Olanda. Incontro ad Anversa sulle cure palliative
Permettere l'accesso alla terapia del dolore, poiché i pazienti chiedono la qualità di vita migliore possibile. Se n'è parlato a un incontro, promosso ad Anversa da Janssen-Cilag. Si punta a farmaci attivi tutto il giorno, "perché gli oppiodi a rilascio immediato richiedono somministrazioni frequenti e la loro azione dura poche ore", sottolinea Rainer Sabatowski, direttore della Clinica del dolore all'università di Colonia. Tra i farmaci che agiscono per 24 ore c'è da pochi giorni in Italia l'Idromorfone, che mantiene una concentrazione plasmatica piuttosto stabile, non è influenzato dall'assunzione di cibo né dal sesso del paziente o dall'età. Nel nostro Paese però il problema vero è nell'accesso alla terapia del dolore. Poco tempo fa l'Osservatorio della Terza Età, Ageing Society (Ote) ha ribadito che l'Italia è fanalino di coda nell'impiego di oppioidi per il controllo del dolore: "I tre milioni di confezioni consumate nel 2003 sono 12 volte di meno di quelle prescritte in Germania, 32 volte meno di quelle francesi e addirittura inferiori di 110 volte a quelle della Danimarca. In Italia, la terapia del dolore viene praticata in maniera adeguata solo al 10 per cento dei malati che ne avrebbe bisogno (circa 214 mila). I numeri non cambiano considerando solo i malati di cancro: il 90 per cento necessita di cure palliative appropriate. Formazione quasi nulla per i medici, poca diffusione dei trattamenti domiciliari e mancanza di reparti specifici nelle strutture pubbliche sono le carenze che allontanano il nostro Paese dal quadro Europeo".
(Fonte: La Repubblica - Antonio Caperna)
(Fonte: La Repubblica - Antonio Caperna)
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