A Mosca sarà vietato far guidare autobus agli immigrati
Piccola rivoluzione a Mosca, dove dal primo gennaio non si vedranno piú come autisti dei taxi collettivi privati (marsrutka) gli immigrati delle ex repubbliche sovietiche asiatiche, che dai tempi dell'Urss rappresentano il grande serbatoio dei conducenti dei mezzi di trasporto di superficie. Il Comune ha deciso di fare piazza pulita con una legge, già approvata in prima lettura, che proibisce l'assunzione di stranieri nel settore, con il pretesto che conoscono male il russo e la città, adattandosi con molta difficoltà alle condizioni del caotico traffico locale.Nello stesso tempo l'amministrazione della capitale russa ha ottenuto 7.000 dei 12.000 immigrati richiesti per lo stesso lavoro, ma per la propria municipalizzata dei trasporti, la Mosgortrans. Il partito putiniano Russia Unita ha ammesso che la legge e' criptica e contraddittoria ma nessuno dei deputati ha osato votare contro.
Il provvedimento ha suscitato da un lato il malumore delle comunità degli immigrati per un provvedimento dal sapore discriminatorio, se non xenofobo. E dall'altro le proteste degli imprenditori privati, che hanno già preannunciato ricorso all' antitrust per concorrenza sleale: tagiki, kirghisi, uzbeki costano infatti molto meno di un russo, e lavorano molto di piú.
Secondo loro, il fatto che il Comune riservi solo a se stesso la quota di immigrati mitiga forse l'intento razzista, ma non spiega perche' gli stranieri assunti dal Municipio dovrebbero essere piú idonei di quelli al servizio dei privati. "Strano che il divieto non valga per Mosgortrans", scrive il quotidiano Izvestia, ipotizzando sarcasticamente che "gli autisti pubblici, a differenza dei privati, sanno adattarsi benissimo alle condizioni del traffico della capitale".
"Io farei un monopolio di Stato del settore, di che devo vergognarmi?", confessa candidamente Vasili Kiciedzhi, capo del dipartimento trasporti del Comune e ispiratore della legge. Lo ha capito benissimo la concorrenza privata e Iuri Sveshnikov, direttore dell'Unione trasportatori, accusa: "E' una pura violazione dell'art. 15 della legge federale che tutela la concorrenza. Il dipartimento trasporti del Comune probabilmente ha grande influenza sul servizio immigrazione federale e perció per il prossimo anno nessun trasportatore privato avrà la minima quota di manodopera straniera". "Il Comune e' già monopolista del trasporto su bus, ora vuole anche quello su minibus", prosegue, minacciando ricorso in tribunale e all'antitrust.
Liudmila Koslova, dirigente della società di trasporto Avtolain, ammonisce che la legge sarà un duro colpo per il settore privato, da sempre a corto di manodopera. Tanto che lo stesso Comune aveva chiesto 12 mila immigrati, per coprire l'intero fabbisogno del suo parco mezzi.
Oggi il 70% degli autisti di mezzi pubblici su strada è costituito da immigrati, in gran parte dalle ex repubbliche sovietiche dell'Asia centrale, da dove arriva la forza lavoro anche per l'edilizia e la manutenzione della città.
Da almeno 40 anni, dai tempi della stagnazione brezneviana, Mosca fronteggia parzialmente con l'immigrazione dai Paesi satelliti la carenza di conducenti per la mobilità urbana e per l'edilizia, lavori duri e mal retribuiti. In epoca sovietica si chiamavano "limitcik", perche' venivano assunti per un periodo limitato nella speranza di diventare un giorno moscoviti, come racconta il film "Mosca non crede alle lacrime". Ora devono augurarsi di essere assunti solo dal Comune per realizzare questo sogno, in un Paese dove anche la guerra commerciale tra pubblico e privato miete vittime tra gli immigrati. (Ansa)
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