Narcoguerra. Il 'contributo' dei narcos alle elezioni
Il Messico si prepara per le elezioni di domenica prossima - politiche e comunali - in un clima di paura e violenza, con bande di narcotrafficanti che spadroneggiano nelle regioni più a rischio del Paese, uccidendo candidati che considerano scomodi e terrorizzando la popolazione. L'ultima vittima della violenza narco è Miguel Angel Luna, sindaco di Valle de Chalco, a sudest di Città del Messico, e candidato deputato del Partito della Rivoluzione Democratica (Prd, sinistra) ucciso da uomini armati mentre si trovava nel suo quartiere generale elettorale. Luna è il quarto candidato ucciso finora da gruppi armati mentre faceva campagna elettorale. La maggior parte dei politici vittime della violenza narco, sono stati candidati a sindaco negli Stati di Michoacan e Guerrero (sudovest) e Tamaulipas (nordest), dove i cartelli di trafficanti sono più attivi. Forse il caso più emblematico è stato quello di Enrique Hernandez Salcedo, candidato a sindaco di Yurecuaro, sulla frontiera fra Michoacan e Jalisco - dove impazza Jalisco Nueva Generacion, considerato il cartello narco più pericoloso - ucciso lo scorso 15 maggio durante un comizio elettorale. Salcedo era un ex leader dei cosiddetti "gruppi di autodifesa", sorti a Michoacan per denunciare la collusione fra le autorità locali e le bande narco ed era stato candidato dal Movimento di Rigenerazione Nazionale (Morena), il nuovo partito di sinistra nato da una scissione del Prd. Le elezioni di domenica serviranno come test elettorale per il Partito della Rivoluzione Istituzionale (Pri, centro) del presidente Enrique Pena Nieto, che secondo i sondaggi dovrebbe rimanere la prima forza a livello nazionale, seguito dal Partito di Azione Nazionale (Pan, destra). Le organizzazioni criminali non fanno distinzioni in base alle sigle dei partiti. I candidati assassinati o solo minacciati non appartengono unicamente all'opposizione: Ulises Fabian Quiroz, candidato a sindaco di Chilapa (Guerrero) del Pri è stato ucciso lo scorso 1 maggio mentre si recava a un comizio politico. Il governo ha cercato di minimizzare il peso elettorale della violenza narco: "il Paese non è in fiamme", ha detto il ministro degli Interni, Miguel Osorio Chong, ma altri, come il politologo Leon Zayas, non condividono questa lettura. "E' vero che la violenza non è estesa su tutto il territorio, non si è generalizzata, ma la sua presenza non è irrilevante, perché provoca, e di fatto già ha provocato, un clima di diffidenza e di incertezza fra i cittadini", ha detto Zayas.
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