Venerdì 5 giugno 2026
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Occhio elettronico contro la retinite pigmentosa, al via sperimentazione sull'uomo

U.E. - GRAN BRETAGNA
Notizia ·
Impiantato per la prima volta un "occhio bionico" in due pazienti inglesi, malati di retinite pigmentosa, una malattia ereditaria che colpisce la retina. La speranza dei medici è che questa prima sperimentazione terapeutica si riveli valida e riesca da dare speranza a chi ha perso la vista a causa di questa patologia. L'occhio bionico impiantato una settimana fa da Lyndon da Cruz, si chiama Argus II e lavora attraverso una telecamera che trasmette un segnale radio ad un sottilissimo ricevitore e ad una piccola lastra elettronica impiantati nell'occhio e attaccati alla retina. Gli elettrodi stimolano quanto rimane dei nervi della retina permettendo al segnale di passare lungo il nervo ottico e di raggiungere il cervello.  L'occhio bionico, impiantato al Moorfield Eye Hospital di Londra è stato sviluppato da una società americana, Second Sight, e secondo i ricercatori, il dispositivo è in grado di ripristinare un livello base di visione. Ma, comprensibilmente, c'è ancora molta cautela su questa nuova tecnica.  La sperimentazione ha lo scopo di aiutare a vedere di nuovo le persone che hanno perso la vista a causa della retinite pigmentosa, una malattia lunga a carattere progressivo che insorge generalmente durante l'infanzia e che in Gran Bretagna colpisce, secondo quanto riferisce BBC News dai 20mila ai 25mila individui.  Non è certo se i due pazienti, sui quali è stata sperimentata la tecnica, riusciranno a vedere di nuovo: qualora l'esito fosse positivo, dicono i medici, consisterà, almeno per ora, nel distinguere contorni di luce ed ombre. Ma i dottori sono ottimisti, in fondo sono solo i primi approcci.  Lyndon da Cruz, che ha eseguito l'operazione è entusiasta di questa tecnica e di come è andata l'operazione. "Il dispositivo è stato impiantato con successo in tutte e due i pazienti che ora si stanno riprendendo bene".  Anche David Head, British Retinitis Pigmentosa Society, è soddisfatto del lavoro compiuto, e confida molto nel successo di questa nuova "terapia" l'unica speranza, ha detto, insieme alla ricerca sulle cellule staminali, per i malati di retinite pigmentosa.
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