Negro non capace di lavorare ma capace di prendere soldi. Condannato imprenditore
Per la prima volta il titolare di una ditta viene condannato per maltrattamenti nei confronti di un dipendente con l'aggravante razziale. Il gup di Milano Andrea Salemme ha inflitto all'uomo, il 38enne P. M. in abbreviato la pena di 2 anni e 6 mesi. Il giudice ha inoltre stabilito una provvisionale di 30 mila euro per la parte civile Anton R, 47enne originario dello Sri Lanka, di colore.
Secondo quanto ricostruito dalle indagini, assunto come lattoniere all'interno di una piccola ditta di Segrate nel 2001, il 47enne il 13 maggio scorso è stato colpito con calci e pugni per una semplice discussione su un giorno di ferie. Non solo. Dalle indagini, è emerso che il dipendente avrebbe subito una serie di umiliazioni. Sul proprio carrello di lavoro c'era un cartello con scritto in pennarello "Negro non capace di lavorare ma capace di prendere soldi".
"Sporco negro" o "vieni dal terzo mondo e non capisci niente", "tornatene al tuo paese" sono solo alcune delle espressioni che, secondo l'accusa, il datore di lavoro era solito rivolgergli. Il gup ha condannato il titolare per il reato di maltrattamenti in famiglia (applicabile visto le piccole dimensioni della ditta) e l'aggravante razziale prevista dalla legge 1993 all'art 3, che prevede un aumento della pena fino alla metà.
Nelle motivazioni il gup parla di "razzismo volgare", di "derive razziste per il solo motivo del diverso colore della pelle". "La deriva verso l'inciviltà - scrive ancora il gup - non deve trovare proseliti in un luogo di lavoro".
"Il concetto del padronato denuncia accenti schiavistici - conclude il gup - che appartengono a parentesi oscure della storia dell'umanità: quanto di più lontano dall'ossequio dovuto alla dignità del lavoratore".
Secondo quanto ricostruito dalle indagini, assunto come lattoniere all'interno di una piccola ditta di Segrate nel 2001, il 47enne il 13 maggio scorso è stato colpito con calci e pugni per una semplice discussione su un giorno di ferie. Non solo. Dalle indagini, è emerso che il dipendente avrebbe subito una serie di umiliazioni. Sul proprio carrello di lavoro c'era un cartello con scritto in pennarello "Negro non capace di lavorare ma capace di prendere soldi".
"Sporco negro" o "vieni dal terzo mondo e non capisci niente", "tornatene al tuo paese" sono solo alcune delle espressioni che, secondo l'accusa, il datore di lavoro era solito rivolgergli. Il gup ha condannato il titolare per il reato di maltrattamenti in famiglia (applicabile visto le piccole dimensioni della ditta) e l'aggravante razziale prevista dalla legge 1993 all'art 3, che prevede un aumento della pena fino alla metà.
Nelle motivazioni il gup parla di "razzismo volgare", di "derive razziste per il solo motivo del diverso colore della pelle". "La deriva verso l'inciviltà - scrive ancora il gup - non deve trovare proseliti in un luogo di lavoro".
"Il concetto del padronato denuncia accenti schiavistici - conclude il gup - che appartengono a parentesi oscure della storia dell'umanità: quanto di più lontano dall'ossequio dovuto alla dignità del lavoratore".
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