Onu. I Radicali criticano il Rapporto 2004
A margine della presentazione del Rapporto Onu sulle droghe, Marco Perduca, Segretario della Lega Internazionale Antiproibizionista e rappresentante all'Onu del Partito Radicale Transnazionale, ha rilasciato la seguente dichiarazione:Dopo quattro anni di attesa e il cambio di leadership a Vienna, ci si sarebbe aspettati qualcosa di piu' significativo che non la ripetizione di quanto gia' prodotto durante i mesi scorsi; soprattutto ci si sarebbe "meritati" uno studio che, oltre a produrre dati e statistiche viziate dalla consueta necessita' di "far tornare i conti" (si fa combaciare l'aumento dei sequestri con la diminuzione della circolazione delle droghe; non si includono Ecuador e Venezuela nelle statistiche sulla produzione della coca; si parla di abuso di marijuana; etc.), si proponesse di valutare approfonditamente quello che alle Nazioni unite si chiama "controllo delle droghe", ma che altro non e' che una serie di leggi e politiche proibizioniste in crescita esponenziale e in patente e prolungato fallimento.
L'Ufficio dell'Onu di Vienna ha ancora una volta perso la preziosa occasione di promuovere il buon-governo delle droghe. Un governo che non puo' che essere liberale perche' basato sullo stato di diritto e la sua certezza, liberista, perche' volto a favorire il commercio di sostanze stupefacenti senza imporre visioni etiche o regimi protezionisti, e libertario perche' intransigente nell'affermare le liberta' individuali. Quanto ci viene invece riproposto e' un sistema di ipercontrolli qualificati come impresa salvifica di un'umanita' sull'orlo delle dipendenza da tutto: droghe, alcol e tabacco.
Nel 1997 il Rapporto aveva tentato anche uno studio a 360 gradi delle varie politiche "fuori dal coro" di controllo delle droghe. L'aver abbandonato quel prezioso lavoro costituisce una grave negligenza e Costa e i suoi collaboratori non si possono nascondere dietro il presunto ruolo di "garanti" delle Convenzioni. La "ragione sociale" delle Nazioni unite e' lavorare per la pace e la sicurezza internazionali, non fungere da sentinella a dogmi e ideologie.
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