Morte cerebrale. Scaraffia: volevo solo suscitare una pacata discussione
"Non pensavo proprio di scatenare un putiferio simile. Volevo solo suscitare una pacata discussione sulla morte cerebrale, ma senza cambiare la dottrina cattolica. Non mi aspettavo reazioni cosi' violente. Peccato, perche' le polemiche hanno vanificato il confronto". Lo afferma in un'intervista a "La Repubblica" la storica Lucetta Scaraffia, autrice dell'articolo sulla morte cerebrale pubblicato dal quotidiano 'L'Osservatore romano' che ha sollevato nuove polemiche sul caso di Eluana Englaro. A proposito della precisazione, da parte del portavoce papale Lombardi, che quello di Scaraffia e' solo un articolo e che la dottrina della Chiesa non cambia, la storica dice di non sentirsi delegittimata. "L'intervento di padre Lombardi e' stato legittimo e ovvio perche' ha precisato una verita' indiscutibile e cioe' che la dottrina della Chiesa non puo' cambiare sull'onda di un editoriale". Mi ha fatto male, invece, la violenza che si e' scatenata su di me da una parte del mondo medico-scientifico, anche se ci sono stati studiosi, come Lorenzo D'Avack, vice presidente del Comitato nazionale di bioetica, che hanno accolto il mio invito alla riflessione". E riguardo la motivazione del suo articolo, la storica sottolinea: "Nessuno mi ha commissionato nulla. Come ho fatto altre volte, sono stata io a proporre al direttore Vian, che e' anche uno storico come me, di fare un articolo in occasione dei 40 anni del rapporto di Harvard". "Non volevo di certo puntare a far cambiare la dottrina morale della Chiesa che ben conosco. Era solo un invito al dialogo tra scienza, difesa della vita e fede. Peccato che sia andata cosi'. Ma non e' colpa dell'Osservatore romano. La vita pero' continua".
"L'articolo in cui Lucetta Scaraffia afferma che la morte cerebrale non e' un elemento sufficiente a dichiarare la fine della vita umana e' gia' stato confutato da chi possiede le competenze scientifiche per farlo; al di la' dell'aspetto tecnico, tuttavia, emerge un dato politico chiarissimo e decisamente inquietante: il fronte clericale, pur di affossare la possibilita' di disciplinare il testamento biologico, e' disposto a muoversi nella direzione di dichiarare illeciti perfino i trapianti di organi". Lo affermano i vertici della Associazione Luca Coscioni. "Si tratta di una strategia ormai collaudata", fa sapere l'Associazione, "si sposta altrove il fuoco del dibattito, costringendo i propri avversari a una battaglia di retroguardia e scongiurando in tal modo la possibilita' di affrontare la questione originaria. Non e' improbabile, quindi, che tra qualche settimana ci si ritrovi a difendere i malati che aspettano da mesi un fegato o un cuore, battendosi per il rispetto di diritti che fino al giorno prima parevano acquisiti; e che tra qualche mese, andando avanti di questo passo, si debba organizzare un sit-in o un digiuno per difendere il diritto di assumere antibiotici o quello di accedere liberamente alle vaccinazioni".
Con le conoscenze di oggi 'si puo' stabilire l'irreversibilita' di una condizione di coma vegetativo. La scienza e la tecnologia potranno ancora spostare gli attuali limiti temporali di un'esistenza artificiale, ma non spostano i limiti della vita naturale in caso di lesioni gravissime al cervello. Chi si trova in stato vegetativo permanente non potra' tornare mai piu' a una vita 'normale''. Con queste parole Umbero Veronesi, oncologo di fama mondiale ed ex ministro della Salute, interviene, in un'intervista a 'La Stampa', all'indomani del rifiuto della Regione Lombardia sulla possibilita' di far cessare la nutrizione artificiale di Eluana Englaro, in stato vegetativo da 16 anni, in un ospedale lombardo. 'Non ci sono eventi miracolosi - ha sottolineato Veronesi - i casi isolati di risveglio dopo il coma, una volta riesaminati, non erano stati diagnosticati correttamente. Non erano casi di coma irreversibile'. E sulla polemica in atto dopo l'articolo scritto da Lucetta Scaraffia su 'L'Osservatore Romano' del 2 settembre in merito alla 'definizione' di morte cerebrale Veronesi spiega: 'Non mi pare che la Chiesa abbia ufficilamente smentito la sua posizione sulla morte cerebrale, che dura ormai da 40 anni'. Il rischio, prosegue l'ex ministro della Salute, 'non sta nella definizione della morte cerebrale, ma proviene dalla possibilita' della tecnologia di prolungare le funzioni cardiorespiratorie con apparecchiature sofisticate anche quando il cervello ha perso le sue funzionalita'. Cioe' in assenza di pensiero. La medicina di oggi in pratica e' in grado di mantenere in vita un corpo, in stato vegetativo'. Basterebbe dunque lasciare ai pazienti la decisione finale, 'lo prevede il Consenso Informato alle cure che in Italia e' obbligatorio - afferma ancora Veronesi - il problema pero' e' che la decisione deve essere presa in piena lucidita' e coscienza e un paziente che viene attaccato alle macchine, di regola non e' in condizioni di poter decidere ne' esprimere di persona la sua volonta'. Per questo - conclude l'oncologo - ho fatto una campagna a favore del testamento biologico, l'espressione scritta delle proprie volonta', da utilizzare in caso di sopravvenuta capacita' di intendere e di volere'.
