Padova. Chiuso il quartiere di via Anelli
"Siamo qui a chiudere via Anelli.
A chiudere questo ghetto e tentare di rimettere l'immigrazione semplicemente su canali di civilta' per tutti, per gli italiani e per gli immigrati". Lo ha sottolineato il ministro per la Solidarieta' sociale, paolo Ferrero, oggi in occasione della chiusura dell'ultima delle 6 palazzine del complesso 'Serenissima' di via Anelli, il cosi' detto 'Bronx di Padova'.
Oggi e' iniziato lo sgombero delle ultime 20 famiglie del civico 29. Un'operazione iniziata nel marzo 2005 con la precedente amministrazione di centrodestra, guidata dal sindaco Giustina Destro, e proseguita, con determinazione, dal centrosinistra del sindaco diessino Flavio Zanonato: 278 appartamenti che con gli immigrati clandestini sono arrivati ad ospitare una popolazione di 3 mila persone. L'operazione e' quindi culminata con l'erezione un anno fa del cosi' detto 'muro', che tante polemiche ha scatenato ed eretto dopo le proteste dei cittadini che abitano nei pressi del complesso e la guerriglia urbana tra due bande di spacciatori con numerosi feriti avvenuta la notte del 26 luglio 2006 per il controllo dell'area dello spaccio di droga.
Ferrero ha spiegato che "siamo qui a festeggiare che il ghetto si chiuda. E il muro e' stato una necessita': non era quello il fine, ma il mezzo per raggiungere il fine, cioe' non avere la guerriglia urbana in via Anelli. Poter fare il programma di chiusura e di ricollocazione delle persone. Oggi siamo qui -spiegato ancora il ministro- e cio' vuol dire che e' un percorso fatto bene".
Per il ministro, non c'e' dubbio "questo era un ghetto dove si erano sommati piu' problemi. Oggi il ghetto viene chiuso e io ringrazio il comune di Padova per il lavoro che ha fatto: le persone che abitavano e che lavorano sono state messe in altri alloggi dentro la citta' di Padova. E quindi sono in condizioni abitative regolari".
"Questo -ha proseguito Ferrero- e' un esempio da manuale di come una situazione di ghetto puo' essere smontata riuscendo con questo a costruire una integrazione per gli immigrati che lavorano: la stragrande maggioranza di quelli che sono qui in Italia".
La conoscenza reciproca porta a una valorizzazione anche lavorativa degli immigrati: sono persone 'motivate', disposte a imparare il lavoro, hanno voglia e sono rispettosi, flessibili nei confronti del cliente. Le difficolta' che si possono incontrare riguardano la capacita' di comprensione della lingua, una diversa concezione dei 'ritmi' e della 'igiene', fattori questi piu' variabili in funzione dei vari contesti culturali di appartenenza.
Cosi' se la soddisfazione media di un datore di lavoro che ha alle sue dipendenze lavoratori stranieri si aggira intorno all'8 (voto su scala 1:10), la soddisfazione che i gestori ritengono possa provare la clientela raggiunge il 5,6 di media presso il totale pubblici esercizi, non supera il 6,5 presso chi comunque ha stranieri nel proprio locale.
Seppur il 69% degli esercenti ritiene che ormai i clienti abbiano fatto l'abitudine a questo fenomeno, un 40% continua a sospettare che non sia cosa del tutto gradita ai clienti. Tale quota raggiunge il 48% presso chi non ha personale straniero. Gli esercenti temono che la clientela possa fidarsi meno, avere piu' remore verso il locale. Il 59% di chi ha personale straniero impiegato ritiene che - in ogni caso - non ci siano cambiamenti sul piano del servizio reso ai clienti.
Dalla ricerca emerge infine unanime l'esigenza espressa dai titolari dei pubblici esercizi: poter avere la collaborazione da parte delle associazioni di categoria nella formazione professionale di questa nuova forza lavoro, attraverso corsi appositamente pensati per stranieri di varie nazionalita'.
