Palliativisti Ue chiedono il monopolio del fine vita: niente eutanasia, solo cure palliative
"La legalizzazione dell'eutanasia presenta in tutte le nostre societa' il rischio che delle persone indifese si trovino sotto pressione, o che direttive giuridiche siano in contraddizione con i valori professionali di coloro che sono attivi nel campo dell'assistenza palliativa". E' il monito lanciato da Franco De Conno dell'Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, direttore onorario della Societa' europea di medicina palliativa (Eapc), ieri a Vienna durante il Congresso europeo sulle cure palliative. Ammettendo la 'dolce morte' per legge, c'e' poi il pericolo "che si cerchi di condurre uno sviluppo a basso costo delle strutture di medicina palliativa", nonche' "il rischio di un'estensione dei criteri clinici ad altri gruppi sociali, o che aumenti la frequenza di uccisioni mediche senza o contro la volonta' del paziente. Una volta aperta la porta, uccidere puo' divenire socialmente accettabile", avverte il pioniere del settore.
"Sia l'eutanasia che l'assistenza palliativa hanno lo scopo dichiarato di rendere possibile una morte senza sofferenza", afferma De Conno, ma "la maggior parte degli addetti ai lavori nel campo delle cure palliative non vuole avere nulla a che fare con l'eutanasia - precisa l'esperto, in occasione del summit che riunisce 3 mila specialisti - senza contare il fatto che questa rimane proibita nella grande maggioranza degli Stati". De Conno ritiene che il desiderio di eutanasia, aiuto alla morte o suicidio assistito "va rispettato e preso sul serio, ed e' richiesta una grande sensibilita' da parte di medici e infermieri. Deve pero' essere chiaro" che questo desiderio "spesso scompare se la persona viene sottoposta a una cura palliativa di qualita' e ben somministrata". Da qui l'urgenza di potenziare queste pratiche.
"Dobbiamo appurare" che chi chiede una 'dolce morte' abbia "in ogni caso la possibilita' di una cura professionale palliativa". E "se si pone la questione dell'eutanasia o del suicidio assistito, ammesso e non concesso che cio' sia giuridicamente possibile, questo fatto non dovrebbe rimanere in nessun caso limitato alle responsabilita' del team di medicina palliativa", spiega De Conno.
Secondo De Conno, "un numero sufficiente di strutture di medicina palliativa e' da annoverare tra i grossi impegni dei governi europei, se non altro in considerazione degli sviluppi demografici" e del fatto che "la qualita' della vita, in quanto fine e scopo di una terapia, ha assunto un significato sempre piu' ampio e presente nella medicina odierna", evidenzia.
"Questo lavoro necessita pero' di sufficienti risorse finanziarie", e' l'appello alle istituzioni. Al contempo "e' necessario migliorare la qualita' e le disponibilita' dell'assistenza palliativa sul piano della formazione professionale. Cerchiamo di raggiungere in tutti i Paesi europei un'ulteriore specializzazione per tutti i gruppi professionali coinvolti nell'assistenza palliativa, in modo speciale per i medici. Su questo punto i singoli Paesi europei hanno raggiunto diversi gradi di sviluppo", mentre lo scopo e' poter mettere a disposizione di tutti coloro che in Europa necessitano di cure palliative strutture adeguate, sia ambulanti che fisse. Perche' "l'assistenza palliativa rappresentera' anche in futuro un impegno non solo medico, ma anche logistico e sociale", dice.
De Conno fa notare che molti degli studi condotti su eutanasia, aiuto alla morte e suicidio assistito "presentano delle debolezze metodiche", e che su questi temi "spesso non si puo' parlare di fatti basati sull'evidenza". L'auspicio e' "che si proceda in modo coordinato nel campo della ricerca". Un punto fermo, comunque, e' che "una cura sedativa terminale non e' eutanasia". Confonderle e' "un errore molto diffuso", assicura, ma i due concetti sono "completamente diversi". Le mille promesse della medicina moderna possono anche far paura a certi pazienti, e l'eutanasia potrebbe sembrare loro una via d'uscita. In quest'ottica, la Ethic Task Force Eapc si fa garante di un dialogo aperto e diretto con i sostenitori della 'dolce morte'. "Di fronte a queste questioni, l'Eapc deve rispettare le decisioni individuali, ma e' altresi' importante attirare l'attenzione sulle responsabilita' che la societa' ha nei confronti dei membri piu' vecchi, indifesi e morenti, affinche' ricevano cure sufficienti", conclude De Conno.
