Onu. Il vicepremier italiano sul rapporto dell'Unodccp
"La produzione e la diffusione di sostanze stupefacenti rappresenta certamente nell'area dell'Afghanistan uno degli elementi di maggiore destabilizzazione; rappresenta uno dei canali di finanziamento delle organizzazioni criminali, quali che sia l'attivita' cui sono dedite, e rappresenta anche una delle probabili fonti di finanziamento del terrorismo". Lo ha detto il vice presidente del consiglio, Gianfranco Fini, nel corso della presentazione del rapporto dell'Unodccp (l'Ufficio dell'Onu per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine, illustrato dal direttore esecutivo Antonio Maria Costa) sulla "valutazione della produzione di oppio nell'Afghanistan nel 2002".
Un rapporto importante, ha affermato il vicepremier, "anche per le connessioni che, in Afghanistan, il fenomeno della produzione di droga ha con le organizzazioni criminali e, purtroppo, con le organizzazioni terroristiche. Il semplice fatto che il presidente Gorge W.Bush, qualche giorno fa, abbia fatto un riferimento esplicito alla situazione afgana e' la dimostrazione che se vogliamo battere il terrorismo, abbiamo si' tanti fronti aperti, ma il fronte rappresentato dal traffico delle droghe in quella parte dell'Asia e' certamente di grande rilievo". Come risulta proprio dal rapporto, "le questioni connesse alla produzione e al traffico di droga, e quindi anche di oppio, riguardano non soltanto il tema delle tossicodipendenze, ma riguardano in modo diretto il rapporto che esiste tra produzione, smercio di droga e criminalita' organizzata. Si tratta, ovviamente, non di una criminalita' nazionale, ma di una criminalita' transnazionale, che gode di ingentissime risorse finanziarie derivanti proprio dalla produzione di sostanze stupefacenti; gode di una capacita' operativa certamente molto pericolosa e gode anche della possibilita' di sfruttare per i propri interessi quelli che sono i bisogni primari di intere popolazioni del mondo. E soprattutto in Afghanistan questo problema non puo' e non deve essere trascurato'".
A proposito, poi, delle necessita' di una riconversione delle coltivazioni di papaveri da oppio, Fini ha ricordato che "e' ovvio che non esiste produzione legale, in campo agricolo, che dia al contadino il reddito che da' la produzione di oppio. Non c'e' paragone, e questo spiega perche' e' necessario e doveroso un intervento internazionale ed e' difficile vincere questa battaglia". Un intervento internazionale "con molte sinergie, a vari livelli, perche' nessun Paese da solo riuscirebbe ad estirpare questa mala pianta. Qualsiasi Governo afghano si trovera' sempre il problema, senza un forte supporto internazionale, della convenienza o meno dell'agricoltore di trasformare la produzione di oppio in produzione di altri generi alimentari".
E a proposito dell'impegno dell'Italia, "per quel che riguarda la necessaria azione di ristabilimento della democrazia in Afghanistan, questa passa attraverso vari livelli: non solo quello militare, con l'annunciato invio di nostre truppe, ma anche quello della ricostruzione civile del Paese. Mi riferisco al fatto che l'Italia, nell'ambito del G8, e' stata indicata come il Paese leader per la riorganizzazione in Afghanistan del sistema giudiziario. Si tratta di un'azione volta a garantire le condizioni minime per un ordinamento giuridico che sia non soltanto all'insegna di una ritrovata liberta', ma anche all'insegna di una effettiva democrazia. E credo che anche da questo punto di vista l'impegno dell'Italia sia, come del resto doveroso, un impegno in prima linea. Il nostro e' il Paese che contribuisce in termini finanziari in misura maggiore, rispetto a qualsiasi altro Paese del mondo, per il funzionamento di questo organismo delle Nazioni Unite. Un dato che di per se' potrebbe spiegare la ragione che la presentazione del rapporto avviene a Roma e avviene presso la presidenza del Consiglio. Ma c'e' anche un ulteriore elemento, caratterizzato dalla grande importanza che il Governo italiano annette a serie politiche di contrasto nei confronti delle droghe, sia in ambito nazionale che internazionale".
Un rapporto importante, ha affermato il vicepremier, "anche per le connessioni che, in Afghanistan, il fenomeno della produzione di droga ha con le organizzazioni criminali e, purtroppo, con le organizzazioni terroristiche. Il semplice fatto che il presidente Gorge W.Bush, qualche giorno fa, abbia fatto un riferimento esplicito alla situazione afgana e' la dimostrazione che se vogliamo battere il terrorismo, abbiamo si' tanti fronti aperti, ma il fronte rappresentato dal traffico delle droghe in quella parte dell'Asia e' certamente di grande rilievo". Come risulta proprio dal rapporto, "le questioni connesse alla produzione e al traffico di droga, e quindi anche di oppio, riguardano non soltanto il tema delle tossicodipendenze, ma riguardano in modo diretto il rapporto che esiste tra produzione, smercio di droga e criminalita' organizzata. Si tratta, ovviamente, non di una criminalita' nazionale, ma di una criminalita' transnazionale, che gode di ingentissime risorse finanziarie derivanti proprio dalla produzione di sostanze stupefacenti; gode di una capacita' operativa certamente molto pericolosa e gode anche della possibilita' di sfruttare per i propri interessi quelli che sono i bisogni primari di intere popolazioni del mondo. E soprattutto in Afghanistan questo problema non puo' e non deve essere trascurato'".
A proposito, poi, delle necessita' di una riconversione delle coltivazioni di papaveri da oppio, Fini ha ricordato che "e' ovvio che non esiste produzione legale, in campo agricolo, che dia al contadino il reddito che da' la produzione di oppio. Non c'e' paragone, e questo spiega perche' e' necessario e doveroso un intervento internazionale ed e' difficile vincere questa battaglia". Un intervento internazionale "con molte sinergie, a vari livelli, perche' nessun Paese da solo riuscirebbe ad estirpare questa mala pianta. Qualsiasi Governo afghano si trovera' sempre il problema, senza un forte supporto internazionale, della convenienza o meno dell'agricoltore di trasformare la produzione di oppio in produzione di altri generi alimentari".
E a proposito dell'impegno dell'Italia, "per quel che riguarda la necessaria azione di ristabilimento della democrazia in Afghanistan, questa passa attraverso vari livelli: non solo quello militare, con l'annunciato invio di nostre truppe, ma anche quello della ricostruzione civile del Paese. Mi riferisco al fatto che l'Italia, nell'ambito del G8, e' stata indicata come il Paese leader per la riorganizzazione in Afghanistan del sistema giudiziario. Si tratta di un'azione volta a garantire le condizioni minime per un ordinamento giuridico che sia non soltanto all'insegna di una ritrovata liberta', ma anche all'insegna di una effettiva democrazia. E credo che anche da questo punto di vista l'impegno dell'Italia sia, come del resto doveroso, un impegno in prima linea. Il nostro e' il Paese che contribuisce in termini finanziari in misura maggiore, rispetto a qualsiasi altro Paese del mondo, per il funzionamento di questo organismo delle Nazioni Unite. Un dato che di per se' potrebbe spiegare la ragione che la presentazione del rapporto avviene a Roma e avviene presso la presidenza del Consiglio. Ma c'e' anche un ulteriore elemento, caratterizzato dalla grande importanza che il Governo italiano annette a serie politiche di contrasto nei confronti delle droghe, sia in ambito nazionale che internazionale".
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