Giovedì 11 giugno 2026
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Nasce la prima banca 'etica' per aiutare i Paesi africani

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Una banca etica della Diaspora africana, un progetto per aiutare gli africani in Italia a fare investimenti nel paese di origine e combattere la povertà. E' questo l'obiettivo della Unicontinental Bank, la prima banca etica voluta dagli africani della diaspora presentata ieri mattina alla Camera a Roma

L'idea è nata, agli inizi del 2000, ad un medico camerunese Francis Sietchiping, che ha condiviso e portatoavanti il progetto con alcuni compagni dell'all'Mba della Sda Bocconi dove si è diplomato nel 2006. "L'idea di fondare una banca - ha detto Sietchiping - nasce dalla volontà degli africani della diaspora di disporre di uno strumento di microfinanza, per dotarsi di un'istituzione bancaria di microcredito. L'intuizione iniziale era quella di facilitare il money transfer degli immigrati tra l'Italia e l'Africa, oggi costoso o rischioso". Le agenzie di money transfer, il cui modello si basa sull'immobilizzazione del denaro di alcuni promotori privati, trattengono in media il 15% e in alcuni casi possono soffrire di mancanza di liquidità, rendendo impossibile l'operazione. L'alternativa è l'utilizzo di corrieri che portano le banconote in Africa, non sempre legalmente, che al momento è quasi proibitiva per le altissime commissioni.

"L'idea di base della Unicontinental Bank - ha commentato Enrico Bocchi, partner strategico dell'iniziativa - è formalizzata in uno strumento che si chiamerà Conto 122 (one-to-two, uno a due): un conto unico, che puó peró essere alimentato o prosciugato da due punti, uno in Italia e uno in Africa. E' dimostrato che esiste un notevole flusso di denaro dall'Africa all'Italia, dovuto soprattutto all'acquisto di tecnologie produttive da parti degli imprenditori". "Questi imprenditori allo stato attuale - ha aggiunto Alessandro Pedrini, partner del progetto e MBA come Sietchiping - o vengono sensibilmente tassati o sfidano la legge e si assumono forti rischi esportando il denaro illegalmente, una situazione che i governi africani vorrebbero correggere, tanto che alcuni tra gli ambasciatori in Italia di Camerun, Senegal, Mali, Costa d'Avorio e Burkina Faso si sono detti disponibili a entrare nel comitato di garanzia di Unicontinental"
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