"Sia l'eutanasia che l'assistenza palliativa hanno lo scopo dichiarato di rendere possibile una morte senza sofferenza", afferma De Conno, ma "la maggior parte degli addetti ai lavori nel campo delle cure palliative non vuole avere nulla a che fare con l'eutanasia - precisa l'esperto, in occasione del summit che riunisce 3 mila specialisti - senza contare il fatto che questa rimane proibita nella grande maggioranza degli Stati". De Conno ritiene che il desiderio di eutanasia, aiuto alla morte o suicidio assistito "va rispettato e preso sul serio, ed e' richiesta una grande sensibilita' da parte di medici e infermieri. Deve pero' essere chiaro" che questo desiderio "spesso scompare se la persona viene sottoposta a una cura palliativa di qualita' e ben somministrata". Da qui l'urgenza di potenziare queste pratiche.
"Dobbiamo appurare" che chi chiede una 'dolce morte' abbia "in ogni caso la possibilita' di una cura professionale palliativa". E "se si pone la questione dell'eutanasia o del suicidio assistito, ammesso e non concesso che cio' sia giuridicamente possibile, questo fatto non dovrebbe rimanere in nessun caso limitato alle responsabilita' del team di medicina palliativa", spiega De Conno.
Secondo De Conno, "un numero sufficiente di strutture di medicina palliativa e' da annoverare tra i grossi impegni dei governi europei, se non altro in considerazione degli sviluppi demografici" e del fatto che "la qualita' della vita, in quanto fine e scopo di una terapia, ha assunto un significato sempre piu' ampio e presente nella medicina odierna", evidenzia.
"Questo lavoro necessita pero' di sufficienti risorse finanziarie", e' l'appello alle istituzioni. Al contempo "e' necessario migliorare la qualita' e le disponibilita' dell'assistenza palliativa sul piano della formazione professionale. Cerchiamo di raggiungere in tutti i Paesi europei un'ulteriore specializzazione per tutti i gruppi professionali coinvolti nell'assistenza palliativa, in modo speciale per i medici. Su questo punto i singoli Paesi europei hanno raggiunto diversi gradi di sviluppo", mentre lo scopo e' poter mettere a disposizione di tutti coloro che in Europa necessitano di cure palliative strutture adeguate, sia ambulanti che fisse. Perche' "l'assistenza palliativa rappresentera' anche in futuro un impegno non solo medico, ma anche logistico e sociale", dice.
De Conno fa notare che molti degli studi condotti su eutanasia, aiuto alla morte e suicidio assistito "presentano delle debolezze metodiche", e che su questi temi "spesso non si puo' parlare di fatti basati sull'evidenza". L'auspicio e' "che si proceda in modo coordinato nel campo della ricerca". Un punto fermo, comunque, e' che "una cura sedativa terminale non e' eutanasia". Confonderle e' "un errore molto diffuso", assicura, ma i due concetti sono "completamente diversi". Le mille promesse della medicina moderna possono anche far paura a certi pazienti, e l'eutanasia potrebbe sembrare loro una via d'uscita. In quest'ottica, la Ethic Task Force Eapc si fa garante di un dialogo aperto e diretto con i sostenitori della 'dolce morte'. "Di fronte a queste questioni, l'Eapc deve rispettare le decisioni individuali, ma e' altresi' importante attirare l'attenzione sulle responsabilita' che la societa' ha nei confronti dei membri piu' vecchi, indifesi e morenti, affinche' ricevano cure sufficienti", conclude De Conno.
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