Domenica 7 giugno 2026
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Narcoguerra nelle Americhe. Summit di Messico e Colombia

AMERICHE
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Messico e Colombia affrontano una sfida importante nella lotta contro le organizzazioni criminali transnazionali, perche' affrontano "una criminalita' mutevole e specializzata". Lo ha detto oggi A'lvaro Osorio, delegato del procuratore generale colombiano contro la criminalita' organizzata. Osorio e' intervenuto nel corso del primo incontro binazionale di esperti nella lotta al crimine organizzato, che si e' aperto oggi a Citta' del Messico e proseguira' per tre giorni. Messico e Colombia affrontano "problemi comuni" legati al crimine organizzato, ha detto Ososio citato dal quotidiano "El Comercio", che si concretizza nel traffico di droga e in una diffusa corruzione che minacciano la sicurezza degli stati e la stabilita' dei sistemi democratici. "La sfida e' grande perche' siamo di fronte a una criminalita' mutevole e specializzata, a organizzazioni dedite al traffico di droga che sono diventate invisibili e si sono specializzate nella loro gestione finanziaria ed economica", ha affermato. Il delegato colombiano ha detto che i due paesi dovrebbero lavorare insieme, in modo coordinato, e unire le forze per ottenere risultati.
A sua volta, Alberto Elias Beltran, assistente legale e assistente per gli affari internazionali del Messico, ha dichiarato che per il pubblico ministero messicano, la cooperazione bilaterale con la Colombia e' una priorita'. "L'unico modo per affrontare efficacemente il crimine transnazionale e' quello di farlo insieme, dal punto di vista di una responsabilita' condivisa, generando accordi, sfruttando l'intelligence criminale e coordinando piu' e migliori strategie investigative e procedimenti penali", ha detto Beltran. Tanto il Messico che la Colombia conoscono il danno e la capacita' di adattamento della criminalita' organizzata transnazionale, ha detto, una caratteristica che "consente loro di diversificarsi ed espandersi territorialmente in diversi paesi della regione", compresi i loro. Nel corso della tre giorni gli esperti affronteranno questioni diverse. Fra queste: strategie di ricerca nella lotta contro il traffico illecito di stupefacenti, lotta al crimine organizzato, lotta alla corruzione, traffico di migranti e pornografia infantile, nonche' tratta di persone, scomparse e rapimenti nei due paesi.
Il Messico risponde alla denuncia presentata dall'ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani relativa alla presunta sparizione forzata di 23 persone nella citta' di Nuevo Laredo, al confine con gli Usa. In una nota diffusa nella serata di giovedi' dal ministero degli Esteri, il governo chiede una riunione urgente con l'ufficio onusiano e annuncia l'avvio di un indagine da parte della procura generale della Repubblica. "Qualsiasi informazione, ufficiale o non ufficiale emessa da organismi internazionali che riguarda il nostro paese, viene presa con assoluta serieta' e rispetto, adottando immediate misure al riguardo", si legge nella nota. Oltre a segnalare l'apertura del fascicolo, il governo messicano ha informato che il titolare della Commissione nazionale delle ricerche, Roberto Cabrera si rechera' nella citta' di Nuevo Laredo per verificare con testimoni locali e familiari gli estremi delle informazioni riportate dall'Alto commissariato e poter eventualmente aggiungere elementi utili all'indagine in fase di istruttoria.
Nel documento, l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra'ad Al Hussein chiede al Messico di mettere in campo misure urgenti per porre fine alle sparizioni. Un fenomeno, si legge in una nota rilanciata con evidenza dai media messicani, che solo nel 2018 ha portato alla scomparsa di 23 persone (21 uomini e due donne), di cui cinque minorenni. E "ci sono forti indizi che questi crimini possano essere stati commessi da una forza federale di sicurezza", e' il monito piu' allarmato dell'agenzia onusiana. Le testimonianze evocate dalla nota parlano di interventi compiuti a danno di cittadini nella loro vita quotidiana. Nel comunicato si segnala peraltro che una organizzazione non governativa locale ritiene che il numero di scomparsi sia di 40.
In gran parte si tratterebbe di arresti compiuti da personale in divisa al tramonto o nelle prime ore della mattina mentre camminavano o guidavano la loro macchina. "E' particolarmente spaventoso che al meno cinque vittime siano minorenni, tre di loro con eta' inferiore ai 14 anni. Questi crimini, sferrati nel corso di quattro mesi in un solo municipio, sono indignanti", ha detto Zeid. L'Alto commissario denuncia inoltre che nonostante le prove circolanti, le autorita' messicane non si sono mosse con la dovuta solerzia per rintracciare le persone scomparse e indagare sui fatti. Operazioni che, senza nessuna protezione, hanno in alcuni casi svolto i familiari, arrivando a localizzare almeno sei cadaveri.
Nel documento si ricorda inoltre che solo il 10 maggio la Commissione nazionale dei diritti umani (Cidh) aveva sollecitato misure cautelari per proteggere la popolazione locale e che da allora sono stati registrati almeno altri tre sequestri. "E' estremamente preoccupante che queste sparizioni forzate si producano pochi mesi dopo l'approvazione della Legge generale sulle sparizioni", scrive Zeid ponendo il caso di Nuevo Laredo come prova di fuoco per verificare la capacita' di incidere della nuova normativa per superare l'impunita' di questi reati e la mancanza di risarcimenti per le vittime. Il documento dell'Alto commissariato aumenta la striscia di denunce presentate sulle varie situazioni di violenza nel paese nordamericano.
Il ministero dell'Interno del Messico (Segob) "riconosce" peraltro che nel 2017 il paese ha conosciuto "indici inusuali" di violenza, in controtendenza rispetto ai primi anni del governo del presidente Enrique Pena Nieto. Molte sono secondo Segob le cause di questa impennata, peraltro spalmata in tutti gli stati del paese, ma su tutte prevalgono una tendenza alla "diversificazione delle attivita' criminali da parte di organizzazioni nate per il commercio della droga e con interessi nella estrazione illegale del combustibile". Allo stesso modo, prosegue la nota del ministero, conta la partecipazione, non sempre spontanea, di membri delle comunita' usati per ostacolare le operazioni di polizia. Ne risulta un indebolimento di "alcune strutture istituzionali", cui si deve aggiungere una denunciata inadempienza di Parlamento e Corte suprema nello sviluppo di temi fondamentali come la struttura organica delle forze di polizia.
Nel 2017 il Messico ha registrato uno tra i piu' alti livelli di violenza degli ultimi anni. Lo scorso dicembre il Sistema nazionale della sicurezza pubblica (Snsp) messicano censiva il numero record di 23.101 denunce per omicidi dolosi nei primi 11 mesi del 2017, 692 in piu' delle 22.409 morti violente registrate nel 2011. Si tratta della cifra piu' alta degli ultimi venti anni e fissa la media di omicidi al giorno a quota di 69. Su questo fronte, il 2017 si e' chiuso con numerosi altri primati negativi: sono stati battuti per tre volte i record mensili di omicidi e in 21 stati della federazione il tasso registrato a novembre e' superiore a quello di tutto il 2011. Il 66 per cento degli omicidi, 15.353 casi, sono stati compiuti con arma da fuoco, l'11 per cento (2.638) con "armi bianche" mentre del restante 22 per cento non esistono indicazioni precise.
