Lunedì 8 giugno 2026
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'Ndrangheta, mafia, narcos. Il crocevia di un ristorante calabrese a New York

AMERICHE - USA
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"Gregorio? Una bravissima persona, molto cordiale e ben considerato nel quartiere. La pizza, poi, era eccellente": siamo a Corona, vecchia colonia italiana nel distretto del Queens, a New York, a pochi passi da Flushing Meadows, dove si giocano gli US Open di tennis. E da parecchi anni divenuta un mosaico di culture, con una alta concentrazione ispanica. E' qui che si trova il ristorante-pizzeria 'Cucino a modo mio', gestita dal calabrese Gregorio Gigliotti, 58 anni, la cui vera attività, pero', sarebbe stata quella di broker del traffico di droga. L'uomo - in contatto con esponenti delle famiglie mafiose newyorchesi, con personaggi di spicco della 'Ndrangheta e con i narcos sudamericani - e' stato arrestato nelle settimane scorse insieme alla moglie Eleonora e al figlio Angelo. E come ricostruito dagli investigatori attraverso intercettazioni audio e video, il suo ristorante era la base dell'organizzazione che controllava un imponente traffico di droga tra gli Usa e l'Italia, dove sono stati sequestrati oltre 100 mila dollari, sei pistole, un fucile, cocaina e marijuana. Le serrande della pizzeria sono sbarrate. Affacciandosi alle finestre del locale, lasciate semiaperte, si riesce a rubare qualche immagine degli interni. Il bancone e' in mattoni, ci sono vecchie botti di vino, e sotto al forno campeggia l'attestato di riconoscimento del pizzaiolo Antonio Mascaro. Ma la parte più interessante e' nel retro, una specie di magazzino dove sono custodite vecchie bottiglie di grappa e di sambuca, un paio di occhiali da vista, lattine aperte e un grande numero di scatole per la pizza accatastate. Secondo quando trapelato da alcune indiscrezioni, probabilmente e' li' che veniva nascosta parte della droga e del resto della refurtiva. La storia di Gigliotti, alla gente del tranquillo quartiere residenziale del Queens, sembra incredibile. Gli abitanti sono molto cordiali, e si fermano volentieri a parlare di Gregorio. "Lo conoscevamo tutti, era una persona squisita, non lo avremmo mai detto", spiega Maria, una cliente del salone di bellezza 'Bellissima Spa', di fianco al ristorante. "La pizza era squisita, ci andavamo spesso", continua. Mentre Leo Flaco, gestore della bottega all'angolo della strada aggiunge: "Sembrava una brava persona, ci salutavamo sempre. E' stato uno shock per la nostra comunita'". Leo indica il giardino del quartiere, che si trova proprio di fronte, e racconta che li' ogni tanto Gregorio offriva la sua pizza durante i party domenicali. Alla fine dell'isolato, invece, c'è un altro ristorante italiano di nome 'Park Side', il cui proprietario sarebbe Anthony 'Tony' Federici, capo della famiglia mafiosa Genovese, con cui Gigliotti era in contatto sin dal 2008. E' dunque in questo crocevia di strade che una volta erano conosciute come la Little Italy del Queens (insieme alla zona piu' a sud di Ozone Park) che si trova l'altro capo della 'pizza connection', che dalla lontana Calabria tesse le fila del traffico di armi e di coca con le Americhe. Ed e' in questo angolo della New York multietnica che si conclude uno degli ultimi capitoli di quel che rimane della mafia italoamericana.
(articolo di Valeria Robecco, per agenzia Ansa)

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