Sabato 6 giugno 2026
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Mondo. Sull'embrione chimera-ermafrodita

MONDO
Notizia · a cura di Donatella Poretti ·
L'esperimento e' stato presentato a Madrid in occasione del congresso della Societa' europea di embriologia e riproduzione umana. Norbert Gleicher del Center of human reproduction di Chicago e New York ha creato un embrione umano contenente cellule di due tipi diversi e anche di due sessi diversi. Gleicher ha spiegato di aver preso delle cellule maschili da uno zigote maschile e di averle iniettate in un embrione femminile al terzo giorno di sviluppo. A questo punto, ha monitorato la situazione per altri tre giorni, ha visto che le cellule maschili si sono diffuse nel nuovo embrione e ha posto fine all'esperimento, distruggendolo. In teoria, se all'embrione fosse stato permesso di svilupparsi in un feto, questo avrebbe mostrato caratteristiche di entrambi i sessi. Lo scopo della ricerca era quello di capire quali parti dell'embrione sono colpite da certe malattie genetiche.
Chi l'ha chiamato ermafrodita, chi chimera, l'embrione e' stato tenuto in vita per soli 6 giorni. Ma le polemiche non sono mancate. Infatti il timore espresso da molti scienziati e' che la tecnica sfugga al controllo. Un problema di cui lo stesso Gleicher e' cosciente: "non penso per il momento a sperimentazioni sugli esseri umani, ma potrebbe essere interessante usare la tecnica sugli animali per capire dove ci potrebbe portare".
"Non posso pensare ad una situazione in cui l'uso di questa tecnica possa essere considerato accettabile" ha detto Francoise Henfield della Societa' europea di riproduzione umana, secondo cui "se questa tecnica non puo' essere applicata, allora non c'e' alcun senso a sperimentarla". Forti le reazioni anche dei gruppi anti-abortisti, che da sempre sono contrari alle sperimentazioni sugli embrioni umani. Secondo Nuala Scarisbrick dell'organizzazione Life, la creazione di un embrione "maschile-femminile" e' disgustosa ed e' un pessimo esempio di una scienza che si lancia in pericolosi salti nel buio.
Cauto anche il commento di Carlo Alberto Redi, ordinario di biologia all'Universita' di Pavia. "Non dobbiamo aver paura del progresso della scienza, ma dobbiamo spronare l'intervento delle autorita' governative e ministeriali affinche' vigilino ed evitino l'ascesa di dubbi personaggi della genetica che tentano nuove metodologie con intenti tutt'altro che di benessere collettivo".
Anche Giuseppe Novelli, genetista del policlinico dell'Universita' di Tor Vergata di Roma, spiega i suoi dubbi: "gli scienziati americani pensano di usare la tecnica di produzione delle chimere per curare malattie genetiche, attraverso l'introduzione nell'embrione malato di cellule di un altro embrione che e' sano. Il problema e' come facciamo a sapere se le cellule sane nell'embrione ricevente ammalato si differenziano bene negli organi e nei sistemi che saranno colpiti dalla malattia? L'unico modo e' attendere uno stadio piu' avanzato dello sviluppo, quando sara' possibile effettuare una villocentesi o una amniocentesi". "A mio avviso, sarebbe piu' logico tentare terapie geniche mirate in utero. Penso cioe' all'inserimento di geni, o di cellule staminali, specificamente corrette nell'organo giusto. Questa strada, sebbene ancora tortuosa, appare piu' praticabile e piu' logica. D'altra parte il chimerismo non e' stato premiato dalla selezione per i costi biologici sarebbero eccessivi e non sopportabili".
Di seguito riportiamo ampi stralci del fondo apparso nella prima pagina del Corriere della Sera del 4 luglio di Edoardo Boncinelli, genetista e biologo molecolare: "Un embrione e due sessi. L'autogol della scienza".

"(.) Si tratta di un imbarazzante esempio di scienza inutile, un tipo di scienza di cui si parla poco, ma che appesta tutti i laboratori del mondo. Non che chi ha progettato ed eseguito tale esperimento non abbia spiegato perche' lo ha fatto; ma certo non ha persuaso nessuno, attirandosi al contempo una pioggia di critiche a proposito delle implicazioni etiche dell'operazione. Insomma un vero autogol.
Perche' qualcuno ha deciso di indulgere in una tale bizzarria? Lo scopo dichiarato era quello di mettere a punto un metodo per salvare un embrione geneticamente difettoso utilizzando cellule prelevate da un altro embrione sano. Mescolando poche cellule di un embrione sano con quelle di un embrione difettoso, si sarebbe riusciti, secondo gli autori, a ottenere un embrione, o meglio un progetto di embrione, sano. Che cosa c'entra il sesso? Niente. E' solo un espediente tecnico. Per distinguere facilmente le cellule di un tipo da quelle dell'altro tipo si e' scelto di prenderle di sesso diverso, poiche' il sesso di una cellula e' una caratteristica molto facilmente osservabile.
L'esperimento, che al momento non potrebbe esser condotto se non negli Stati Uniti, non sembra presentare alcun aspetto positivo e non costituisce nessun avanzamento, ne' teorico ne' pratico. La produzione di un embrione ibrido, ottenuto fondendo cellule di due diversi embrioni, non e' una novita'. E' stata ripetutamente ottenuta in diversi mammiferi e non si vede perche' replicarla utilizzando embrioni umani. Se l'osservazione che poche cellule sane hanno invaso un embrione costituito da una maggioranza di cellule difettose puo' essere interessante, non si capisce tuttavia come si possa essere sicuri dell'esito dell'esperimento qualora venisse condotto in circostanze diverse. Trattandosi di esseri umani, non e' sufficiente una garanzia che quasi tutte le cellule siano sane. Occorre essere sicuri che tutte le cellule siano sane o, almeno, che siano sane le cellule presenti nei distretti vitali del corpo. Sembra insomma un esperimento difficilmente riproducibile, che presenta piu' rischi che promesse e che crea soltanto problemi.
Non abbiamo bisogno di questa scienza, inutile oltre che inopportuna. Ci sono ancora tante altre belle cose da fare che non presentano problemi di sorta, come ad esempio la recente determinazione dell'intera sequenza del cromosoma Y umano. O che presentano qualche problema ma aprono al contempo fantastiche prospettive. Purtroppo esistono moltissimi esempi di scienza inutile, soprattutto nel campo della riproduzione umana e delle cosiddette cellule staminali. E non solo negli Stati Uniti".
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