Lunedì 8 giugno 2026
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Onu. Presentate le nuove norme italiane

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"Rafforzare l'azione sia sul piano della prevenzione, cura e recupero dei tossicodipendenti, sia a livello di repressione dei traffici illeciti e dello spaccio": é questa, nelle parole del ministro Carlo Giovanardi, il motivo per cui l'Italia ha recentemente approvato una serie di modifiche alla normativa in materia di droga. Illustrando -per la prima volta in un consesso internazionale- le nuove norme in materia di tossicodipendenza nel corso della 49.ma sessione annuale della Commissione stupefacenti delle Nazioni Unite, il ministro per i rapporti con il Parlamento, che ha la delega alla droga, ha ammesso che l'Italia, come gli altri partner dell'Ue e molti altri Paesi, "si sta confrontando in questi ultimi anni con un preoccupante andamento della situazione droga", che vede "un costante aumento dei consumi di cocaina e un permanente alto consumo di droghe sintetiche e di cannabis". Proprio "per dare una risposta concreta a questo, ha sottolineato Giovanardi, l'Italia ha varato le nuove norme
Il primo punto "qualificante" della nuova normativa riguarda l'introduzione di "criteri di individuazione dell'illecito penale e parametri investigativi che consentano alle forze dell'ordine di distinguere nettamente, sotto il profilo giuridico, le condotte detentive finalizzate allo spaccio e quelle tese al consumo personale". Si tratta, in sintesi di "stabilire un limite quantitativo massimo di riferimento per ciascuna sostanza, al di sopra della quale potrà presumersi, salvo prova contraria, che la droga sia destinata allo spaccio". "Il superamento di tale soglia non costituisce, infatti una presunzione assoluta di colpevolezza, bensì uno degli elementi di prova che l'autorità giudiziaria valuterà insieme ad altri fattori indiziari (ad esempio le attrezzature per il confezionamento delle dosi, ingenti quantitativi di denaro, precedenti penali della persona, etc.). Solo in presenza di tali fattori si renderanno applicabili le sanzioni penali previste dalla legge". Al consumatore, invece sono riservate sanzioni amministrative, "modulate in relazione al numero di infrazioni compiute e al pericolo procurato alla sicurezza pubblica". Si va dall'ammonimento del Prefetto alla sospensione della patente, del porto d'armi e del passaporto, fino all'applicazione, in caso di recidiva, di misure che "hanno l'obiettivo di limitare il più possibile la pericolosità sociale" della persona. Secondo punto, un maggiore accesso alle misure alternative al carcere: il tossicodipendente condannato alla reclusione fino a 6 anni (prima era fino a 4 anni) potrà chiedere di scontare la pena "presso un servizio pubblico o una comunità terapeutica". Qualora non voglia farlo, il giudice potrà comunque applicare, invece della sanzione, la pena alternativa del "lavoro di pubblica utilità da svolgersi anche presso le medesime strutture del privato sociale". Terzo punto evidenziato da Giovanardi, la "sostanziale assimilazione del privato sociale alle strutture pubbliche, con particolare riguardo alla certificazione dello stato di tossicodipendenza". Completano il quadro degli interventi "la riduzione da sei a due delle tabelle contenenti le sostanze da tenere sotto controllo, stupefacenti e medicinali, senza più alcuna distinzione tra droghe cosiddette 'leggere' e 'pesanti'", e il potenziamento di alcuni strumenti investigativi come ad esempio l'ampliamento delle possibilità di ricorso all'istituto dell'"acquisto simulato". Giovanardi ha quindi accennato a una serie di accordi di programma con i Ministeri della giustizia, della salute e dell'istruzione, per un ammontare di poco più di 16 milioni di euro, per sette progetti riguardanti il recupero e il reinserimento sociolavorativo dei tossicodipendenti in carcere, con particolare riguardo ai minori; l'emergenza cocaina, con la costituzione di 18 unità operative sperimentali, "ad alta integrazione pubblico-privato"; e infine il progetto "famiglia-scuola", per la prevenzione nelle scuole a sostegno delle famiglie, che mira a coinvolgere circa 2.500 nuclei familiari. Infine, lo scorso febbraio il Parlamento italiano ha adottato la legge di autorizzazione alla ratifica della Convenzione di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale e i suoi tre protocolli addizionali.

La nuova legislazione italiana in materia di droga è "coerente con gli impegni internazionali" dell'Italia, ha detto Antonio Costa, segretario generale della Commissione stupefacenti delle Nazioni Unite, commentando la nuova normativa, illustrata dal ministro. Premettendo che "in campagna elettorale l'Onu non vuole intervenire negli affari italiani", e sottolineando che si tratta di un "parere tecnico", Costa ha comunque di fatto espresso un giudizio positivo. In linea con gli impegni internazionali, ha spiegato, la normativa italiana prevede la prevenzione, la cura e il recupero per i consumatori e il contrasto al traffico di sostanze stupefacenti. "E' simile alle legislazioni degli ultimi anni in molti paesi".
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