Netanya. Vietata vendita salcicce, gli immigrati ne mangiano troppe
E' una vera e propria offensiva degli ebrei ultra-ortodossi quella lanciata da Netanya (cittadina 30 km a nord di Tel Aviv), dove il consiglio comunale ha approvato un provvedimento che vieta la vendita di carne di maiale in tutta la città. Immediate le proteste degli oppositori contro quella che è stata definita 'una coercizione religiosa nonché una violazione dello status quo dominante nella città'. La città di Netanya è sede di almeno 70 negozi specializzati nella vendita di prodotti derivanti dalla carne di maiale - cibo assolutamente non kosher, cioè non conforme ai dettami della legge religiosa ebraica - destinati soprattutto alla comunità di immigrati dalle ex repubbliche sovietiche.
La presenza di così tanti negozi con in vendita carne di maiale - racconta il quotidiano 'Yedioth Ahronoth' - non è mai stata vista di buon occhio dagli ebrei ultra-ortodossi della città, che tuttavia hanno sempre sopportato in silenzio. Ma l'apertura di un nuovo supermercato pieno di salsicce e salami ha rotto l'equilibrio portandoli a protestare violentemente contro questo commercio blasfemo.
Da qui, la proposta di vietare in tutta la città la vendita di carne di maiale, appoggiata dalla maggioranza ultra-ortodossa del consiglio comunale. Il sindaco Miriam Fierberg non si è fermato qui e ha lanciato un appello affinché il provvedimento sia adottato anche a livello a nazionale.
Il disegno di legge municipale è stato approvato oggi a larga maggioranza - 21 favorevoli e 4 contrari - in mezzo alle proteste di alcuni consiglieri come Boris Tsirulnik, che ha minacciato di rivolgersi 'al ministero degli Interni e se costretti anche alla Corte Suprema perché questo provvedimento va contro la Legge Fondamentale'. A preoccuparli non è solo la difesa dei diritti civili ma anche lo spettro della disoccupazione: quei 70 negozi danno infatti lavoro a 2mila famiglie. 'Chiudere questi esercizi commerciali porterebbe al loro licenziamento, danneggiando così il loro reddito' ha sottolineato Tsirulnik.
La presenza di così tanti negozi con in vendita carne di maiale - racconta il quotidiano 'Yedioth Ahronoth' - non è mai stata vista di buon occhio dagli ebrei ultra-ortodossi della città, che tuttavia hanno sempre sopportato in silenzio. Ma l'apertura di un nuovo supermercato pieno di salsicce e salami ha rotto l'equilibrio portandoli a protestare violentemente contro questo commercio blasfemo.
Da qui, la proposta di vietare in tutta la città la vendita di carne di maiale, appoggiata dalla maggioranza ultra-ortodossa del consiglio comunale. Il sindaco Miriam Fierberg non si è fermato qui e ha lanciato un appello affinché il provvedimento sia adottato anche a livello a nazionale.
Il disegno di legge municipale è stato approvato oggi a larga maggioranza - 21 favorevoli e 4 contrari - in mezzo alle proteste di alcuni consiglieri come Boris Tsirulnik, che ha minacciato di rivolgersi 'al ministero degli Interni e se costretti anche alla Corte Suprema perché questo provvedimento va contro la Legge Fondamentale'. A preoccuparli non è solo la difesa dei diritti civili ma anche lo spettro della disoccupazione: quei 70 negozi danno infatti lavoro a 2mila famiglie. 'Chiudere questi esercizi commerciali porterebbe al loro licenziamento, danneggiando così il loro reddito' ha sottolineato Tsirulnik.
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