Mercoledì 10 giugno 2026
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Ordine dei Medici: l'ultima parola spetta ai pazienti. Il Papa: no, spetta alla Chiesa

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Al medico resta il diritto a rifiutarsi di avallarne le scelte, scegliendo di rinunciare "per scienza o coscienza", ma il paziente, magari cambiando medico, deve vedere rispettata la sua volonta' di proseguire o interrompere le terapie. Il presidente della federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo) Amedeo Bianco, interpellato dall'Agi, torna sul dibattito sul fine vita e il testamento biologico, dopo il discorso di oggi di Papa Benedetto XVI che ha invitato a non escludere mai il medico a favore di un presunto diritto all'autodeterminazione del paziente. Un principio che impronta anche la proposta di legge della maggioranza sul testamento biologico, in discussione nelle commissioni parlamentari alla Sanita'. Secondo Bianco "il mio diritto e dovere di medico e' informare correttamente il paziente, offrirgli sempre una proposta terapeutica insieme alla mia superiore competenza tecnico-scientifica, ma poi devo anche ascoltare il malato, le sue esigenze, il suo dolore, le sue aspettative. Nel caso che in questo rapporto, che deve essere armonico e rispettoso dell'autonomia di entrambi, si crei un conflitto insanabile, ho il diritto all'obiezione in scienza o coscienza, se cioe' non sono d'accordo sul piano tecnico o su quello etico con le decisioni del paziente". Tuttavia, sottolinea il presidente degli Ordini dei Medici, "non posso imporre al paziente una terapia. Semmai esco dalla relazione. Non ha senso imporre un percorso terapeutico se il paziente si rifiuta: tra l'altro questo e' gia' ben chiaro nel nostro codice deontologico". E se il malato non e' in grado di esprimere la propria volonta', come nel caso di Eluana Englaro, "e' utile illuminare queste solitudini, quella del paziente e quella del medico chiamato a decidere, con un orientamento che il paziente ha espresso in modo chiaro e manifesto. Questo non diminuisce il senso di questa alleanza terapeutica, ma puo' dare indicazioni in piu'". Il riferimento e' al testamento biologico: anche in questo caso, ribadisce Bianco, vale la liberta' di scelta del medico ma anche e soprattutto del paziente: "La volonta' del malato, il suo dolore e le sue decisioni, anche se prese prima dell'accidente che lo ha messo in condizioni di incomunicabilita', devono essere rispettate. E' molto discutibile che io medico possa operare al di fuori o addirittura contro la volonta' manifesta del mio paziente".  

 "L'insistenza con cui oggi si pone in risalto l'autonomia individuale del paziente deve essere orientata a promuovere un approccio al malato che giustamente lo consideri non antagonista, ma collaboratore attivo e responsabile del trattamento terapeutico". Lo afferma Benedetto XVI in un discorso rivolto al Congresso Nazionale della Societa' Italiana di Chirurgia nel quale ribadisce la tradizionale posizione cattolica contraria all'abbandono terapeutico e che non considera l'autodetreminazione come un valore assoluto. "E' innegabile - spiega il Pontefice - che si debba rispettare l'autodeterminazione del paziente", ma questo deve essere perseguito, scandisce, "senza dimenticare pero' che l'esaltazione individualistica dell'autonomia finisce per portare ad una lettura non realistica, e certamente impoverita, della realta' umana". "Quanto il medico comunica al paziente direttamente o indirettamente, in modo Verbale o non verbale, sviluppa un notevole influsso su di lui: puo' motivarlo, sostenerlo, mobilitarne e persino potenziarne le risorse fisiche e mentali, o, al contrario, puo' indebolirne e frustrarne gli sforzi e, in questo modo, ridurre la stessa efficacia dei trattamenti praticati". Ma in tutti questi casi "cio' a cui si deve mirare e' una vera alleanza terapeutica col paziente, facendo leva su quella specifica razionalita' clinica che consente al medico di scorgere le modalita' di comunicazione piu' adeguate al singolo paziente. E dunque, mentre "bisogna guardare con sospetto qualsiasi tentativo di intromissione dall'esterno nel delicato rapporto medico-paziente", occorre anche ricordare che "la responsabilita' professionale del medico deve portarlo a proporre un trattamento che miri al vero bene del paziente, nella consapevolezza che la sua specifica competenza lo mette in grado in genere di valutare la situazione meglio che non il paziente stesso". In questa prospettiva, per Ratzinger "acquista rilevanza primaria la relazione di mutua fiducia che si instaura tra medico e paziente". 

