Oppio. Viceministro: non si fa quasi nulla
Manca la volonta' politica per combattere la produzione dell'oppio in Afghanistan, dove le piantagioni di papavero sono tornate a estendersi sempre di piu'. L'allarme e' lanciato dal vice ministro dell'Interno, Baz Mohammed Ahmadi, che ha la delega all'anti-droga: "Tre anni fa - ha dichiarato all'Afp in un'intervista - si contavano ancora venti province totalmente esenti dalle coltivazioni del papavero. Ora non sono piu' di dieci". Le Nazioni Unite hanno confermato, negli ultimi dati, che l'Afghanistan e' il leader mondiale dell'oppio: le coltivazioni di papavero sono aumentate del 10% (per 201 mila ettari) in un anno e l'Onu stima che la produzione di oppio dovrebbe balzare del 43%. Il governo afghano e' "troppo preso dalla lotta contro il terrorismo e i talebani: ma e' tutto collegato", ha spiegato il vice ministro, poiche' gli introiti dei raccolti di papavero finanziano l'insurrezione. Secondo lui, "la produzione di oppio afghano genera sette miliardi di dollari all'anno", di cui 1,2 finisce ai talebani. "Il 95% del papavero e' prodotto in aree instabili o sotto controllo talebano" e rispetto agli anni scorsi "la lotta alla droga non e' piu' una priorita' per il governo".
Il vice ministro dell'Interno afghano poteva contare, nel passato, su una forza speciale di 900 uomini formati e equipaggiati da Usa e Gran Bretagna per l'eradicamento delle colture. Ma alcuni gruppi di pressione "sono stati molto efficaci nell'ottenere lo scioglimento della forza speciale pretendendo che non portasse ad alcun risultato. Non abbiamo avuto alcun sostegno" ha aggiunto Ahmadi, puntando il dito contro "la propaganda delle mafie, dei trafficanti e di quelli che detengono il potere". L'unita' speciale e' stata sciolta nel 2010 e gli equipaggiamenti sono andati dispersi. "La formazione di ciascun componente della squadra - denuncia Ahmadi - era costata circa 50 mila dollari". Alcune competenze sono state trasferite al ministro per la Lotta alla droga, Salamat Azimi, che ha incentrato l'attivita' sulla prevenzione, considerando che ci sono tre milioni di afghani, il 10% della popolazione, dipendenti dall'eroina. "Non abbiamo piu' alcun sostegno, neanche un budget nostro all'interno del Ministero" ha sottolineato Ahmadi, che biasima "la mancanza di determinazione del governo. Certi parlamentari legati ai criminali non esitano a esercitare pressioni per esigere nomine o cambi del personale". "Ho pensato piu' di una volta di dimettermi. Non e' facile lavorare in questo Paese". Sotto il regime dei talebani la coltivazione del papavero fu proibita: nel 2001, in Afghanistan non c'erano quasi piu' piantagioni. Paradossalmente, l'arrivo degli occidentali ha rilanciato il business del papavero: "Gli americani dovrebbero essere i primi a combattere il traffico. Meno del 3% dell'oppio prodotto resta in Afghanistan: il resto va sui mercati occidentali".