Onu. Costa. Come ho riorganizzato l'Unodc
In un'intervista rilasciata all'Ansa, il direttore dell'Unodc, Antonio Maria Costa ha spiegato come ha riorganizzato l'agenzia Onu da quando ha assunto l'incarico: "Al mio arrivo -dice Costa- l'ufficio aveva bisogno di un riposizionamento operativo, politico, intellettuale. Per quanto riguarda il riposizionamento intellettuale abbiamo tirato fuori negli ultimi mesi alcuni documenti che considero di importanza straordinaria, come dimostra anche il fatto che sono stati ricevuti dall'opinione pubblica, dalla stampa, dai politici, con grandissimo interesse. Per primo e' uscito qualche mese fa, uno studio sull'economia dell'oppio in Afghanistan. Cerca di spiegare perche' improvvisamente negli ultimi venti anni questa economia e' esplosa. Un esercizio di 250 pagine che forse ha convinto l'opinione pubblica a posizionare il problema dell'Afghanistan nella sua dimensione nazionale e internazionale, al cuore del problema della stabilita' nell'Asia centrale. Poi come secondo documento c'e' il nostro rapporto sulle anfetamine, uscito a fine settembre e presentato a Roma. Dopo 'Economia dell'oppio in Afghanistan', vogliamo fare 'Economia della coca nei paesi andini'"."Seconda fase la parte legislativa: le leggi nostre si chiamano trattati, o convenzioni o protocolli. Quella contro la criminalita' organizzata e' tutto sommato una convenzione base, in essa si specificano i reati principali. La corruzione era gia' inclusa in quella convenzione, ma poi si e' deciso di approfondirla, in quanto la materia e' molto piu' complessa, e per questo siamo andati ben oltre. Si sta pensando di fare in futuro altre convenzioni, forse una contro il riciclaggio di denaro sporco, altri parlano di una convenzione contro la pedofilia, altri ancora contro il crimine nel settore privato, il 'corporate crime', oppure contro il crimine cibernetico. Vedremo. Si tratta di riempire questa costellazione di attivita' criminali con elementi dettagliati, specifici e andare a fondo del problema".
"Parte terza, dopo quella intellettuale e quella legislativa -prosegue Costa- e' quella operativa, che e' il cuore della attivita'. Ventitre' uffici in giro per il mondo. Abbiamo circa 250 persone dirette nostre, piu' un paio di migliaia di persone che lavorano nei progetti, cioe' assunti dai progetti stessi. Progetti che vanno dal rafforzamento dei sistemi legislativi in un paese, al miglioramento del sistema carcerario, la lotta al narcotraffico, la assistenza e la prevenzione, la legislazione sulla droga la legislazione sulla criminalita' organizzata".
"Con la nostra attivita' per convenzioni internazionali -conclude Costa- c'e' il rischio di svuotamento dei sistemi giudiziari nazionali. Noi diciamo che come si e' aperta l'economia mondiale attraverso questa forma di globalizzazione che nessuno nega, e i cui frutti secondo me sono benefici, si e' anche aperta la possibilita' alla criminalita' organizzata di prosperare al di la' delle frontiere. Nella misura in cui i problemi sono di dimensioni internazionali la gestione di essi deve essere fatta a livello internazionale. In che misura cio' e' un arrendersi della sovranita' nazionale? Se ci stiamo gia' arrendendo in un certo senso dal punto di vista economico, finanziario, monetario, e' inevitabile che gli altri settori vengano influenzati. Io la porrei piuttosto in termini di multilateralismo: quello che sta succedendo, piu' che un governo mondiale contro la criminalita', e' la ricerca di regole del gioco che vengano applicate a tutti, e che tutti rispettano".
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