Mercoledì 14 ottobre 2026
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Narcos latinoamericani: operano fino a 16 paesi europei, dice il Guardian

MONDO
Notizia ·

Un'inchiesta durata quattro mesi del quotidiano britannico The Guardian ricostruisce la portata di un fenomeno che sta cambiando il volto della criminalità organizzata nel continente europeo: cartelli e organizzazioni criminali latinoamericane sarebbero attivi in almeno 12 paesi europei, con indizi che la cifra reale possa salire fino a 16.

 

L'inchiesta si basa su banche dati, rapporti di polizia e servizi di intelligence, oltre a interviste con giudici, procuratori ed esperti in otto paesi diversi. Secondo quanto ricostruito dai giornalisti, gruppi e fazioni provenienti da Colombia, Brasile, Ecuador, Venezuela, Messico e Stati Uniti risultano attivi in almeno una dozzina di paesi europei e hanno stretto legami consolidati con le mafie locali.

 

Tra le organizzazioni identificate figurano il cartello messicano di Sinaloa e quello di Jalisco Nueva Generación (CJNG), il Clan del Golfo colombiano, le organizzazioni guerrigliere dell'ELN e le fazioni dissidenti delle Farc, i gruppi brasiliani Primeiro Comando da Capital (PCC) e Comando Vermelho, il Tren de Aragua venezuelano, e le bande di origine statunitense Barrio 18 e MS-13, diffuse anche in El Salvador, Honduras, Guatemala e, in misura minore, in Messico.

 

La presenza più radicata si registra in Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio e Francia, mentre attività sono state rilevate anche in Germania, Romania, Croazia e Slovacchia. La Global Initiative Against Transnational Organized Crime (Gi-Toc), organizzazione che monitora la criminalità transnazionale, aggiunge a questo elenco anche la Bulgaria.

 

Daniel Brombacher, politologo e direttore dell'Osservatorio Europa di Gi-Toc, ha dichiarato al quotidiano britannico che si tratta di qualcosa di nuovo: secondo l'esperto, i gruppi latinoamericani si stanno insediando in territori dove prima non esisteva alcuna infrastruttura criminale pregressa. Tra gli esempi citati, la comparsa di laboratori di metanfetamina gestiti da messicani in zone finora inedite, come il sud della Francia e il nord-est della Polonia.

Un elemento ancora più inquietante emerge da un rapporto riservato della procura di San Paolo, basato in parte su dati dell'agenzia di intelligence brasiliana (Abin) e consultato dal Guardian: secondo questo documento, il PCC - il più grande gruppo criminale del Brasile - opererebbe in ben 16 paesi europei, inclusi Regno Unito, Irlanda, Islanda, Serbia, Svezia, Svizzera e Turchia.

 

I numeri relativi al traffico di cocaina confermano la portata del fenomeno. Tra il 2014 e il 2024 i sequestri di cocaina in Europa sono aumentati del 471%, mentre le autorità hanno smantellato un numero crescente di laboratori locali dedicati alla lavorazione dei derivati della droga. Parallelamente, la produzione di cocaina in America Latina è quasi quadruplicata, raggiungendo un record di circa 4.100 tonnellate nel 2024, con la coltivazione di coca estesa su 385.000 ettari, tre volte la superficie coltivata nel 2014.

 

Secondo dati Europol citati dall'inchiesta, su 731 reti criminali considerate più pericolose e attive in Europa, 149 risultano collegate a organizzazioni latinoamericane: di queste, 67 hanno membri latinoamericani e 22 sono composte prevalentemente da cittadini latinoamericani. L'Europa, sottolinea il Guardian, rappresenta ormai circa un quarto del consumo mondiale di cocaina, complice un mercato che garantisce margini di profitto più alti rispetto a quelli praticati negli Stati Uniti.

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