Mercoledì 10 giugno 2026
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Napoli. Fermati tre medici per aborto clandestino

U.E. - ITALIA
Notizia ·
I carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito provvedimenti di fermo emessi dalla Procura partenopea a carico di due ginecologi, un anestesista e una segretaria di studio ritenuti responsabili di una serie di aborti in violazione della legge 194/78. Secondo quanto emerso dalle indagini, i quattro avevano creato un'associazione a delinquere per praticare interruzioni di gravidanza in ambiente non ospedaliero entro la quattordicesima settimana utilizzando lo studio privato di uno dei medici. Un ginecologo, inoltre, e' accusato anche di violenza sessuale avendo costretto una donna straniera che si era rivolta a lui per un aborto illegale ed era in stato di bisogno ad avere rapporti sessuali con lui.
Gli aborti clandestini al centro dell'inchiesta venivano effettuati nello studio privato di uno dei ginecologi fermati, mentre pazienti oltre la quattordicesima settimana di gravidanza venivano dirottate in strutture ospedaliere spagnole o inglesi, poiche' in quel caso l'operazione sarebbe stata troppo rischiosa da effettuare in ambulatorio. E' uno dei dettagli che emergono dalle indagini condotte dai carabinieri del nucleo operativo del comando provinciale di Napoli. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a eseguire materialmente gli aborti era il ginecologo Luigi L., al quale almeno in alcuni casi le pazienti sarebbero state inviate da un altro ginecologo, Achille D., gia' in passato coinvolto in un'inchiesta analoga. L. si avvaleva della collaborazione dell'anestesista Vincenzo G.. A tenere i rapporti con le pazienti, riscuotendo gli onorari, era la segretaria privata di L., Maria C., che in alcune circostanze avrebbe anche coadiuvato il ginecologo durante gli interventi. L., oltre ad avere uno studio privato, lavora come ginecologo nel reparto di ostetricia dell'ospedale San Paolo di Napoli. La struttura pubblica risulta del tutto estranea al presunto giro di aborti clandestini. Stamane i carabinieri si sono comunque recati nel reparto di L., acquisendo i registri delle prenotazioni delle interruzioni volontarie di gravidanza e quelli dei farmaci utilizzati durante gli aborti: l'obiettivo e' verificare se alcune delle pazienti in lista d'attesa al San Paolo fossero state in seguito operate privatamente dal ginecologo, e se L. abbia o meno utilizzato nel suo studio medicinali prelevati in ospedale.

Sulla questione e' intervenuta la senatrice radicale (gruppo Pd) Donatella Poretti:
Quanto avvenuto a Napoli è dimostrazione di ciò che da sempre sostengo, cioè che solo se un fenomeno è regolamentato vi può essere la libertà di scelta nella legalità; nella clandestinità, invece, ogni illegalità è possibile. Se anche alle cliniche private fosse concesso di praticare gli aborti secondo i termini della legge 194, con regole chiare e controlli mirati al rispetto delle medesime, il mercato nero degli aborti, già crollato in seguito all'approvazione della stessa legge, oggi sarebbe del tutto sconfitto.
Mentre invece sono tante, soprattutto tra le immigrate, le donne ancora costrette a rivolgersi ai privati per abortire, spesso per l'impossibilità di ottenere dal servizio pubblico il trattamento nei tempi opportuni, considerato anche il rischio di incappare nell'obiezione di coscienza dei medici del servizio sanitario nazionale, spesso a causa della mancanza di informazione in materia di aborto e contraccezione e la difficoltà di accesso alla contraccezione d'emergenza.
Se davvero vogliamo stroncare queste sacche di criminalità che basano il proprio mercato sulla violenza sulle donne, occorrono politiche che si muovano in questa direzione.


"Gli arresti dei medici dell'ospedale San Paolo di Napoli, che praticavano aborti oltre ogni limite fissato nella legge 194/68, costringono gli ipocriti difensori della legalita' abortista ad aprire gli occhi". La riflessione e' contenuta in una nota di "Fraternita' cattolica".  Nella nota si dice ancora che "la 194, come dimostra anche il nuovo scandalo, non costituisce un argine alle pratiche clandestine piu' atroci e gli aborti legali e certificati dalla sanita' pubblica, vanno ad aggiungersi al mercato parallelo dell'aborto clandestino al quale spesso partecipano i ginecologi e gli anestesisti pagati per lavorare nelle strutture pubbliche".  Secondo 'Fraternita' cattolica' "il vero nodo da sciogliere e' la legge 194: contro ogni ipocrisia, ogni complicita' ed ogni mediazione questa legge va abolita e sostituita con norme che proteggono la vita fin dalla nascita, aiutino la maternita' e puniscano severamente i criminali speculatori dell'aborto".    
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