"Ancora una volta il Papa con le sue parole illumina il lavoro di laici e di cattolici impegnati in politica. Sarebbe opportuno, ogni volta che ci troviamo a parlare della vita umana toccata dalla malattia, tenere conto del suo messaggio". Cosi' Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera dei deputati. "Non possiamo risolvere tutto - afferma - ricorrendo a soluzioni semplicistiche che evitano di affrontare i veri problemi. Il malato e i suoi familiari devono essere accompagnati anche quando la scienza e la medicina evidenziano i loro limiti. Mi auguro -conclude - che in Parlamento, nel momento in cui si affronteranno questi delicati temi, prevalga il valore irrinunciabile di ogni vita umana a cui il Pontefice oggi ci richiama".     

"L'idea che il rapporto personale e fiduciario tra medico e paziente debba essere salvaguardato da intromissioni esterne, come ha sostenuto Benedetto XVI, risponde a un principio di civile buon senso". È quanto dichiara Benedetto Della Vedova, deputato Pdl e presidente dei Riformatori liberali. "Ma rispetto ai problemi del fine vita - prosegue -, la prima intromissione da evitare e' quella del legislatore, quando pretendesse di stabilire quali siano gli atti medici che i pazienti hanno il diritto di accettare e rifiutare e quali invece lo Stato possa loro imporre in forza di una legge che proibisca al medico (a qualunque medico) di rispettare la volonta' del malato. Il rischio totalitario - spiega Della Vedova - non risiede, come si continua impropriamente a ripetere, in una legislazione che riconosca una piena liberta' terapeutica (che e' ampiamente consolidata nei principi dell'ordinamento giuridico e nel codice di deontologia medica), ma nell'illusione - conclude l'esponente del Pdl - che lo Stato sia il depositario dei 'veri' valori morali e che i medici e i pazienti siano tenuti a obbedire alla verita' morale stabilita' dallo Stato".    

Le parole del Papa sulla necessita' di non abbandonare i malati inguaribili sono accolte con gioia dagli esperti che da anni si occupano di cure palliative, e che vedono nel messaggio del Pontefice una 'mano che rafforza la nostra lotta'. 'Mi conforta che il Papa sia vicino al messaggio che portiamo avanti da oltre trent'anni - spiega Francesca Crippa Floriani, presidente della Federazione cure palliative - e' vero che secondo il messaggio cristiano la sofferenza e' insita nel percorso di crescita interiore, ma esiste un dolore fisico inutile e superfluo, come quello cronico legato ai tumori, che e' necessario alleviare, anche secondo la deontologia medica. E molti cristiani lo sanno, visto che nel mondo delle cure palliative ci sono molte persone di estrazione cattolica'. Alleviare le sofferenze dei malati inguaribili, aggiunge, 'e' ancora l'unica risposta 'buona' che possiamo dare a chi richiede l'eutanasia'. E' dello stesso parere anche Furio Zucco, gia' presidente e ora consigliere della Societa' italiana cure palliative(Sicp). Secondo Zucco, per combattere efficacemente 'l'eutanasia, l'abbandono terapeutico e psico-relazionale-affettivo dei pazienti e' necessario potenziare le cure palliative, sviluppando la rete degli hospice e gli interventi domiciliari 24 ore su 24'. In questo senso le parole del Papa 'ci rafforzano - conclude - e ci danno una mano nella lotta che portiamo avanti da anni' a favore dei 250.000 malati che hanno bisogno di cure palliative in Italia.  

