche', proseguono gli avvocati, 'non e' di certo Atm' a richiedere la cittadinanza 'ma e' la legge italiana a imporlo'.
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