La morte di Emilio riapre il dibattito sull'eutanasia
Negli Stati Uniti, la recente morte del bambino d'origine messicana, Emilio Gonzales, che ha avuto una morte prematura dopo soli diciannove mesi dalla nascita, ha riaperto la discussione sulla pratica dell'eutanasia -morte provocata o accelerata per porre fine alla sofferenza di qualcuno. La polemica si riaccende proprio nei giorni della scarcerazione di Jack Kevorkian, conosciuto come "Dottor Morte", che e' stato detenuto per diversi anni con l'accusa d'aver "assassinato" vari pazienti in fase terminale mediante una macchina da lui stesso costruita, e usata per quella che lui definiva una "morte degna".
Il bambino, figlio di una coppia messicana, nato ad Austin nel Texas, non poteva respirare, ne' nutrirsi senza un supporto. E' morto in braccio a sua madre la notte del 19 maggio, ma l'ospedale non ha fornito altri dettagli. Tempo fa, il caso aveva sollevato molte polemiche tra specialisti, medici, politici e religiosi nordamericani. Nella sua battaglia legale, la madre s'opponeva a che si staccasse la macchina con cui Emilio era tenuto in vita mentre i medici sostenevano che si dovesse porre fine all'agonia. Il dramma si e' radicalizzato quando, davanti a un giudice, la madre affermo' che certi gesti e movimenti del figlio esprimevano un sorriso o una smorfia di dolore. Emilio era collegato al respiratore dal dicembre dell'anno scorso nell'unita' di cure intensive dell'ospedale pediatrico di Austin. Dopo la sua morte, la famiglia non ha chiesto l'autopsia, ha riferito la portavoce del nosocomio, Michelle Rodriguez.
Alla sua nascita, la diagnosi dei medici fu che Emilio era cieco e sordo, affetto dal male di Leigh, una malattia degenerativa incurabile del sistema nervoso.
Il bambino, figlio di una coppia messicana, nato ad Austin nel Texas, non poteva respirare, ne' nutrirsi senza un supporto. E' morto in braccio a sua madre la notte del 19 maggio, ma l'ospedale non ha fornito altri dettagli. Tempo fa, il caso aveva sollevato molte polemiche tra specialisti, medici, politici e religiosi nordamericani. Nella sua battaglia legale, la madre s'opponeva a che si staccasse la macchina con cui Emilio era tenuto in vita mentre i medici sostenevano che si dovesse porre fine all'agonia. Il dramma si e' radicalizzato quando, davanti a un giudice, la madre affermo' che certi gesti e movimenti del figlio esprimevano un sorriso o una smorfia di dolore. Emilio era collegato al respiratore dal dicembre dell'anno scorso nell'unita' di cure intensive dell'ospedale pediatrico di Austin. Dopo la sua morte, la famiglia non ha chiesto l'autopsia, ha riferito la portavoce del nosocomio, Michelle Rodriguez.
Alla sua nascita, la diagnosi dei medici fu che Emilio era cieco e sordo, affetto dal male di Leigh, una malattia degenerativa incurabile del sistema nervoso.
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