'Da medico dico che Benedetto XVI e' incoerente': ad affermarlo e' Silvio Viale, medico radicale, dirigente dell'Associazione Luca Concioni e di Exit-Italia, che replica alle affermazioni che Benedetto XVI ha indirizzato ai chirurghi ricevuti in Vaticano. 'E' ingannevole affermare che 'occorre guardare con sospetto ogni tentativo di intromissione tra medico e paziente' e poi negare al medico la possibilita' di assecondare il paziente nei suoi desideri di fine vita. Se Benedetto XVI crede nel rapporto medico paziente - ha detto Viale - deve accettare l'autonomia sia del medico che del paziente. Un testamento biologico condizionato, non e' un testamento biologico. Una cosa e' dire che il paziente deve essere completamente informato, che le informazioni sulle possibilita' di cura e sull'evoluzione del suo stato non devono essere esagerate o minimizzate, altra cosa e' negare alla persona di potere decidere su se stessa insieme al medico. Non si puo' giocare alternativamente sull'autonomia del medico o del paziente per negare ogni autonomia ai malati. Soprattutto noi siamo contro l'abbandono dei malati, ma se la Santa Sede ritiene che la vita sia sempre, comunque, indisponibile, eviti il gioco delle tre carte e accetti il rischio di non essere capita dalla maggioranza dei cittadini e anche dei suoi fedeli. Le leggi sull'eutanasia in Olanda, Belgio e Lussemburgo sull'eutanasia volontaria smentiscono Benedetto XVI: non vi e' alcuna costrizione, ma solo una opportunita' in piu' tutelata da precise garanzie'.     

"Ancora una volta il Papa richiama ogni persona di buona volonta' al rispetto assoluto della dignita' della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale. Il suo appello a favore della famiglia, affinche' non vada estromessa nelle decisioni relative ai propri congiunti, ma anzi aiutata, ribadisce la necessita' di evitare la solitudine del malato e ogni sorta di malintesa autodeterminazione". Cosi' Luisa Capitanio Santolini, responsabile per la Famiglia e le politiche sociali dell'Udc. "Il legislatore - spiega - e quanti hanno la responsabilita' di impedire una deriva eutanasia nel nostro Paese riflettano sulle parole del Pontefice".     

E' stato soprattutto un messaggio di speranza per i malati e per le loro famiglie, il discorso denso di argomenti e significati pronunciato questa mattina da Benedetto XVI, secondo il medico torinese Ferdinando Cancelli, esperto di cure palliative ed editorialista dell'Osservatore romano. 'Quello del Papa - ha spiegato Cancelli - e' un invito a puntare in modo netto sull'alleanza terapeutica tra medico e paziente, che non escluda ma responsabilizzi le famiglie, per alleviare l'esistenza dei malati che non possono guarire ma che tuttavia hanno coscienza della propria situazione, e che rappresentano la stragrande maggioranza del totale, forse piu' del 90 per cento'. Malati oncologici e neurologici, soprattutto, la cui parabola discendente avviene in piena consapevolezza, almeno per un lungo tratto, e che grazie alle cure palliative e al conforto dei familiari e del loro 'contesto esistenziale', possono mantenere la propria dignita' di persone e dare un senso alla vita. Un'alleanza che 'esclude il dominio dell'autonomia cieca del malato e dell'autonomia cieca del medico', e che - garantisce chi lavora sul campo - 'si risolve quasi sempre in un incontro'. 'Credo che quando il Papa parla di intromissioni 'sospette' dall'esterno nell'alleanza terapeutica - secondo Cancelli - si riferisca soprattutto ad appesantimenti giuridici, pressioni sociali o aspetti mediatici che finiscono per condizionare le scelte'. Come quella di Pier Giorgio Welby - ricorda l'esperto - 'esposto sempre come un uomo solo con i suoi tormenti, anche se certamente non era cosi''.(    

