Onu. Radicali: in Afghanistan serve una nuova politica sulle droghe
Secondo Marco Perduca, segretario della Lega Internazionale Antiproibizionista e Rappresentante all'ONU del Partito Radicale Transnazionale, "sono ormai anni che i Radicali denunciano i fallimenti del proibizionismo in tutto il mondo portando il caso afgano come l'esempio dell'incapacita' delle politiche proibizioniste di controllare la produzione di oppio, e di come, conseguentemente, il proibizionismo abbia concorso al finanziamento di gruppi come i talebani. Alla fine del suo mandato, Pino Arlacchi, predecessore di Antonio Maria Costa (l'attuale direttore dell'Ufficio Onu sulla droga n.d.r.), malgrado i talebani non fossero il Governo riconosciuto dalla comunita' internazionale, aveva stretto un patto coi fondamentalisti islamici che scateno' una guerra santa all'oppio che, lungi dall'aver cancellato i semi di papavero dal Paese, li aveva comodamente trasferiti nelle caverne al confine con l'Uzbekistan e il Tajikistan. Oggi l'Afghanistan e' finalmente libero dai monaci guerrieri ma e' ancora costretto a subire il peso delle politiche proibizioniste che, senza tenere conto dei fallimenti passati e presenti, si ripromettono di sradicare questa narco-economia con l'eradicazione forzosa delle piante cattive oppure con lo sviluppo alternativo di altre colture. Invece della solita conferenza di donatori internazionali, Costa dovrebbe convocare un gruppo di studiosi ed esperti indipendenti che possano finalmente affrontare l'impatto del proibizionismo sui Paesi in via di sviluppo (o costruzione come l'Afghanistan) per ricercare politiche alternative alla mera proibizione.Se legalizzato, l'oppio puo' trovare canali di utilizzazione alternativa all'eroina, che, se legalizzata, diverrebbe migliore di qualita', quindi meno mortale, meno costosa nonche' utilizzabile in varie terapie (non ultima quella della disintossicazione graduale o controllata). Infine, il controllo legale della produzione, consumo e commercio delle droghe toglierebbe alla criminalita' organizzata e alle reti del terrore la principale fonte di entrate.
La responsabilita' dell'ufficio di Vienna dell'Onu comprende questioni relative alla droga e al crimine, promuovere delle riforme liberali e radicali rientra quindi nel suo mandato, oltreche' nella ragione sociale delle Nazioni unite, premiate dal comitato per il Nobel per la pace mondiale..."
In un'intervista a 'Il Sole 24 ore', Costa aveva affermato che, per sradicare la coltura dell'oppio in Afghanistan, "occorrera' una generazione", e che sono necessarie infrastrutture e finanziamenti per favorire la crescita dell'economia legale.
Secondo l'Unodc, l'esportazione di oppio ed eroina genera introiti per circa 2,3 miliardi di dollari. Nel 'dopo Taliban' la produzione e' cresciuta fino a tornare ad essere il 75% della produzione mondiale; il 90% dell'eroina venduta in Europa e' ottenuta proprio dall'oppio afgano. Nel Paese l'oppio occupa il 27% della superficie coltivata e da' lavoro a 1,7 milioni di persone -un contadino su quattro. Secondo Costa si tratta di un "processo lento e che va gestito in un contesto di democrazia'' per il quale occorrono ''grandi investimenti e infrastrutture".
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