Mondo. I prodotti di mucche clonate saranno messi in vendita?
La Food and Drug Administration potrebbe regolarizzare entro il 1 gennaio 2003 la vendita di materiale genetico provenienti da animali clonati. Le nuove disposizioni potrebbero aprire la porta al commercio di animali da fattoria clonati, come mucche, maiali e capre. Questo significa che entro un lasso di tempo che va da 12 a 18 mesi, latte e carni provenienti da questi animali e dalla loro prole naturale potrebbero riempire le tavole dei consumatori americani. Ma, mentre l'arrivo dei "cloni" in tavola e' un avvenimento ben accolto in Usa, nei Paesi Bassi, in Gran Bretagna e in Giappone, alcuni Paesi europei mostrano ancora perplessita' e sospetti.
Secondo Richard Wood, direttore esecutivo della compagnia Genus, "e' possibile immettere animali clonati nella catena alimentare, anche quando non si conoscono le conseguenze per le seconde, le terze o le quarte generazioni". Wood giudica poi completamente irresponsabile per qualsiasi fattoria o compagnia commercializzare prodotti di questo tipo senza conoscere a fondo i risultati futuri della clonazione riproduttiva.
Ma il latte e le carni che provengono da cloni, teoricamente non dovrebbero mostrare differenze dal latte o dalla carne convenzionale: sono cloni, non sono geneticamente modificati. Questo sembra essere provato anche dalla National Accademy of Sciences (USA), che in un rapporto pubblicato lo scorso agosto, rivela di non aver trovato dissomiglianze significative tra i prodotti naturali e quelli clonati. E secondo Stephen Sundlof, direttore del Centre for Veterinary Medicine della Fda, "se gli animali sono nati e cresciuti sani, questo potrebbe dimostrare che la clonazione non ha avuto un impatto negativo sullo stato dell'animale stesso."
Secondo Richard Wood, direttore esecutivo della compagnia Genus, "e' possibile immettere animali clonati nella catena alimentare, anche quando non si conoscono le conseguenze per le seconde, le terze o le quarte generazioni". Wood giudica poi completamente irresponsabile per qualsiasi fattoria o compagnia commercializzare prodotti di questo tipo senza conoscere a fondo i risultati futuri della clonazione riproduttiva.
Ma il latte e le carni che provengono da cloni, teoricamente non dovrebbero mostrare differenze dal latte o dalla carne convenzionale: sono cloni, non sono geneticamente modificati. Questo sembra essere provato anche dalla National Accademy of Sciences (USA), che in un rapporto pubblicato lo scorso agosto, rivela di non aver trovato dissomiglianze significative tra i prodotti naturali e quelli clonati. E secondo Stephen Sundlof, direttore del Centre for Veterinary Medicine della Fda, "se gli animali sono nati e cresciuti sani, questo potrebbe dimostrare che la clonazione non ha avuto un impatto negativo sullo stato dell'animale stesso."
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