Non ha funzionato l'incentivo per rimpatriare
Ha solo un mese di vita, ma e' gia' un evidente 'flop', in Spagna, il Piano di Rientro volontario degli immigrati nei Paesi d'origine, al quale hanno finora aderito solo 676 persone, rispetto alle previsioni di 100 mila formulate dal governo Zapatero. Intanto oggi il consiglio dei ministri ha varato il progetto di riforma della legge sugli stranieri, che eleva a 70 giorni il termine massimo di detenzione degli immigranti clandestini e inasprisce le condizioni per il raggruppamento familiare. Al contempo, in Catalogna ogni straniero che vorra' ottenere la regolarizzazione dovra' obbligatoriamente parlare la lingua catalana.
Obiettivo del Piano dei rientri, proposto dal ministro per il lavoro e l'immmigrazione, Celestino Corbacho, e' favorire il ritorno ai propri Paesi d'origine dei cittadini rimasti senza lavoro, consentendo ai lavoratori stranieri di capitalizzare i contributi previdenziali e percepirli in un'unica soluzione, in cambio dell'impegno a non ritornare in Spagna per tre anni.
L'importo medio pagato finora agli stranieri, secondo i dati del ministero, si aggira sui 9.670 euro. Ma, nonostante la cadenza delle richieste si sia moltiplicata per sette con l'iniziativa, al ritmo attuale occorrerebbero 11 anni per arrivare ai 100 mila rientri previsti dal governo.
Il motivo del fallimento? 'Il fatto che l'esecutivo abbia tentato di introdurre il piano come misura anti-crisi, senza peraltro consultare le associazioni degli immigrati', secondo il presidente dell'Associazione di Lavoratori e Immigranti marocchini (Atime), Kamal Rahamouni. Quella marocchina e' la comunita' con piu' immigrati in Spagna, con circa 644.688 persone, delle quali solo due hanno sollecitato finora l'adesione al Piano di Rientro.
'Chi ha versato grosse quantita' di contributi previdenziali, e' in Spagna da molti anni, per cui un ritorno al proprio Paese costituirebbe un nuovo stradicamento', osserva Raul Jimenez, portavoce dell'associazione degli ecuadoriani, Ruminahui. E oggi il consiglio dei ministri ha dato il via libera alla riforma della legge sugli stranieri, con l'aumento del limite massimo di detenzione nei centri di internamento dei clandestini da 40 a 60 giorni, piu' 10 su richiesta giudiziaria.
Con un giro di vite annunciato sul fronte dei raggruppamenti familiari. 'Si tratta si correggere contraddizioni dell'attuale legge - ha spiegato Corbacho - che prevede il raggruppamento dei figli dai 16 ai 18 anni in eta' lavorativa, ma non permette loro di ottenere il permesso di lavoro'.
La nuova normativa consentira' loro di lavorare, ma nel caso degli ascendenti prevede il raggruppamento solo dopo i 65 anni e quando l'immigrato che ne fa richiesta abbia ottenuto la residenza permanente, dopo cinque anni. Il progetto di riforma, che dovra' essere approvato dal Congresso dei Deputati, modifica una cinquantina dei 71 articoli della legge vigente, introducendo anche vari diritti fondamentali ai 'sin papeles', finora non previsti dalla legge, fra cui quello di associazione, sindacalizzazione, sciopero, riunione, manifestazione, educazione e assistenza giuridica gratuita.
La riforma riguarda i tre assi della politica di immigrazione: la lotta al traffico di persone, con la codificazione di nuovi delitti e l'inasprimento delle pene; il collegamento col mercato del lavoro, che determinera' i flussi d'entrata; e l'integrazione, con un fondo di 200 milioni per le comunita' autonome e i Comuni. 'Sono misure per un'immigrazione legale e ordinata', ha osservato Corbacho.
Un handicap in piu' lo avranno gli immigrati in Catalogna che vogliano regolarizzare la propria posizione e che dovranno accreditare una conoscenza obbligatoria della lingua catalana.
E' quanto previsto dal Patto per l'Immigrazione, approvato dal governo tripartito catalano. (Ansamed)
Obiettivo del Piano dei rientri, proposto dal ministro per il lavoro e l'immmigrazione, Celestino Corbacho, e' favorire il ritorno ai propri Paesi d'origine dei cittadini rimasti senza lavoro, consentendo ai lavoratori stranieri di capitalizzare i contributi previdenziali e percepirli in un'unica soluzione, in cambio dell'impegno a non ritornare in Spagna per tre anni.
L'importo medio pagato finora agli stranieri, secondo i dati del ministero, si aggira sui 9.670 euro. Ma, nonostante la cadenza delle richieste si sia moltiplicata per sette con l'iniziativa, al ritmo attuale occorrerebbero 11 anni per arrivare ai 100 mila rientri previsti dal governo.
Il motivo del fallimento? 'Il fatto che l'esecutivo abbia tentato di introdurre il piano come misura anti-crisi, senza peraltro consultare le associazioni degli immigrati', secondo il presidente dell'Associazione di Lavoratori e Immigranti marocchini (Atime), Kamal Rahamouni. Quella marocchina e' la comunita' con piu' immigrati in Spagna, con circa 644.688 persone, delle quali solo due hanno sollecitato finora l'adesione al Piano di Rientro.
'Chi ha versato grosse quantita' di contributi previdenziali, e' in Spagna da molti anni, per cui un ritorno al proprio Paese costituirebbe un nuovo stradicamento', osserva Raul Jimenez, portavoce dell'associazione degli ecuadoriani, Ruminahui. E oggi il consiglio dei ministri ha dato il via libera alla riforma della legge sugli stranieri, con l'aumento del limite massimo di detenzione nei centri di internamento dei clandestini da 40 a 60 giorni, piu' 10 su richiesta giudiziaria.
Con un giro di vite annunciato sul fronte dei raggruppamenti familiari. 'Si tratta si correggere contraddizioni dell'attuale legge - ha spiegato Corbacho - che prevede il raggruppamento dei figli dai 16 ai 18 anni in eta' lavorativa, ma non permette loro di ottenere il permesso di lavoro'.
La nuova normativa consentira' loro di lavorare, ma nel caso degli ascendenti prevede il raggruppamento solo dopo i 65 anni e quando l'immigrato che ne fa richiesta abbia ottenuto la residenza permanente, dopo cinque anni. Il progetto di riforma, che dovra' essere approvato dal Congresso dei Deputati, modifica una cinquantina dei 71 articoli della legge vigente, introducendo anche vari diritti fondamentali ai 'sin papeles', finora non previsti dalla legge, fra cui quello di associazione, sindacalizzazione, sciopero, riunione, manifestazione, educazione e assistenza giuridica gratuita.
La riforma riguarda i tre assi della politica di immigrazione: la lotta al traffico di persone, con la codificazione di nuovi delitti e l'inasprimento delle pene; il collegamento col mercato del lavoro, che determinera' i flussi d'entrata; e l'integrazione, con un fondo di 200 milioni per le comunita' autonome e i Comuni. 'Sono misure per un'immigrazione legale e ordinata', ha osservato Corbacho.
Un handicap in piu' lo avranno gli immigrati in Catalogna che vogliano regolarizzare la propria posizione e che dovranno accreditare una conoscenza obbligatoria della lingua catalana.
E' quanto previsto dal Patto per l'Immigrazione, approvato dal governo tripartito catalano. (Ansamed)
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