Onu. Giornata antidroga, bilanci dall'Asia centrale
Una volta era la via della seta, ora e' la via dell'eroina: nel 2003, arriveranno in Europa circa 200 mila tonnellate di oppio, equivalenti a 200 tonnellate di eroina, provenienti dall'Asia centrale, in particolare dall'Afghanistan dove la produzione dallo scorso anno ha avuto una brusca impennata.
Altre 200 tonnellate, tagliate malamente, si fermeranno lungo la strada per soddisfare a basso costo un consumo locale in drammatica, rapida crescita.
Sono recenti dati del Roca, l'ufficio regionale per l'Asia centrale dell'Odc, (l'Agenzia dell'Onu per la lotta alla droga e alla criminalita' con sede a Tashkent, in Uzbekistan) da tre anni guidato da una italiana, Antonella Deledda. In Asia centrale, dove una dose di eroina scadente "costa meno di una birra", su quindici ragazzi di quindici anni uno si droga: una percentuale tre volte superiore alla media europea. Nell'area si e' sviluppato in poco piu' di un anno un mercato di 400 mila consumatori, con una altrettanto rapida diffusione dell'Aids (70% dei casi di contagio segnalati sono dovuti all'uso di siringhe infette).
I dati sulla quantita' di droga sequestrata -eroina ed oppio- sono triplicati rispetto allo scorso anno. Segno di una lotta piu' efficace, ma anche di una diffusione del fenomeno sempre piu' ampia. La produzione afghana e' ripresa nel 2002, sfiorando il record del 1999, quando arrivo' a superare di molto la domanda (e fu forse questa una delle cause del blocco imposto dai Taleban).
Precluse ormai le tradizionali rotte iraniana e pachistana, la droga ha cosi' preso la 'via del nord', che ripercorre grosso modo le tracce dell'antica via della seta, attraverso valichi incontrollabili nelle montagne che aprono la strada verso il Mar Caspio.
Di fronte a una tragedia che coinvolge direttamente la gioventu' locale, la lotta alla droga nell'Asia centrale si e' imposta come una priorita' non solo per i governi dei cinque Paesi direttamente coinvolti, Uzbekistan, Tagikistan, Kazakistan, Turkmenistan e Kirghizistan, ma anche per l'intera comnunita' internazionale. Perche', spiegava in una recente intervista all'Ansa Antonella Deledda, un traffico che vale 2,3 miliardi di dollari l'anno, ossia un settimo del Pil dell'intera regione, pone evidenti problemi di connivenza con la criminalita' organizzata ma anche con il terrorismo.
Il valore della droga lungo il percorso dal produttore al consumatore, sale da uno a cento, ha detto la Deledda. Il chilo di eroina che, alla produzione in Afghanistan, costa 300 dollari ne vale 7.000-8.000 in Uzbekistan e Kirghizistan, per raggiungere i 20.000 in Kazakistan.
Il Roca opera su vari livelli: arginare l'offerta, contenere la domanda, fornire assistenza ai vari Paesi per la messa a punto degli strumenti legislativi, gestendo il coordinamento degli aiuti e delle iniziative e la relativa banca dati.
L'auspicio di Antonella Deledda e' che i vari donatori scelgano di non muoversi ciascuno per proprio conto con evidenti rischi di dispersioni e duplicazioni ma di agire in maniera coordinata attraverso l'Onu.
Il problema e' che i Paesi donatori tendono a dare la priorita' alla sola azione repressiva, sulla quale si stanno concentrando grossi interventi finanziari: a livello internazionale, c'e' un recente stanziamento di 15 milioni di dollari da parte degli Stati Uniti e c'e' un programma europeo in fase di studio per circa 40 milioni di dollari.
Altre 200 tonnellate, tagliate malamente, si fermeranno lungo la strada per soddisfare a basso costo un consumo locale in drammatica, rapida crescita.
Sono recenti dati del Roca, l'ufficio regionale per l'Asia centrale dell'Odc, (l'Agenzia dell'Onu per la lotta alla droga e alla criminalita' con sede a Tashkent, in Uzbekistan) da tre anni guidato da una italiana, Antonella Deledda. In Asia centrale, dove una dose di eroina scadente "costa meno di una birra", su quindici ragazzi di quindici anni uno si droga: una percentuale tre volte superiore alla media europea. Nell'area si e' sviluppato in poco piu' di un anno un mercato di 400 mila consumatori, con una altrettanto rapida diffusione dell'Aids (70% dei casi di contagio segnalati sono dovuti all'uso di siringhe infette).
I dati sulla quantita' di droga sequestrata -eroina ed oppio- sono triplicati rispetto allo scorso anno. Segno di una lotta piu' efficace, ma anche di una diffusione del fenomeno sempre piu' ampia. La produzione afghana e' ripresa nel 2002, sfiorando il record del 1999, quando arrivo' a superare di molto la domanda (e fu forse questa una delle cause del blocco imposto dai Taleban).
Precluse ormai le tradizionali rotte iraniana e pachistana, la droga ha cosi' preso la 'via del nord', che ripercorre grosso modo le tracce dell'antica via della seta, attraverso valichi incontrollabili nelle montagne che aprono la strada verso il Mar Caspio.
Di fronte a una tragedia che coinvolge direttamente la gioventu' locale, la lotta alla droga nell'Asia centrale si e' imposta come una priorita' non solo per i governi dei cinque Paesi direttamente coinvolti, Uzbekistan, Tagikistan, Kazakistan, Turkmenistan e Kirghizistan, ma anche per l'intera comnunita' internazionale. Perche', spiegava in una recente intervista all'Ansa Antonella Deledda, un traffico che vale 2,3 miliardi di dollari l'anno, ossia un settimo del Pil dell'intera regione, pone evidenti problemi di connivenza con la criminalita' organizzata ma anche con il terrorismo.
Il valore della droga lungo il percorso dal produttore al consumatore, sale da uno a cento, ha detto la Deledda. Il chilo di eroina che, alla produzione in Afghanistan, costa 300 dollari ne vale 7.000-8.000 in Uzbekistan e Kirghizistan, per raggiungere i 20.000 in Kazakistan.
Il Roca opera su vari livelli: arginare l'offerta, contenere la domanda, fornire assistenza ai vari Paesi per la messa a punto degli strumenti legislativi, gestendo il coordinamento degli aiuti e delle iniziative e la relativa banca dati.
L'auspicio di Antonella Deledda e' che i vari donatori scelgano di non muoversi ciascuno per proprio conto con evidenti rischi di dispersioni e duplicazioni ma di agire in maniera coordinata attraverso l'Onu.
Il problema e' che i Paesi donatori tendono a dare la priorita' alla sola azione repressiva, sulla quale si stanno concentrando grossi interventi finanziari: a livello internazionale, c'e' un recente stanziamento di 15 milioni di dollari da parte degli Stati Uniti e c'e' un programma europeo in fase di studio per circa 40 milioni di dollari.
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