Domenica 7 giugno 2026
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Misure alternative al carcere per detenuti con dipendenze. Federserd

U.E. - ITALIA
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Il carcere non può essere un luogo di cura appropriato per il detenuto tossicodipendente, che ha bisogno di trattamenti complessi: lo ha sostenuto oggi in un convegno a Roma Federserd, la federazione dei servizi pubblici per le dipendenze, che ha lanciato la 'Carta di Roma dei principi etici e scientifici per il trattamento del detenuto consumatore di sostanze' e ha ribadito la richiesta di chiusura degli Opg e un incremento delle misure alternative al carcere. Nei penitenziari italiani ci sono attualmente circa 15 mila consumatori di sostanze, il 30% del totale dei detenuti, una situazione "emergenziale" per Federserd. A ciò di aggiunga che solo il 14% di questi detenuti riceve la terapia farmacologica sostitutiva e che nella maggior parte dei penitenziari non vengono effettuati programmi di riduzione del danno. La federazione denuncia inoltre le difficili condizioni in cui i professionisti dei Serd si trovano a operare all'interno delle carceri e la scarsa omogeneità sul territorio nazionale dei diritti di questi detenuti. Nella Carta vengono declinati i diritti dei detenuti tossicodipendenti a ricevere in carcere un trattamento farmacologico sostitutivo, uno screening tossicologico e infettivologico, un'adeguata valutazione psicopatologica, un trattamento adeguato per la prevenzione della recidiva, dei programmi di prevenzione per il contagio delle malattie infettive e dell'overdose nonchè la possibilità di usufruire di misure alternative al carcere finalizzate alla cura e al reinserimento sociale. I dati infatti, è stato sottolineato nel corso del convegno, dimostrano che il tasso di recidiva, che nei detenuti che non hanno usufruito di misure alternative è del 68%, scende al 18% tra coloro che ne hanno usufruito. Ma l'Italia è agli ultimi posti per queste misure: solo il 15% del totale dei detenuti tossicodipendenti ne ha potuto godere. Infine, la questione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. La legge impone che vengano chiusi, ma secondo Federserd senza una revisione dei criteri normativi che definiscono la pericolosità sociale e delle misure di sicurezza, i pazienti che un tempo venivano collocati negli Opg rischiano di finire in strutture provvisorie inadeguate o peggio ancora in carcere. Più del 70% degli internati negli Opg al 31 dicembre 2014 sono consumatori problematici di droga. Federserd esprime preoccupazione per gli utenti ma anche per gli operatori, che potrebbero restare soli nella gestione dei casi più gravi e senza risorse per i programmi di cura e riabilitazione. "La priorità è ridurre i consumatori di sostanze in carcere, migliorare il sistema di cura delle dipendenze in carcere e promuovere una politica di cura e una giustizia riparativa" ha detto il presidente di Federserd, Fausto D'Egidio.
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