"L'articolo in cui Lucetta Scaraffia afferma che la morte cerebrale non e' un elemento sufficiente a dichiarare la fine della vita umana e' gia' stato confutato da chi possiede le competenze scientifiche per farlo; al di la' dell'aspetto tecnico, tuttavia, emerge un dato politico chiarissimo e decisamente inquietante: il fronte clericale, pur di affossare la possibilita' di disciplinare il testamento biologico, e' disposto a muoversi nella direzione di dichiarare illeciti perfino i trapianti di organi". Lo affermano i vertici della Associazione Luca Coscioni. "Si tratta di una strategia ormai collaudata", fa sapere l'Associazione, "si sposta altrove il fuoco del dibattito, costringendo i propri avversari a una battaglia di retroguardia e scongiurando in tal modo la possibilita' di affrontare la questione originaria. Non e' improbabile, quindi, che tra qualche settimana ci si ritrovi a difendere i malati che aspettano da mesi un fegato o un cuore, battendosi per il rispetto di diritti che fino al giorno prima parevano acquisiti; e che tra qualche mese, andando avanti di questo passo, si debba organizzare un sit-in o un digiuno per difendere il diritto di assumere antibiotici o quello di accedere liberamente alle vaccinazioni".
Con le conoscenze di oggi 'si puo' stabilire l'irreversibilita' di una condizione di coma vegetativo. La scienza e la tecnologia potranno ancora spostare gli attuali limiti temporali di un'esistenza artificiale, ma non spostano i limiti della vita naturale in caso di lesioni gravissime al cervello. Chi si trova in stato vegetativo permanente non potra' tornare mai piu' a una vita 'normale''. Con queste parole Umbero Veronesi, oncologo di fama mondiale ed ex ministro della Salute, interviene, in un'intervista a 'La Stampa', all'indomani del rifiuto della Regione Lombardia sulla possibilita' di far cessare la nutrizione artificiale di Eluana Englaro, in stato vegetativo da 16 anni, in un ospedale lombardo. 'Non ci sono eventi miracolosi - ha sottolineato Veronesi - i casi isolati di risveglio dopo il coma, una volta riesaminati, non erano stati diagnosticati correttamente. Non erano casi di coma irreversibile'. E sulla polemica in atto dopo l'articolo scritto da Lucetta Scaraffia su 'L'Osservatore Romano' del 2 settembre in merito alla 'definizione' di morte cerebrale Veronesi spiega: 'Non mi pare che la Chiesa abbia ufficilamente smentito la sua posizione sulla morte cerebrale, che dura ormai da 40 anni'. Il rischio, prosegue l'ex ministro della Salute, 'non sta nella definizione della morte cerebrale, ma proviene dalla possibilita' della tecnologia di prolungare le funzioni cardiorespiratorie con apparecchiature sofisticate anche quando il cervello ha perso le sue funzionalita'. Cioe' in assenza di pensiero. La medicina di oggi in pratica e' in grado di mantenere in vita un corpo, in stato vegetativo'. Basterebbe dunque lasciare ai pazienti la decisione finale, 'lo prevede il Consenso Informato alle cure che in Italia e' obbligatorio - afferma ancora Veronesi - il problema pero' e' che la decisione deve essere presa in piena lucidita' e coscienza e un paziente che viene attaccato alle macchine, di regola non e' in condizioni di poter decidere ne' esprimere di persona la sua volonta'. Per questo - conclude l'oncologo - ho fatto una campagna a favore del testamento biologico, l'espressione scritta delle proprie volonta', da utilizzare in caso di sopravvenuta capacita' di intendere e di volere'.
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