Onu. Vienna: la Svizzera conferma la propria politica in materia di droghe
Secondo il capo della delegazione svizzera alla Conferenza di Vienna sulla droga -il direttore del dipartimento federale della Sanita' Thomas Zeltner-, gli ambiziosi obiettivi che la Conferenza si e' data entro il 2008 non sono realistici. Al massimo si otterra' qualche risultato in piu' nel controllo del danaro sporco o con le coltivazioni alternative alle piantagioni di coca. Ma per quanto riguarda il consumo, Zeltner e' pessimista.
Un nuovo approccio al problema
Considerato il deludente bilancio intermedio -sostiene Zeltner- i Paesi dell'Europa occidentale (insieme alla Svizzera, anche Germania, Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo, Grecia e Gran Bretagna) avrebbero voluto un approccio diverso. Ad esempio l'adozione del modello elvetico dei quattro pilastri, dove accanto a prevenzione, terapia e riabilitazione si aggiungono misure per la riduzione del danno, ossia la distribuzione di siringhe pulite o l'istituzione di centri per eroinomani. Se la Svizzera non e' mai stata citata a questo proposito, i responsabili dell'Agenzia delle Nazioni Unite hanno invece criticato apertamente la Germania per le stanze del buco.
Di fronte ai rappresentanti di oltre 150 Paesi membri, Zeltner ha spiegato che le esperienze risultanti dalla sua politica di integrazione, inducono la Svizzera a considerarla una buona scelta, valida anche per il futuro. Naturalmente non e' detto che sia l'unica strada giusta, la decisione spetta a ogni singolo Stato. Comunque la Svizzera e' disponibile a condividere la propria esperienza con chiunque si dimostri interessato.
Zeltner ha detto di avere registrato lo stupore di alcuni tra i Paesi piu' proibizionisti nell'apprendere che la maggioranza dei cittadini condivide la politica della riduzione del danno.
Ricandidandosi a membro della Commissione Onu sulle sostanze stupefacenti per il periodo 2004-2008 (lo e' stata fino alla fine del 2001), la Svizzera ha voluto testimoniare la propria volonta' di contribuire alla soluzione dei problemi.
Colloqui con i vicini
Zeltner ha colto l'occasione della Conferenza di Vienna per scambiare opinioni con i suoi omologhi di Germania, Austria, Francia e del Liechtenstein in merito alle normative nazionali e al problema delle frontiere. Per esempio, nel Vorarlberg temono che la prevista depenalizzazione del consumo di cannabis possa incrementare il traffico transfrontaliero. E' una situazione comune a tutti i Paesi confinanti, data la loro politica tendenzialmente meno liberale di quella elvetica.
Un nuovo approccio al problema
Considerato il deludente bilancio intermedio -sostiene Zeltner- i Paesi dell'Europa occidentale (insieme alla Svizzera, anche Germania, Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo, Grecia e Gran Bretagna) avrebbero voluto un approccio diverso. Ad esempio l'adozione del modello elvetico dei quattro pilastri, dove accanto a prevenzione, terapia e riabilitazione si aggiungono misure per la riduzione del danno, ossia la distribuzione di siringhe pulite o l'istituzione di centri per eroinomani. Se la Svizzera non e' mai stata citata a questo proposito, i responsabili dell'Agenzia delle Nazioni Unite hanno invece criticato apertamente la Germania per le stanze del buco.
Di fronte ai rappresentanti di oltre 150 Paesi membri, Zeltner ha spiegato che le esperienze risultanti dalla sua politica di integrazione, inducono la Svizzera a considerarla una buona scelta, valida anche per il futuro. Naturalmente non e' detto che sia l'unica strada giusta, la decisione spetta a ogni singolo Stato. Comunque la Svizzera e' disponibile a condividere la propria esperienza con chiunque si dimostri interessato.
Zeltner ha detto di avere registrato lo stupore di alcuni tra i Paesi piu' proibizionisti nell'apprendere che la maggioranza dei cittadini condivide la politica della riduzione del danno.
Ricandidandosi a membro della Commissione Onu sulle sostanze stupefacenti per il periodo 2004-2008 (lo e' stata fino alla fine del 2001), la Svizzera ha voluto testimoniare la propria volonta' di contribuire alla soluzione dei problemi.
Colloqui con i vicini
Zeltner ha colto l'occasione della Conferenza di Vienna per scambiare opinioni con i suoi omologhi di Germania, Austria, Francia e del Liechtenstein in merito alle normative nazionali e al problema delle frontiere. Per esempio, nel Vorarlberg temono che la prevista depenalizzazione del consumo di cannabis possa incrementare il traffico transfrontaliero. E' una situazione comune a tutti i Paesi confinanti, data la loro politica tendenzialmente meno liberale di quella elvetica.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti