Murdoch propone informazione online solo a pagamento, pareri contrari dall'Italia
Se vogliono sopravvivere, i quotidiani devono far pagare l'accesso alle proprie notizie sul web. Lo ha affermato Robert Murdoch, la cui compagnia di media News Corp e' proprietaria proprio di uno di quei pochi giornali americani che fa pagare l'accesso sulla Rete.
Murdoch, che ha comprato il Wall Street Journal e la sua compagnia madre Dow Jones & Co. nel 2007, ha detto che la pubblicita' online, in cui molti editori Usa confidano per controbilanciare la riduzione delle entrate dalla pubblicita' su carta, non bastera' a coprire i costi. "La gente legge le notizie gratis su Internet e questo deve cambiare", ha sentenziato Murdoch parlando al Cable Show.
Il magnate ha poi sottolineato come il maggior rivale del Wall Street Journal negli Stati Uniti sia il New York Times che ha uno dei siti web piu' famosi ma nonostante cio', non riesce a coprire i costi. L'impero dei quotidiani di Murdoch comprende il New York Post, il Times di Londra e altri giornali in Gran Bretagna e in Australia, consultabili gratuitamente on line.
Reazioni. Coro di 'no' dagli addetti ai lavori del web italiani, seppure con qualche distinguo, al suggerimento giunto da Rupert Murdoch.
Il direttore di 'Quotidiano.net' Xavier Jacobelli ricorda, conversando con l'ADNKRONOS, le ultime cifre fornite dall'Associazione dei centri media sul web che danno la pubblicita' online in crescita nel primo trimestre dell'anno del 13,7% in controtendenza con quella sulla carta stampata. 'Piu' che far pagare i lettori credo che la strada da seguire sia quella di consentire al maggior numero possibile di utenti di collegarsi a internet continuando a sviluppare l'accesso alla banda larga, a internet veloce, al minor prezzo possibile'. Senza contare, ricorda, che 'i tentativi di far pagare contenuti online non hanno avuto il minimo successo'. Viceversa la syndication online Italia news - Il Sole 24 Ore, di cui fanno parte anche i quotidiani del gruppo Riffeser a marzo scorso ha sfondato quota 7 milioni di visitatori unici confermando la validita', sottolinea Jacobelli, dell'informazione online gratuita.
'Internet di per se' e' un mezzo free, far pagare i contenuti non funziona', e' l'opinione di Roberto D'Agostino, fondatore di 'Dagospia'. 'Murdoch ha tante buone idee, ma a far pagare i contenuti su internet ci hanno provato tutti e alla fine sono tornati alla proposta free, anche perche' piu' sono le pagine viste online piu' salgono gli investimenti pubblicitari', spiega ancora. E se e' vero che in alcune realta' online 'la pubblicita' e' in calo -osserva - forse questo avviene sui siti espressione della carta stampata che hanno molti addetti e che quindi dovrebbero pensare piuttosto ad una riduzione dei costi'. Senza contare che 'in Italia pochi si fidano della modalita' di pagamento elettronico, come si vede anche per il commercio online che non decolla', conclude D'Agostino.
In controtendenza l'opinione di Giancarlo Mazzuca, deputato Pdl della commissione Cultura, ex direttore del 'Resto del Carlino' e di 'Qn Quotidiano nazionale', che da' ragione all'editore australiano. Informazione online gratuita o a pagamento? E' una discussione che va avanti da tempo', sottolinea. 'Io credo che sul fronte pubblicitario internet continui a presentare problemi, la pubblicita' non ha attecchito fino in fondo o come si sperava, quindi credo che la strada prima o poi sia quella dei contenuti a pagamento'. Anche perche' si corre il pericolo di nuocere alla carta stampata: 'ad un certo punto il rischio e' che si crei una sorta di cannibalismo nei confronti dell'edizione cartacea dei giornali. Il lettore che li consulta su internet poi magari rinuncia ad andare in edicola', osserva Mazzuca.
Murdoch, che ha comprato il Wall Street Journal e la sua compagnia madre Dow Jones & Co. nel 2007, ha detto che la pubblicita' online, in cui molti editori Usa confidano per controbilanciare la riduzione delle entrate dalla pubblicita' su carta, non bastera' a coprire i costi. "La gente legge le notizie gratis su Internet e questo deve cambiare", ha sentenziato Murdoch parlando al Cable Show.
Il magnate ha poi sottolineato come il maggior rivale del Wall Street Journal negli Stati Uniti sia il New York Times che ha uno dei siti web piu' famosi ma nonostante cio', non riesce a coprire i costi. L'impero dei quotidiani di Murdoch comprende il New York Post, il Times di Londra e altri giornali in Gran Bretagna e in Australia, consultabili gratuitamente on line.
Reazioni. Coro di 'no' dagli addetti ai lavori del web italiani, seppure con qualche distinguo, al suggerimento giunto da Rupert Murdoch.
Il direttore di 'Quotidiano.net' Xavier Jacobelli ricorda, conversando con l'ADNKRONOS, le ultime cifre fornite dall'Associazione dei centri media sul web che danno la pubblicita' online in crescita nel primo trimestre dell'anno del 13,7% in controtendenza con quella sulla carta stampata. 'Piu' che far pagare i lettori credo che la strada da seguire sia quella di consentire al maggior numero possibile di utenti di collegarsi a internet continuando a sviluppare l'accesso alla banda larga, a internet veloce, al minor prezzo possibile'. Senza contare, ricorda, che 'i tentativi di far pagare contenuti online non hanno avuto il minimo successo'. Viceversa la syndication online Italia news - Il Sole 24 Ore, di cui fanno parte anche i quotidiani del gruppo Riffeser a marzo scorso ha sfondato quota 7 milioni di visitatori unici confermando la validita', sottolinea Jacobelli, dell'informazione online gratuita.
'Internet di per se' e' un mezzo free, far pagare i contenuti non funziona', e' l'opinione di Roberto D'Agostino, fondatore di 'Dagospia'. 'Murdoch ha tante buone idee, ma a far pagare i contenuti su internet ci hanno provato tutti e alla fine sono tornati alla proposta free, anche perche' piu' sono le pagine viste online piu' salgono gli investimenti pubblicitari', spiega ancora. E se e' vero che in alcune realta' online 'la pubblicita' e' in calo -osserva - forse questo avviene sui siti espressione della carta stampata che hanno molti addetti e che quindi dovrebbero pensare piuttosto ad una riduzione dei costi'. Senza contare che 'in Italia pochi si fidano della modalita' di pagamento elettronico, come si vede anche per il commercio online che non decolla', conclude D'Agostino.
In controtendenza l'opinione di Giancarlo Mazzuca, deputato Pdl della commissione Cultura, ex direttore del 'Resto del Carlino' e di 'Qn Quotidiano nazionale', che da' ragione all'editore australiano. Informazione online gratuita o a pagamento? E' una discussione che va avanti da tempo', sottolinea. 'Io credo che sul fronte pubblicitario internet continui a presentare problemi, la pubblicita' non ha attecchito fino in fondo o come si sperava, quindi credo che la strada prima o poi sia quella dei contenuti a pagamento'. Anche perche' si corre il pericolo di nuocere alla carta stampata: 'ad un certo punto il rischio e' che si crei una sorta di cannibalismo nei confronti dell'edizione cartacea dei giornali. Il lettore che li consulta su internet poi magari rinuncia ad andare in edicola', osserva Mazzuca.
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