Morelos, il "corridoio della morte" per il fentanyl verso Città del Messico

La zona sud-occidentale dello stato messicano di Morelos si è trasformata in una delle rotte più pericolose del Paese per il traffico di armi e fentanyl verso Città del Messico. A fotografare la situazione è un'inchiesta di La Silla Rota, che descrive questa regione come un vero e proprio "corridoio della morte".
Secondo quanto riportato dalla testata messicana, il controllo di questa rotta strategica è nelle mani di una fazione dell'organizzazione criminale nota come Los Ardillos, che impone il pagamento del pizzo alle attività commerciali e si servirebbe delle forze di polizia locali come braccio operativo del crimine organizzato.
La violenza che caratterizza il corridoio è documentata dai registri forensi più che dalle denunce formali: nella prima metà del 2026 sono stati contati 122 omicidi dolosi, con la maggior parte dei corpi recuperati nei pressi dei comuni di Puente de Ixtla e Coatlán del Río. Nel corso dell'anno le operazioni federali hanno permesso il salvataggio di sei vittime di sequestro, tra cui il direttore dell'azienda idrica del comune di Malinalco, liberato il 18 aprile dopo essere stato tenuto in ostaggio in una casa sicura a Coatlán del Río.
Il clima di terrore che regna nella regione scoraggia le denunce ufficiali. Le statistiche del governo statale registrano una riduzione del 15% delle denunce per estorsione nel primo semestre del 2026, ma gli osservatori locali avvertono che i dati ufficiali sono lontani dalla realtà: i commercianti, dai grandi grossisti ai piccoli esercenti, hanno scelto il silenzio per paura di ritorsioni immediate.
L'inchiesta rivela come le indagini delle autorità federali riguardino già oltre una dozzina di amministrazioni comunali. Tra i comuni sotto esame figurano Ocuituco, Tetela del Volcán, Temoac, Jonacatepec, Ayala e Axochiapan, tutti situati nella parte orientale di Morelos. A maggio e giugno 2026 sono stati arrestati tre sindaci in carica o ex sindaci con le accuse di crimine organizzato, estorsione, traffico di armi, peculato e presunti legami con reti criminali regionali. In totale, dall'avvio dell'operazione federale, gli arresti di amministratori locali hanno raggiunto quota sette.
Le radici del problema affondano in anni di complicità istituzionale: sin dall'amministrazione del governatore Cuauhtémoc Blanco erano state presentate denunce circostanziate e prove pubbliche di collusione tra alti funzionari statali e organizzazioni come Los Ardillos, Los Rojos, il cartello dei Beltrán Leyva e la Familia Michoacana, ma l'inerzia delle autorità fu la risposta prevalente.
Le pattuglie della Guardia Nazionale e dell'Esercito messicano nella zona risultano intermittenti e con scarso effetto deterrente, mentre i residenti avvertono che la situazione continua a peggiorare.