Nutrizione e idratazione artificiali sono una forma di trattamento terapeutico o atti fondamentali in difesa della vita stessa del paziente? E' il nodo ancora da sciogliere sul dibattito sul disegno di legge sul testamento biologico ribadito oggi nella tavola rotonda tra l'onorevole Paola Binetti e il Senatore Ignazio Marino nel corso del 110/imo congresso della Societa' Italiana di Chirurgia che si svolge a Roma. 'Nono possiamo dimenticare che nutrirsi e idratarsi sono gli atti che contraddistinguono la vita - ha osservato la Binetti - sono quindi parte fondamentale di ogni vita che chiede di essere difesa'. In questo senso, ha spiegato la Binetti, 'il cittadino non puo' esprimere in una dichiarazione anticipata di fine vita la rinuncia al mangiare e al bere'. Non e' d'accordo il Senatore Marino che invece vede con spavento l'articolo 4 del ddl sul testamento biologico che prevete che nutrizione e idratazione debbano essere garantiti sempre al malato. 'Non possiamo fare una legge con un articolo che dice che nutrizione e idratazione sono obbligatorie', ha detto Marino, perche' e' chiaro che sono atti terapeutici cui si accompagnano necessariamente anche altri trattamenti di supporto. 'Questo punto non puo' passare sotto silenzio perche' se un paziente in vita mi dice che non vuole essere alimentato se si trovasse in una situazione come quella in cui versa Eluana Englaro, con una legge simile io medico sarei diviso tra la sua scelta e il rispetto della legge'. Ma secondo la Binetti l'articolo 4 del ddl non implicherebbe sempre l'obbligatorieta' di questi atti, che andrebbero invece decisi caso per caso anche sulla base di una forte alleanza medico-paziente. Se il Parlamento fa una legge in cui e' scritto che nutrizione e idratazione devono essere garantiti, ha concluso Marino, 'saremo obbligati per legge a somministrare una terapia anche se il paziente non ha voluto', una legge simile andrebbe contro gli orientamenti dettati dall'articolo 32 della Costituzione.     
In base a queste considerazioni il sottosegretario al Welfare ricorda per il Governo punti fermi per la definizione di una legge sulla fine vita sono 3. "Innanzitutto che non sia una norma sul diritto a morire ma sulla liberta' di cura, nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione e in antitesi alle interpretazioni arbitrariamente estensive come le ultime della Corte di cassazione".
Il riferimento e' alle decisioni di piazza Cavour sul caso di Eluana Englaro. "Il secondo punto fondamentale - riprende Roccella - e' che la legge serva a garantire l'alleanza terapeutica e il rapporto tra medico e paziente, concedendo al primo la sensibilita', in scienza e coscienza, di decidere pur rispettando la volonta' del malato in maniera autonoma. Infine il terzo punto riguarda il controverso nodo dell'idratazione e dell'alimentazione artificiale che per me - conclude - non sono terapie ma sostegno vitale".

'Se quello e' il suo pensiero, e' rispettabilissimo'. E' quel che si e' limitato a dire, a proposito delle parole pronunciate oggi dal Papa sul rapporto tra medico e paziente, Beppino Englaro, il padre di Eluana, la donna in stato vegetativo permanente da quasi 17 anni. Il pontefice questa mattina, ricevendo in udienza i partecipanti al 110/o congresso della Societa' Italiana di Chirurgia ha affermato che ogni tentativo di intromissione tra medico e paziente va guardato con 'sospetto', promuovendo 'il senso di responsabilita' dei familiari nei confronti del loro congiunto'. Englaro lo scorso luglio ha ottenuto dai giudici di Milano l'autorizzazione a interrompere l'alimentazione e l'idratazione artificiali che tengono in vita la figlia. Autorizzazione che e' stata impugnata in cassazione: l'udienza e' stata fissata per il prossimo 11 novembre.       
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