Nuova tecnica fa tornare embrionali le cellule staminali adulte
Messa a punto una nuova tecnica per riprogrammare le cellule adulte a tornare allo stadio indifferenziato delle embrionali. Una tecnica molto piu' efficace ed efficiente di tutte quelle sperimentate fino ad oggi. A sostenerlo e' stato un gruppo di ricercatori del Whitehead Institute for Biomedical Research in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology. Per arrivare a questi risultati, i ricercatori hanno utilizzato un 'lentivirus', un virus senza potenziale cancerogeno, che ha guidato quattro geni (Oct4, Sox2, c-Myc e Klf4) nel Dna di cellule adulte prelevate dalla pelle di topi. In seguito, i geni 'inattivi' sono stati messi in funzione tramite l'iniezione di un antibiotico, la doxicillina, nella cellula.
La cellula differenziata e' stata cosi' riprogrammata e portata allo stadio embrionale. Secondo i ricercatori, questa nuova tecnica oltre a funzionare bene, ha una percentuale di successo pari a una su venti, diminuendo cosi' gli sprechi che presentavano le tecniche precedenti. "Una volta messo a punto la nuova tecnica - ha spiegato Christopher Lengner, uno degli autori dello studio - l'abbiamo esteso a cellule provenienti da tessuti diversi, come intestino, cervello, muscoli, reni, ghiandole surrenali e midollo spinale". Secondo gli scienziati questa nuova tecnica semplificherebbe significativamente le modalita' per produrre migliaia di cellule staminali, utili per la ricerca. Le tecniche precedenti, infatti, presentavano due limiti importanti. "Innanzitutto i virus utilizzati come guida dei geni che permettono di 'risettare' il programma delle cellule - ha spiegato Marius Wernig, un altro dei ricercatori che ha partecipato allo studio - sono potenzialmente cancerogeni. Poi, solo una cellula su mille riesce a perdere il differenziamento acquisito con successo. L'efficienza e', quindi, molto bassa".
La cellula differenziata e' stata cosi' riprogrammata e portata allo stadio embrionale. Secondo i ricercatori, questa nuova tecnica oltre a funzionare bene, ha una percentuale di successo pari a una su venti, diminuendo cosi' gli sprechi che presentavano le tecniche precedenti. "Una volta messo a punto la nuova tecnica - ha spiegato Christopher Lengner, uno degli autori dello studio - l'abbiamo esteso a cellule provenienti da tessuti diversi, come intestino, cervello, muscoli, reni, ghiandole surrenali e midollo spinale". Secondo gli scienziati questa nuova tecnica semplificherebbe significativamente le modalita' per produrre migliaia di cellule staminali, utili per la ricerca. Le tecniche precedenti, infatti, presentavano due limiti importanti. "Innanzitutto i virus utilizzati come guida dei geni che permettono di 'risettare' il programma delle cellule - ha spiegato Marius Wernig, un altro dei ricercatori che ha partecipato allo studio - sono potenzialmente cancerogeni. Poi, solo una cellula su mille riesce a perdere il differenziamento acquisito con successo. L'efficienza e', quindi, molto bassa".
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