Narcos. Religione e calcio per farvi fronte a Ciudad Juarez
Religione e calcio: e' l'ultimo rifugio per gli intimoriti abitanti di Ciudad Juarez, la citta' messicana a ridosso della frontiera con gli Usa, diventata ormai da tempo una sorta di crocevia dell'ondata di violenza scatenata dagli omicidi, i sequestri e le ritorsioni dei narcos.Nella citta' - la quinta del Messico, con 1,5 milioni di abitanti - le forme tradizionali di divertimento sono di fatto state cancellate, mentre le chiese ed i templi evangelici rappresentano uno dei pochi spazi frequentati quasi ogni giorno da chi e' alla ricerca di sicurezza e di un po' di pace.
'Se c'e' qualcosa di buono che quest'ondata di violenza ha lasciato e' proprio il fatto che la gente si e' avvicinata di piu' a Dio', afferma Juan Jose', un commerciante che, a differenza di tanti suoi concittadini, continua a vivere a Juarez e non si e' trasferito oltre-frontiera, e cioe' a El Paso, nel Texas.
'Voglio vivere nella mia citta'', si legge nei graffiti di qualche muro di Juarez, da dove ormai da tempo e' scattato un esodo, pari a circa 300 mila o 500 mila persone, verso gli Usa.
L'altro luogo ancora molto frequentato e' lo stadio degli 'Indios di Juarez', la squadra di calcio della citta' che gioca in prima divisione.
Molti 'juarenses' sono armati e quando guidano la macchina evitano di guardare verso le altre auto o di suonare il clacson: c'e' sempre il rischio che qualche narcotrafficante particolarmente irritabile reagisca.
In citta' si vive di fatto in una specie di stato di emergenza, visto che dopo le dieci o le 11 di notte il traffico rallenta sensibilmente e la gente cerca di rimanere a casa, mentre i giovani preferiscono andare al cinema o nei locali di giorno.
Fino allo scorso 30 gennaio molte famiglie e gruppi di amici s'incontravano per bere e fare due chiacchiere, ma tale consuetudine e' calata sensibilmente dopo la strage di quel giorno, quando 16 giovani sono stati uccisi senza pieta', strage attribuita ad un gruppo di sicari dei cartelli narcos.
'Alcune famiglie non mettono nemmeno il naso fuori casa, perche' per esempio se si va al ristorante e per disgrazia passa di li' un capetto dei narcos e ti 'punta' la figlia, c'e' il rischio che se la portino via, anche se e' una minorenne', spiega Maria Avila Serna, consigliere comunale del Partito verde messicano.
L'ultima edizione delle pagine gialle dell'elenco telefonico e' ridotta a 500 pagine, perche' sono ormai pochi i commercianti o proprietari di negozi che pubblicano i propri dati, per timore di essere identificati dalla mafia e di finire nella trappola del pizzo e delle ritorsioni.
Nell'ultima settimana, la citta' e' stata visitata ben due volte dal presidente messicano Felipe Calderon, che ha presentato un nuovo piano anti-narcos, un programma pero' accolto con grande scetticismo dalla grande maggioranza dei 'juarenses'.
La seconda visita di Calderon si e' svolta ieri: un'ora dopo la sua partenza dalla citta', un gruppo di sconosciuti ha ucciso per strada il sindaco della citta' di Guadalupe y Calvo, Ramon Mendevil.
(Marcos Romero, agenzia ANSA).
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