A chiudere questo ghetto e tentare di rimettere l'immigrazione semplicemente su canali di civilta' per tutti, per gli italiani e per gli immigrati". Lo ha sottolineato il ministro per la Solidarieta' sociale, paolo Ferrero, oggi in occasione della chiusura dell'ultima delle 6 palazzine del complesso 'Serenissima' di via Anelli, il cosi' detto 'Bronx di Padova'.
Oggi e' iniziato lo sgombero delle ultime 20 famiglie del civico 29. Un'operazione iniziata nel marzo 2005 con la precedente amministrazione di centrodestra, guidata dal sindaco Giustina Destro, e proseguita, con determinazione, dal centrosinistra del sindaco diessino Flavio Zanonato: 278 appartamenti che con gli immigrati clandestini sono arrivati ad ospitare una popolazione di 3 mila persone. L'operazione e' quindi culminata con l'erezione un anno fa del cosi' detto 'muro', che tante polemiche ha scatenato ed eretto dopo le proteste dei cittadini che abitano nei pressi del complesso e la guerriglia urbana tra due bande di spacciatori con numerosi feriti avvenuta la notte del 26 luglio 2006 per il controllo dell'area dello spaccio di droga.
Ferrero ha spiegato che "siamo qui a festeggiare che il ghetto si chiuda. E il muro e' stato una necessita': non era quello il fine, ma il mezzo per raggiungere il fine, cioe' non avere la guerriglia urbana in via Anelli. Poter fare il programma di chiusura e di ricollocazione delle persone. Oggi siamo qui -spiegato ancora il ministro- e cio' vuol dire che e' un percorso fatto bene".
Per il ministro, non c'e' dubbio "questo era un ghetto dove si erano sommati piu' problemi. Oggi il ghetto viene chiuso e io ringrazio il comune di Padova per il lavoro che ha fatto: le persone che abitavano e che lavorano sono state messe in altri alloggi dentro la citta' di Padova. E quindi sono in condizioni abitative regolari".
"Questo -ha proseguito Ferrero- e' un esempio da manuale di come una situazione di ghetto puo' essere smontata riuscendo con questo a costruire una integrazione per gli immigrati che lavorano: la stragrande maggioranza di quelli che sono qui in Italia".
La conoscenza reciproca porta a una valorizzazione anche lavorativa degli immigrati: sono persone 'motivate', disposte a imparare il lavoro, hanno voglia e sono rispettosi, flessibili nei confronti del cliente. Le difficolta' che si possono incontrare riguardano la capacita' di comprensione della lingua, una diversa concezione dei 'ritmi' e della 'igiene', fattori questi piu' variabili in funzione dei vari contesti culturali di appartenenza.
Cosi' se la soddisfazione media di un datore di lavoro che ha alle sue dipendenze lavoratori stranieri si aggira intorno all'8 (voto su scala 1:10), la soddisfazione che i gestori ritengono possa provare la clientela raggiunge il 5,6 di media presso il totale pubblici esercizi, non supera il 6,5 presso chi comunque ha stranieri nel proprio locale.
Seppur il 69% degli esercenti ritiene che ormai i clienti abbiano fatto l'abitudine a questo fenomeno, un 40% continua a sospettare che non sia cosa del tutto gradita ai clienti. Tale quota raggiunge il 48% presso chi non ha personale straniero. Gli esercenti temono che la clientela possa fidarsi meno, avere piu' remore verso il locale. Il 59% di chi ha personale straniero impiegato ritiene che - in ogni caso - non ci siano cambiamenti sul piano del servizio reso ai clienti.
Dalla ricerca emerge infine unanime l'esigenza espressa dai titolari dei pubblici esercizi: poter avere la collaborazione da parte delle associazioni di categoria nella formazione professionale di questa nuova forza lavoro, attraverso corsi appositamente pensati per stranieri di varie nazionalita'.
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