Venerdì 5 giugno 2026
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Neonatologi religiosi: rianimare sempre neonati

U.E. - ITALIA
Notizia ·
La recente decisione dell'Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di chiedere il consenso informato dei genitori per non rianimare i neonati a forte rischio e' stata criticata ieri dai neonatologi dell'Universita' Cattolica. 'Ogni neonato va assistito. Non si tratta di essere cattolici o non cattolici. Chiediamo soltanto di lasciarci lavorare di poter rianimare i bambini di cui tanti vogliono negare l'esistenza perche' magari hanno meno di 25 settimane', ha detto il prof. Carlo Valerio Bellini, ospite dell'Istituto di Bioetica del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum. 'Se 20 anni fa non avessimo insistito per rianimare i bambini sotto il chilo e mezzo di peso, tanti ragazzi oggi non sarebbero vivi'. Due, per Bellini, le mistificazioni da combattere sulle quali si fonda l'eutanasia neonatale: 'la persuasione che al di sotto di una certa eta' gestionale vi sia disabilita' ma, soprattutto, il convincimento che la disabilita' renda la vita non degna di essere vissuta'.
Il prof. Giuseppe Noia, responsabile del Centro di diagnosi e terapia fetale del Policlinico Gemelli (Universita' Cattolica) di Roma, intervenuto alla giornata di studio su 'Quando il figlio e' terminale: scienza, bioetica e famiglia di fronte alle proposte di eutanasia prenatale e pediatrica', ha descritto come 'una delle malattie oggi piu' diffuse' la cosidetta sindrome del figlio perfetto, secondo la quale 'e' meglio che il feto muoia piuttosto che nasca con un handicap'.
In questa prospettiva 'la diagnosi prenatale viene utilizzata secondo il concetto del vedere per eliminate, mentre la sua finalita' etica e' vedere per curare'. Per Noia, si tratta di una questione innanzitutto culturale: 'si e' persa la verita' sulla persona umana e sulla sua sacralita', di fronte alla quale ogni vita, anche quella considerata terminale, e' preziosa', ma occorre combattere anche 'l'accidia intellettuale e scientifica che da un lato afferma il valore del progresso della scienza, e dall'altro si pone nel piu' assoluto silenzio se questa stessa scienza dimostra che e' possibile curare un feto considerato terminale e inguaribile', percio' da abortire o non assistere alla nascita. La 'terminalita'' ha spiegato Noia, 'e' una condizione fetale che sul piano anatomico strutturale o genico e' incompatibile con la vita, come ad esempio l'anencefalia, ossia la mancanza di tessuto cerebrale'. Tuttavia, ha precisato, a fronte di questa condizione oggettiva, 'i pregiudizi sociali e le manipolazioni culturali hanno creato nuove forme di terminalita' scientificamente infondate'. A rendere un feto 'terminale' sono infatti anche 'il consenso sociale, l'ansia, l'ignoranza (anche di alcuni medici)e la cosiddetta medicina difensiva'. Di qui la necessita' di 'opporsi alla cultura della morte con una scienza eticamente guidata'.
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