Impegnato in un faticoso processo di pace con l'ex guerriglia armata del paese, il governo colombiano e' sempre attivo sul fronte della lotta alla criminalita' organizzata. Una collaborazione e' stata stretta con l'Ecuador per gli attacchi perpetrati lungo il confine comune e il sequestro e poi uccisione di tre dipendenti del quotidiano equadoregno "El Comercio" che molto aveva scosso l'opinione pubblica. Sul fronte delle ex Farc, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia, negli ultimi giorni il presidente Juan Manuel Santos ha dato le cifre degli interventi effettuati dalle forze dell'ordine a difesa degli ex combattenti che hanno firmato gli accordi di pace stretti con il governo a fine 2016. Sono 40 gli ex combattenti Farc uccisi da dopo l'entrata in vigore degli accordi di pace, ha detto il presidente nel corso della presentazione del rapporto sulle garanzie per la sicurezza degli ex guerriglieri. Tra gli impegni inseriti negli accordi di pace ci sono infatti anche quelli relativi alla protezione dei combattenti che hanno deciso di abbandonare le armi, esponendosi cosi' anche all'azione delle altre formazioni guerrigliere. Solo uno degli ex membri delle Farc ai quali lo stato garantisce protezione - ha informato il presidente - e' stato ferito. Oltre questo singolo episodio, "ad oggi - ha dichiarato Santos - non c'e' nessun capo o membro della Farc protetto che sia stato ucciso o attaccato", sottolineando poi che in altri precedenti processi di pace fino a 700 ex combattenti sono stati uccisi da dissidenti.
Da quando i membri "ufficiali" dell'ex guerriglia delle Farc hanno abbandonato la lotta armata, diversi territori colombiani - soprattutto quelli con grandi concentrazioni di coltivazioni di droga - sono divenuti oggetto di pesanti conflitti per il loro controllo, con ripercussioni anche sulle popolazioni locali costrette spesso ad abbandonare le loro abitazioni per timori di scontri ed episodi violenti. Protagonisti sono quasi sempre l'Esercito di liberazione nazionale (Eln), l'Esercito popolare di liberazione (Epl), i narcotrafficanti del Clan del Golfo e la dissidenza delle stesse Farc. Il dossier e' tornato piu' volte in cima alle denunce degli organismi dei diritti umani.
Secondo dati forniti dal comandante generale delle Forze armate colombiane Alberto Mejia sarebbero oltre un migliaio i membri dell'ex guerriglia delle Farc che non hanno aderito agli accordi di pace. Il generale ha ricordato che al momento di abbandonare le armi, le Farc avevano parlato della diserzione di circa 500 elementi. Un numero che e' "poi andato crescendo in alcune parti del paese" passando prima a 750 poi a mille unita'. Ma secondo l'intelligence colombiana, spiega Mejia, ad oggi si conterebbero almeno 1.200 dissidenti. L'ufficiale ha anche ricordato che dalla firma degli accordi - quando le Farc disponevano di circa settemila combattenti - 248 elementi sono stati uccisi, arrestati o si sono consegnati alle autorita'. Mejia ha anche segnalato che le unita' dissidenti in questi mesi hanno ampliato il loro raggio d'azione e intessuto rapporti criminali con altre organizzazioni armate illegali come il "Clan del Golfo", "los Pelusos" o l'Esercito di liberazione nazionale (Eln), la formazione paramilitare con cui il governo sta cercando di trovare un accordo di pace stabile. I gruppi ancora attivi, che mantengono la denominazione di Forze armate rivoluzionarie della Colombia, si dedicano "al traffico di stupefacenti e a potenziare le economie criminali in zone in cui cercano di stabilire alleanze con Eln e Clan del Golfo", ha detto il generale.
Di ispirazione marxista, le Farc sono state a lungo la principale organizzazione ribelle della Colombia. Le azioni terroristiche portate avanti nei decenni si sono spesso intrecciate con le azioni delle potenti reti del narcotraffico che imperversano nel paese. La sigla e' stata nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere del Dipartimento di Stato Usa e in quella dell'Unione europea fino a settembre del 2016. Dal 2011 il gruppo e' guidato da Rodrigo Londono Echeverri, conosciuto con il nomignolo di "Timochenko". Questi e' anche il massimo dirigente delle nuove "Farc", la Forza alternativa rivoluzionaria del comune che grazie agli accordi partecipa oggi alla vita politica del paese.
(agenzia stampa Nova)
 
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