Ministro Ronchi in missione a Bucarest: in Italia non vogliamo le 'scorie della societa''
Misure e controlli piu' severi da parte del governo di Bucarest per frenare il flusso verso l'Italia di criminali romeni. E una task force congiunta permanente per fronteggiare l'emergenza sicurezza, proposta lanciata dal presidente del Senato, Mircea Geoana. E' il 'bottino' riportato a casa dal ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, in missione lampo a Bucarest per affrontare il delicato tema della sicurezza dopo l'ultimo feroce episodio di violenza compiuto da cittadini romeni in Italia, lo stupro al parco della Caffarella di Roma.
"Anche Bucarest deve fare la sua parte e dare precise garanzie affinche' in Italia non arrivino delinquenti e scorie della societa'", ha esordito Ronchi nel primo incontro della giornata, quello con il suo omologo, Vasile Puscas, quando si e' rammaricato che da Bucarest "non e' arrivata nemmeno una parola di solidarieta' per la giovanissima vittima dell'efferato stupro". L'Italia "garantisce al popolo romeno che nei suoi confronti non esiste alcun sentimento di xenofobia e di razzismo", ha incalzato Ronchi "ma il governo di Bucarest deve assicurare che non arrivino cosi' tanti criminali in Italia" perche' "se vogliamo un'integrazione sociale ed economica dobbiamo essere durissimi con chi si macchia di piccoli e grandi reati". Non esiste "una Italia contro la Romania", ha insistito respingendo le accuse di xenofobia e discriminazione circolate negli ultimi mesi sulla stampa di Bucarest, "ma una Italia contro i criminali, che va ricordato non hanno ne' passaporto ne' etnia".ù
ONG ITALIA IN ROMANIA, CAMBIATA PERCEZIONE SU NOI - I volontari delle Ong italiane che lavorano in Romania rimarcano che 'e' cambiata la percezione' nei confronti degli italiani, dopo le accuse di razzismo piovute sul nostro Paese in seguito agli episodi di cronaca come l'omicidio Reggiani e ancor piu' lo stupro della Caffarella.
'Prima un italiano veniva ringraziato, ora veniamo indicati con la parola 'italieni', che ha un valore piu' dispregiativo' racconta Alessandro Mazzini, giovane volontario di Ibo Italia, Ong di Ferrara, da quattro anni in Romania.
'Noi lavoriamo nella Vrancea, una regione di forte emigrazione, che vive delle rimesse mandate dai parenti che lavorano in Italia. Ora la loro piu' grande paura e' che i loro familiari vengano rimandati in Romania' spiega Mazzini.
La Ibo Italia, insieme a un'altra Ong italiana, la Comi di Roma, e ad un'organizzazione locale, 'Rom Pentru Rom', lavora a Panciu, 200 km. a Nord-Est di Bucarest, ad un progetto di alfabetizzazione ed educazione non formale di bambini Rom, anche attraverso il teatro, la musica e la pittura.
Il prossimo 2 maggio un gruppo di bimbi Rom che partecipano a questo progetto saranno, su invito dell'ambasciatrice italiana, nella residenza del capo della missione diplomatica a Bucarest, Mario Cospito, per mettere in scena un piccolo spettacolo teatrale sulle tematiche di inclusione sociale.
"Anche Bucarest deve fare la sua parte e dare precise garanzie affinche' in Italia non arrivino delinquenti e scorie della societa'", ha esordito Ronchi nel primo incontro della giornata, quello con il suo omologo, Vasile Puscas, quando si e' rammaricato che da Bucarest "non e' arrivata nemmeno una parola di solidarieta' per la giovanissima vittima dell'efferato stupro". L'Italia "garantisce al popolo romeno che nei suoi confronti non esiste alcun sentimento di xenofobia e di razzismo", ha incalzato Ronchi "ma il governo di Bucarest deve assicurare che non arrivino cosi' tanti criminali in Italia" perche' "se vogliamo un'integrazione sociale ed economica dobbiamo essere durissimi con chi si macchia di piccoli e grandi reati". Non esiste "una Italia contro la Romania", ha insistito respingendo le accuse di xenofobia e discriminazione circolate negli ultimi mesi sulla stampa di Bucarest, "ma una Italia contro i criminali, che va ricordato non hanno ne' passaporto ne' etnia".ù
ONG ITALIA IN ROMANIA, CAMBIATA PERCEZIONE SU NOI - I volontari delle Ong italiane che lavorano in Romania rimarcano che 'e' cambiata la percezione' nei confronti degli italiani, dopo le accuse di razzismo piovute sul nostro Paese in seguito agli episodi di cronaca come l'omicidio Reggiani e ancor piu' lo stupro della Caffarella.
'Prima un italiano veniva ringraziato, ora veniamo indicati con la parola 'italieni', che ha un valore piu' dispregiativo' racconta Alessandro Mazzini, giovane volontario di Ibo Italia, Ong di Ferrara, da quattro anni in Romania.
'Noi lavoriamo nella Vrancea, una regione di forte emigrazione, che vive delle rimesse mandate dai parenti che lavorano in Italia. Ora la loro piu' grande paura e' che i loro familiari vengano rimandati in Romania' spiega Mazzini.
La Ibo Italia, insieme a un'altra Ong italiana, la Comi di Roma, e ad un'organizzazione locale, 'Rom Pentru Rom', lavora a Panciu, 200 km. a Nord-Est di Bucarest, ad un progetto di alfabetizzazione ed educazione non formale di bambini Rom, anche attraverso il teatro, la musica e la pittura.
Il prossimo 2 maggio un gruppo di bimbi Rom che partecipano a questo progetto saranno, su invito dell'ambasciatrice italiana, nella residenza del capo della missione diplomatica a Bucarest, Mario Cospito, per mettere in scena un piccolo spettacolo teatrale sulle tematiche di inclusione sociale.
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