Olanda. Commemorazione a due anni dall'omicidio Van Gogh
Era il 2 dicembre di due anni fa: il regista Theo Van Gogh attraversava in bicicletta un parco di Amsterdam, quando venne accoltellato, sgozzato e poi finito con un colpo di pistola dal ventiseienne marocchino-olandese Mohammed Bouyeri.
Il delitto segno' in profondita' la storia recente della mite Olanda, che in questi giorni ricorda la figura del nipote del grande pittore e regista, noto per aver girato Submission, il film sull'oppressione delle donne nella societa' islamica.
Pellicola che fini' per costargli la vita.
Ma oltre alle iniziative organizzate in coincidenza con l'omicidio, i media olandesi danno spazio ad un episodio finora sconosciuto, emerso durante il processo contro un altro integralista islamico, Samir Azzour.
A quanto pare, poche settimane prima dell'assassinio, Sjeik Fawaz, l'imam della moschea al-Sunna dell'Aja, da molti anni residente nella capitale, tenne un sermone - del quale esiste una registrazione - in cui malediceva Van Gogh. Il regista veniva definito 'un criminale bastardo' da Fawaz, che invoco' Allah affinche' una incurabile malattia colpisse l'autore di Submission.
Sembra che Bouyeri fosse fra i presenti ad ascoltare il sermone, nel quale l'imam se la prese anche con la parlamentare olandese di origini somale e sceneggiatrice di Submission, Ayaan Hirsi Ali, 'augurandole' - precisa il quotidiano De Volkskrant - un cancro alla lingua e al cervello.
TESI A CONFRONTO. Di fronte a queste rivelazioni, il partito cristiano-democratico (Cda) del premier Jan Peter Balkenende ed i liberali del Vvd hanno chiesto una serie di misure contro l'imam, oltre ad esigere un'indagine per verificare se Fawaz sia ancora perseguibile dalla giustizia.
I due partiti vogliono inoltre il ritiro del permesso di lavoro - e l'eventuale espulsione - dell'imam, il quale si e' difeso dichiarando alla Tv che i messaggi contenuti nel suo sermone non puntavano alla violenza: anzi - ha precisato - si trattava di un modo per 'canalizzare la collera'.
I pareri sulla gravita' del sermone non sono unanimi. Ruud Peters - docente di diritto islamico ed uno degli esperti consultati al processo contro Bouyeri - ritiene per esempio che la maledizione non abbia incitato il giovane marocchino ad uccidere Van Gogh: 'non mi sembra abbia avuto alcun impatto su di lui, e d'altra parte sappiamo che un anno prima dell'omicidio Bouyeri smise di frequentare le moschee'.
Non la pensa cosi' un altro noto islamista, Hans Jansen, per il quale il controverso sermone e' andato 'ben al di la'' di quanto in genere si ascolta nelle moschee olandesi: 'e' stato un incitamento alla violenza', e' il suo secco commento.
INTEGRAZIONE. Come dimostrano queste dichiarazioni, in un modo o in un altro e' sempre la questione dei rapporti con l'Islam a tenere banco in Olanda, paese dove fino a poco tempo fa tutto sembrava perfetto, e che ora e' stretto tra le minacce dell'estremismo islamico e la mai risolta integrazione degli immigranti musulmani.
Una tematica che, in realta', e' al centro delle preoccupazioni degli olandesi fin da prima dell'omicidio di Van Gogh, e cioe' almeno dall'assassinio del leader populista anti-immigrazione Pim Fortuyn, ucciso nel maggio 2002 da un estremista ecologista.
A conferma dell'attualita' di queste problematiche c'e' fra l'altro il 'dossier' burqa: l'inflessibile ministro dell' integrazione, Rita Verdonk - piu' nota come 'Rita di ferro' - vuole infatti proibire l'indumento in tutti i luoghi pubblici del paese, mentre e' atteso per questo mese un rapporto, preparato da un gruppo di esperti, che dovra' dare il proprio parere al riguardo, in vista di una successiva decisione da parte del governo.
Il delitto segno' in profondita' la storia recente della mite Olanda, che in questi giorni ricorda la figura del nipote del grande pittore e regista, noto per aver girato Submission, il film sull'oppressione delle donne nella societa' islamica.
Pellicola che fini' per costargli la vita.
Ma oltre alle iniziative organizzate in coincidenza con l'omicidio, i media olandesi danno spazio ad un episodio finora sconosciuto, emerso durante il processo contro un altro integralista islamico, Samir Azzour.
A quanto pare, poche settimane prima dell'assassinio, Sjeik Fawaz, l'imam della moschea al-Sunna dell'Aja, da molti anni residente nella capitale, tenne un sermone - del quale esiste una registrazione - in cui malediceva Van Gogh. Il regista veniva definito 'un criminale bastardo' da Fawaz, che invoco' Allah affinche' una incurabile malattia colpisse l'autore di Submission.
Sembra che Bouyeri fosse fra i presenti ad ascoltare il sermone, nel quale l'imam se la prese anche con la parlamentare olandese di origini somale e sceneggiatrice di Submission, Ayaan Hirsi Ali, 'augurandole' - precisa il quotidiano De Volkskrant - un cancro alla lingua e al cervello.
TESI A CONFRONTO. Di fronte a queste rivelazioni, il partito cristiano-democratico (Cda) del premier Jan Peter Balkenende ed i liberali del Vvd hanno chiesto una serie di misure contro l'imam, oltre ad esigere un'indagine per verificare se Fawaz sia ancora perseguibile dalla giustizia.
I due partiti vogliono inoltre il ritiro del permesso di lavoro - e l'eventuale espulsione - dell'imam, il quale si e' difeso dichiarando alla Tv che i messaggi contenuti nel suo sermone non puntavano alla violenza: anzi - ha precisato - si trattava di un modo per 'canalizzare la collera'.
I pareri sulla gravita' del sermone non sono unanimi. Ruud Peters - docente di diritto islamico ed uno degli esperti consultati al processo contro Bouyeri - ritiene per esempio che la maledizione non abbia incitato il giovane marocchino ad uccidere Van Gogh: 'non mi sembra abbia avuto alcun impatto su di lui, e d'altra parte sappiamo che un anno prima dell'omicidio Bouyeri smise di frequentare le moschee'.
Non la pensa cosi' un altro noto islamista, Hans Jansen, per il quale il controverso sermone e' andato 'ben al di la'' di quanto in genere si ascolta nelle moschee olandesi: 'e' stato un incitamento alla violenza', e' il suo secco commento.
INTEGRAZIONE. Come dimostrano queste dichiarazioni, in un modo o in un altro e' sempre la questione dei rapporti con l'Islam a tenere banco in Olanda, paese dove fino a poco tempo fa tutto sembrava perfetto, e che ora e' stretto tra le minacce dell'estremismo islamico e la mai risolta integrazione degli immigranti musulmani.
Una tematica che, in realta', e' al centro delle preoccupazioni degli olandesi fin da prima dell'omicidio di Van Gogh, e cioe' almeno dall'assassinio del leader populista anti-immigrazione Pim Fortuyn, ucciso nel maggio 2002 da un estremista ecologista.
A conferma dell'attualita' di queste problematiche c'e' fra l'altro il 'dossier' burqa: l'inflessibile ministro dell' integrazione, Rita Verdonk - piu' nota come 'Rita di ferro' - vuole infatti proibire l'indumento in tutti i luoghi pubblici del paese, mentre e' atteso per questo mese un rapporto, preparato da un gruppo di esperti, che dovra' dare il proprio parere al riguardo, in vista di una successiva decisione da parte del governo.
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