Onu. L'Africa al bivio secondo Antonio Maria Costa
Il sottosviluppo del continente africano e' causa e conseguenza di violenza, crimine, corruzione e malgoverno. Questo il messaggio contenuto nel rapporto 'Criminalita' e sviluppo in Africa', stilato dall'Unodc, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine e presentato oggi alla Farnesina dal direttore esecutivo, Antonio Maria Costa, alla presenza del segretario generale della Farnesina Paolo Pucci di Benisichi e del direttore generale per la cooperazione allo sviluppo, Giuseppe Deodato. Lo studio, realizzato in occasione del vertice del G8 a Gleneagles, sara' oggetto della tavola rotonda del prossimo 5 e 6 settembre che si terra' ad Abuja, presieduta dal leader nigeriano Olusegun Obasanjo. La fotografia che dell'Africa emerge dal rapporto e' quella di un continente che soffre del rapporto causale criminalita'-sottosviluppo, dove la parola criminalita', ha sottolineato Costa, "e' un'espressione ombrello per violenza, corruzione, riciclaggio del denaro sporco" e altro ancora. Con la premessa che parlare di criminalita' in Africa non equivale ad accusare i Paese che compongono il continente di essere 'cittadini del mondo inferiori', Costa ha osservato come il rapporto sia stato scritto come 'un'introduzione alle decisioni importanti' e abbia l'obiettivo di stimolare i governi ad inserire forme di prevenzione e controllo della criminalita' nelle politiche nazionali e a rafforzare l'assistenza tecnica in aree come la giustizia, lo stato di diritto e la legalita'.A questo scopo, il rapporto evidenzia innanzitutto le principali cause di vulnerabilita' al crimine e lo stato del crimine in Africa; quindi analizza le sue ripercussioni su societa', economia e buon governo; e infine presenta i progressi fatti e le prospettive future.
I principali fattori di vulnerabilita' al crimine sono state rintracciate in un'accentuata disparita' di reddito, alto tasso di disoccupazione tra la giovane popolazione africana (2/3 della popolazione africana ha meno di 25 anni), rapida urbanizzazione, sistema giudiziario inadeguato, diffusione delle armi da fuoco e proliferazione di conflitti. Parlare di crimine oggi in Africa vuol dire parlare di criminalita' organizzata, corruzione, traffici di armi, droga ed esseri umani e reati comuni. L'Africa e' diventata sempre piu' scalo di traffici intercontinentali di droga; si e' diffusa la tratta degli esseri umani; prolifera il contrabbando di risorse come minerali preziosi, petrolio, legni pregiato e avorio; mentre la corruzione ha svuotato le tesorerie di vari Paesi. Particolarmente grave il problema della corruzione, che pervade tutti gli aspetti della vita pubblica e privata e che deve essere intesa in un'accezione quanto mai ampia: dalla distruzione di fondi pubblici ad uso privato, all'abuso di ufficio, alla disonesta' nelle pubbliche commesse fino alle bustarelle ormai prassi comune per ottenere servizi e pratiche di ufficio. Negli ultimi 12 mesi, un africano su cinque ha dichiarato di essere stato coinvolto nella richiesta di una tangente. Per contro, solo un episodio di corruzione su 50.000 viene denunciato alle forze dell'ordine. Difficile fare una stima, invece, del traffico di esseri umani: si parla comunque di centinaia di migliaia di persone l'anno, soprattutto giovanissime. Destinazione di tali traffici non e' soltanto l'occidente: il problema piu' grosso e' infatti all'interno del continente stesso, dove risulta piu' arduo stabilire il Paese di origine e quello di destinazione. Il direttore esecutivo dell'agenzia Onu ha sottolineato come vittime di questa tratta siano spesso migliaia di ragazzini, sfruttati nei lavori dei campi e nelle miniere.
Le ripercussioni sociali, economiche e politiche della criminalita' in Africa rendono dunque il problema 'drammatico' ha sottolineato piu' volte Costa. Perche' spezza il necessario rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, minaccia la sicurezza della popolazione, spinge i lavoratori specializzati a lasciare il continente, e disincentiva gli investimenti. Gli investimenti privati nell'Africa sub-sahariana sono i piu' bassi tra tutti i Paesi in via di sviluppo: la Commissione dell'Unione africana ha stimato in meno dell'1 per cento gli investimenti esteri in Africa. Gli stessi risparmiatori locali preferiscono investire fuori dal continente e si parla oggi di una percentuale pari al 40 per cento. Il 29 per cento degli imprenditori africani ha indicato il crimine come il maggior nemico degli investimenti. Di fronte a tale quadro, bisogna pero' ricordare i segnali incoraggianti venuti negli ultimi anni dai Paesi africani, dalle comunita' economiche regionali e dall'Unione africana. In Africa si sta diffondendo un clima politico nuovo, con Paesi ora in maggioranza ispirati a regimi democratici, con nuovi leader impegnati nella lotta alla corruzione e conflitti nazionali e internazionali in fase di risoluzione. Altri segnali incoraggianti vengono dalla comunita' internazionale, con la recente decisione del G8 di cancellare il debito di alcuni Paesi, aumentare gli aiuti e rafforzare la lotta all'Aids. Approfittando del 'periodo di speranza per l'Africa', il rapporto delle Nazioni unite mira quindi a stimolare i Governi africani a inserire la prevenzione e il controllo del crimine nelle politiche nazionali e a rafforzare l'assistenza tecnica e la cooperazione allo sviluppo nelle aree della giustizia, dello stato di diritto e della legalita'.
Il rapporto "Crime and Development in Africa" e' online sul sito Unodc: clicca qui
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