Lunedì 8 giugno 2026
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Narcoguerra. Alto commissario Onu: il crimine mina la democrazia

AMERICHE - MESSICO
Notizia ·
L'alto commissario dell'Onu ai Diritti Umani, Navi Pillay, ritiene che i narcotrafficanti, grazie al loro enorme potere ed alla capacita' di uccidere, minano le radici della democrazia in Messico e minacciano la stabilita' dello Stato.
“Tutti i delitti del crimine organizzato cosi' come si manifestano qui, come quelli dei capi dei cartelli delle droghe che hanno piu' potere, piu' denaro e capcaita' di uccidere e minacciare la vita, certamente minano le radici della democrazia e i diritti civili”, ha detto Pillay.
“Sono profondamente preoccupata per il livello cosi' alto e straordinario di violenza del crimine, perche' le sue brutali azioni minacciano il cuore dello Stato ed hanno conseguenze disastrose in termini di diritti umani. Certamente percepisco che c'e' una enorme minaccia alla stabilita' dello Stato”.
Nel corso di una conferenza stampa e della visita ufficiale che ha tenuto in Messico, ha detto di aver chiesto al presidente Calderon che la presenza militare nelle operazioni di sicurezza sia un fatto eccezionale, con limiti di tempo e di accordi rispetto ai limiti stabiliti dagli standard dei diritti umani.
Considerato che la sfida contro il crimine organizzato e' enorme e che alcune delle sue radici vanno oltre le frontiere del Messico: “Faccio un appello agli Usa, principale consumatore di droghe e fornitore di armi dentro e fuori del Messico, perche' faccia un maggiore sforzo per la sicurezza del popolo di questo Paese”.
Navi Pillay ha fatto sapere che il lavoro del suo ufficio in Messico continuera' “perche' ci sia una legge di sicurezza nazionale che sia in linea con le norme dei diritti umani internazionali, in particolare rispetto alle violazioni dei pubblici funzionari, della polizia e dei militari”.
Inoltre l'alto commissario ha ritenuto che la lotta contro il crimine organizzato debba garantire tutta la popolazione perche' possa vivere libera dalle minacce ai propri diritti fondamentali come la vita, la integrita' fisica, le liberta' e la giustizia. Nella lotta contro i narcos dovrebbero essere consultati i cittadini, le vittime non dovrebbero essere criminalizzate e i danni dovrebbero essere risarciti quando i diritti siano stati violati.
Pillay lascia il Messico con un'ampia lista di preoccupazioni: l'aumento delle violazioni dei diritti e l'uso eccessivo della forza da parte degli agenti dello Stato nelle loro azioni contro la delinquenza organizzata.
“E' necessario fermare la pratica della tortura. Faccio un appello urgente al Governo perche' garantisca indagini complete e sanzioni per tutti quelli che la praticano, cosi' perche' siano giudicati da tribunali civili indipendenti da coloro che la praticano”.
Benvenuto il confronto del presidente Felipe Calderon con le vittime della violenza e i loro famigliari, sperando che si realizzi la promessa di prestare maggiore attenzione agli specifici casi.
In tema di migranti le autorita' devono rispettare i diritti delle persone in transito e garantire la sicurezza dei loro difensori e dei pubblici ministeri che indagano su questo tipo di violazioni.
Infine gli attacchi ai giornalisti: una minaccia alla liberta' di espressione e al diritto della societa' ad essere informata. “Mi sento allarmata per l'alto livello di impunita' che ho riscontrato negli attacchi ai giornalisti ed ho fatto un appello urgente perche' questa cessi definitivamente”.
Questa e' la seconda visita che l'alto commissario fa in Messico. Questa volta, oltre ad incontrarsi col presidente Calderon, si e' incontrata con le autorita' di Oaxaca e del Distretto federale, con i difensori dei diritti umani, la procuratrice generale della Repubblica Marisela Morales, il presidente della Suprema Corte Juan Silva Meza, cosi' come con il presidente della CNDH e i suoi omologhi dei 32 Stati messicani.
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