Giovedì 11 giugno 2026
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Ministro dell'Immigrazione: si' a voto per le amministrative

U.E. - SPAGNA
Notizia ·
(Adriano Petrucci/Apcom) - Una riflessione sul diritto di voto nelle elezioni comunali agli immigrati extracomunitari che vivono in Spagna da molti anni con "volontà di permanenza", ma "tolleranza zero" con le attività economiche contrarie alla legge e più controlli di ordine pubblico: è la ricetta spiegata ieri al quotidiano di centrodestra 'El Mundo' dal nuovo ministro spagnolo del Lavoro e Immigrazione nello 'Zapatero 2', Celestino Corbacho, da molti considerato un duro ma che si autodefinisce come "realista" e pragmatico.  Corbacho, uno dei volti nuovi dell'esecutivo socialista, dovrà gestire un fenomeno che rischia di trasformarsi in emergenza nazionale: gli immigrati in Spagna sono ormai quasi il 10% della popolazione e molti lavorano nell'edilizia, settore in piena crisi che secondo gli studi di consulenti internazionali come la Kpmg, potrebbe lasciare per strada un milione e 200.000 persone nei prossimi due anni. E' di ieri il rapporto di un'altra società di consulenza, la Randstad, secondo cui un lavoratore su cinque nel paese iberico è immigrato: e se la maggioranza resta di origine sudamericana, il 33% viene ormai dall'Europa dell'Est (soprattutto Romania), il 32% dall'Africa e non mancano fenomeni nuovi come quello dei giovani 'neoemigranti' italiani, che a Barcellona rappresentano già il 7% dei lavoratori stranieri (contro il 14% di marocchini e il 13% di equadoregni).  Ex-sindaco di Hospitalet de Llobregat, un grande suburbio industriale di Barcellona, Corbacho ha fame di essere un duro: emigrò anche lui in Catalogna dalla nativa Extremadura a 13 anni (ora ne ha 59). Il nuovo ministro rifiuta però l'immagine del "giro di vite", e dice di voler preparare un discorso nuovo, in cui a più diritti si colleghino più responsabilità. "L'ho detto come sindaco e lo confermo - ha afferma oggi su 'El Mundo' - quando una città ha circa il 24% di immigrati e questa immigrazione è già stabile e con chiara volontà di permanenza e di far parte della cittadinanza del futuro, sembra ragionevole che si cerchino formule che permettano al maggior numero di persone di partecipare ai comizi municipali".  Un'apertura, ma "con tutte le limitazioni giuridiche e legali, che non sono poche" e sempre nel quadro di un accordo fra i due principali partiti", cioè fra il Psoe e l'opposizione conservatrice del Partido popular (Pp). E l'ex-sindaco non ha difficoltà a raccontare come nella sua amministrazione locale abbia imposto "tolleranza zero alle attività economiche che non rispettavano i regolamenti municipali, disciplina negli spazi pubblici e aiuto ai mediatori nelle comunità di proprietari". Con un "risultato positivo" e "la chiusura di 80 locali" o misure come la proibizione di aprire centri telefonici e internet per immigrati a meno di 300 metri di distanza l'uno dall'altro o di "svolgere attività che non hanno nulla a che fare con la licenza".  A livello nazionale, per rispondere alla crisi dell'occupazione, il governo si muoverà su due fronti, come annunciato dallo stesso Zapatero nel suo discorso di investitura davanti al parlamento tre settimane fa: da un lato continuerà a stringere le maglie all'entrata, con più controlli alle frontiere e rimpatri massicci, come già avvenuto nella scorsa legislatura, in cui sono stati rimpatriati 370.000 immigrati irregolari, il 43% in più rispetto al precedente governo di José Maria Aznar; dall'altro, fornirà incentivi agli immigrati che perdano il lavoro affinché tornino nei loro paesi d'origine. Fra le misure ipotizzate per favorire i ritorni volontari, Zapatero ha citato "la capitalizzazione dei sussidi di disoccupazione già maturati o la concessione di microcrediti. Sono rimedi pensati soprattutto - ma non solo - per gli immigrati bulgari e romeni che, secondo una recente giurisprudenza del Tribunale supremo, non possono più essere espulsi anche se irregolari, in quanto cittadini europei. E già ci sono state missioni di rappresentanti del governo di Bucarest per cercare di recuperare forza lavoro, di cui il paese balcanico ha forte bisogno.  Nel frattempo, anche al livello locale, alcune fra le maggiori comunità (regioni) autonome di cui è composta la Spagna stanno cominciando a prendere iniziative specifiche. Proprio oggi la regione di Valencia, governata dal Partido popular (Pp), ha annunciato di voler istituire un "Impegno di integrazione" per gli immigrati sul suo territorio, simile al 'contratto di integrazione' vigente in Francia e alla misura analoga proposta dal Pp in campagna elettorale: una promessa di rispettare i diritti umani e i valori democratici ma anche le tradizioni e i costumi della regione, che dovrebbe essere prevista nella legge regionale sull'integrazione degli immigrati, attualmente allo studio, e che il Psoe ha subito criticato come "discriminazione negativa". In Catalogna invece, il governo regionale (la 'Generalitat', a guida socialista) sta preparando una nuova legislazione autonomica sull'Educazione, che fra le misure previste indica quella di fissare una percentuale massima di alunni immigrati nei centri pubblici o privati convenzionati all'interno di una "zona educativa": l'obiettivo dichiarato è quello di riequilibrare la presenza degli scolari di origine straniera - più forte nell scuole pubbliche - per evitare la creazione di 'ghetti'.    
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