Onu. Il premio Nobel Dario Fo contro la politica delle Nazioni Unite
Il premio Nobel italiano Dario Fo ha chiesto una revisione della strategia globale proibizionista anti-droga, che ponga fine alla guerra contro i consumatori di stupefacenti, in una lettera aperta pubblicata oggi a Vienna, dove e' in corso la riunione annuale della Commissione stupefacenti dell'Assemblea generale delle Nazione Unite.
"La logica della guerra moltiplica e drammatizza i problemi e le situazioni che pretende di risolvere manu militari. Questo vale anche per la 'war on drugs', la guerra che da decenni, sempre su impulso dominante degli Usa, si sta combattendo contro le droghe", si legge nella lettera inviata al 'Network of European Foundations', l'organizzazione non governativa che ha organizzato a Vienna un convegno parallelo per gli ultimi giorni della riunione della Commissione, la settimana prossima.
"Chi paga il maggior prezzo delle politiche di massima repressione sulle droghe sono esclusivamente i consumatori", ha affermato Dario Fo, ricordando che "in Italia, su circa 57 mila detenuti al 30 giugno 2002, c'erano 15.698 tossicodipendenti, 856 alcoldipendenti, solo 1.552 erano in trattamento metadonico e nel corso di un anno, sono mediamente il doppio (circa 30 mila) le persone tossicodipendenti che fanno il loro ingresso in carcere". Fo ricorda anche le 18 mila persone che negli ultimi 25 anni sono morte di overdose e quelli -di pari numero- morti per Aids. "Nella gran parte dei casi sono morti per le condizioni in cui, grazie alle politiche di massima repressione, le persone sono costrette ad acquistare e consumare quelle sostanze". All'assemblea dell'ONU sulle droghe nel 1998 a New York, ricorda Fo, "dall'allora responsabile dell'Undcp venne lanciata la parola d'ordine di 'un mondo senza droghe'. A cinque anni di distanza si puo' ben dire quanto gia' si sapeva: quella parola d'ordine e' pura demagogia, che comporta effetti tragici".
"La logica della guerra moltiplica e drammatizza i problemi e le situazioni che pretende di risolvere manu militari. Questo vale anche per la 'war on drugs', la guerra che da decenni, sempre su impulso dominante degli Usa, si sta combattendo contro le droghe", si legge nella lettera inviata al 'Network of European Foundations', l'organizzazione non governativa che ha organizzato a Vienna un convegno parallelo per gli ultimi giorni della riunione della Commissione, la settimana prossima.
"Chi paga il maggior prezzo delle politiche di massima repressione sulle droghe sono esclusivamente i consumatori", ha affermato Dario Fo, ricordando che "in Italia, su circa 57 mila detenuti al 30 giugno 2002, c'erano 15.698 tossicodipendenti, 856 alcoldipendenti, solo 1.552 erano in trattamento metadonico e nel corso di un anno, sono mediamente il doppio (circa 30 mila) le persone tossicodipendenti che fanno il loro ingresso in carcere". Fo ricorda anche le 18 mila persone che negli ultimi 25 anni sono morte di overdose e quelli -di pari numero- morti per Aids. "Nella gran parte dei casi sono morti per le condizioni in cui, grazie alle politiche di massima repressione, le persone sono costrette ad acquistare e consumare quelle sostanze". All'assemblea dell'ONU sulle droghe nel 1998 a New York, ricorda Fo, "dall'allora responsabile dell'Undcp venne lanciata la parola d'ordine di 'un mondo senza droghe'. A cinque anni di distanza si puo' ben dire quanto gia' si sapeva: quella parola d'ordine e' pura demagogia, che comporta effetti tragici".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti