Mercoledì 10 giugno 2026
Menu

Onu. In calo la produzione di oppio nel "Triangolo d'oro"

Notizia ·
Il 'Triangolo d'oro', la zona di confine tra Myanmar (ex Birmania), Thailandia e Laos, è quasi del tutto affrancato dalla coltivazione di oppio. E' il dato più significativo che emerge dal '2006 World Drug Report' delle Nazioni Unite, che definisce "storie di successo" le strategie messe in atto nella regione e in parte anche in Afghanistan. Secondo lo studio Onu, nell'ultimo anno la produzione mondiale di oppio è scesa del 22% sulla scia di un sostanzioso calo nei tre paesi maggiori produttori al mondo: il Myanmar, il Laos e l'Afghanistan. Lo scorso febbraio, il governo del Laos ha dichiarato di aver sradicato del tutto questo business ricorrendo alla strategia "del bastone e della carota". L'approccio prevedeva incentivi per gli agricoltori che decidevano di convertire le proprie colture e la distruzione dei campi di chi si opponeva. Anche le autorità birmane hanno dichiarato di essere riuscite nell'ultimo anno a ridurre del 26% la produzione di oppio del paese, circoscrivendola a un territorio di circa 33mila ettari. La situazione è più complessa in Afghanistan, che lo scorso anno, per la prima volta dal 2001, ha registrato un calo nella produzione dello stupefacente, ma che continua a produrre l'89% dell'oppio presente sul mercato mondiale. "Entro pochi anni -si legge nel rapporto delle Nazioni Unite- il 'Triangolo d'oro', un tempo epicentro del narco-traffico, potrebbe abbandonare del tutto la coltivazione di oppio, ma in Afghanistan, nonostante i recenti miglioramenti, la situazione resta vulnerabile". Anche nel 'Triangolo d'oro', secondo gli esperti Onu, il miglioramento non è irreversibile. Secondo dati recenti, in Laos, negli ultimi mesi, un'area di 2500 ettari è stata riconvertita alla coltivazione di oppio sulla spinta dell'aumento del 5 per cento del prezzo di questo narcotico, arrivato a 550 dollari al chilo. "Sostenere gli importanti risultati raggiunti - spiega il documento Onu- dipende dalla disponibilità di alternative socio-economiche per gli agricoltori che hanno rinunciato a quella che era la loro fonte di sostentamento".

Sempre secondo il rapporto dell'Unodc, l'Africa, in particolare quella orientale, è divenuta un punto di transito primario per il traffico di droga. In una conferenza stampa il rappresentante dell'Unodc Carsten Hyttel ha sottolineato che l'Africa sta acquistando sempre più importanza per l'imbarco di droga verso l'Europa, aggiungendo come tale fenomeno coinvolga l'intero continente, ma soprattutto Kenya e Marocco. "L'Africa orientale e il Kenya vengono usati come punto di passaggio per il traffico di cocaina dal Sud America all'Europa", ha specificato il funzionario dell'Unodc. Hyttel ha poi sostenuto che a causa di una sorveglianza più stretta degli apparati di sicurezza di Nairobi, molti trafficanti hanno spostato le loro operazioni in paesi dell'Africa occidentale, come dimostrano anche le quantità di droga confiscate in anni recenti.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →