Papa: medico deve imporre alimentazione e idratazione artificiale al paziente
Di fronte ai partecipanti al congresso sul tema 'Accanto al malato inguaribile e al morente: orientamenti etici ed operativi', Benedetto XVI chiarisce cosa intenda per rispetto della vita del malato nella sua fase terminale. Si tratta, afferma il Papa, di assicurare "terapie e interventi medici adeguati, individuati e gestiti secondo i criteri della proporzionalita' medica". E ribadisce il "dovere morale di somministrare (da parte del medico) e di accogliere (da parte del paziente) quei mezzi di preservazione della vita che, nella situazione concreta, risultino 'ordinari'". Il riferimento e' a trattamenti come alimentazione e idratazione artificiali, ritenuti appunto 'ordinari'. "Per quanto riguarda, invece, le terapie significativamente rischiose o che fossero prudentemente da giudicare 'straordinarie', il ricorso ad esse sara' da considerare moralmente lecito ma facoltativo", aggiunge Benedetto XVI.
L'eutanasia potrebbe diventare uno strumento per eliminare persone morenti che rappresentano un costo economico per la societa'. E' quanto afferma mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita ai microfoni di Radio Vaticana. Secondo Sgreccia, e' proprio questa filosofia economicista del problema 'che e' sottesa nell'attuale spinta pro-eutanasia e suicidio assistito che ha gia' avuto le sue prime manifestazioni in Olanda, in Belgio e adesso preme sul Lussemburgo e la Danimarca'. 'Non e' tanto, quindi - aggiunge-, che si debba o che ci si stia preoccupando della sofferenza del paziente, anche perche' ora come ora il dolore e' dominabile da parte della medicina. Il fatto e' che non abbiamo il coraggio e la forza e molte volte anche il desiderio di impegnare le forze economiche in malattie che durano molto e che costano a coloro che stanno bene, a coloro che si dovrebbero impegnare nell'assistenza. Se non si mobilita la responsabilita' e la solidarieta', se permettiamo che scompaia la solidarieta' accanto al morente, come sta purtroppo accadendo accanto a chi chiede di nascere dopo essere stato concepito, la societa' stessa cade in un precipizio, proprio perche' perde i suoi valori fondamentali e il solidarismo'.
E ancora mons. Sgreccia ha rilevato come l'eutanasia, la dolce morte, 'viene presentata in una societa' del benessere, con un volto seducente. Si tratta in realta' dell'anticipazione della morte. E' una morte inflitta, e' un abuso sul dono della vita, che non appartiene a nessuno, neanche il malato stesso puo' gestire arbitrariamente la sua vita'.
'Di fronte a queste proposte di eutanasia - ha aggiunto il Presidente della Pontificia accademia per la vita - non basta dire no, che e' scontato e che e' stato ripetuto, perche' rappresenta uno dei grandi delitti che si commettono e molto piu' grave della pena di morte, perche' la pena di morte, almeno viene detto per giustificarla, viene inflitta a difesa della societa'. In questo caso non c'e' nessuna colpa nel fatto che qualcuno stia per morire. Anche il paziente che si trova sconfortato e che chiedesse di morire prima non va certamente accontentato in questo campo. La societa' e la medicina vengono chiamate e questa volta con una maggiore attenzione ad una loro responsabilita''.
'La Chiesa non partecipa al dibattito politico, non ha partiti politici di preferenza, la Chiesa richiama con forza alcuni principi. Se qualcuno si propone come prescelto e prediletto della Chiesa o e' matto o e' in malafede. Io non sono ne' matto ne' in malafede. Su alcuni temi, come l'eutanasia, sono perfettamente d'accordo con il Papa'. Lo afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, ospite di Sky Tg24 Pomeriggio.
Tre no per difendere la vita. L'appello del Papa rivolto ai medici sulla salvaguardia della vita umana e' "opportuno", perche' "nell'agenda del paese deve essere messo al centro il dibattito sui valori della vita". Questo il parere di Vincenzo Saraceni, presidente dell'Associazione Medici Cattolici Italiani. "La nostra posizione e' molto chiara e si sostanzia in tre no - sottolinea Saraceni - no all'eutanasia, no all'accanimento terapeutico, no all'abbandono terapeutico. In questi tre punti vi sono le ragioni per difendere la vita sempre e stabilire un'alleanza terapeutica col paziente". Secondo Saraceni, la posizione della Chiesa "quando possibile va sempre ribadita" ed e' bene che "il grande tema del valore della vita sia posto al centro del dibattito culturale del paese".
'Negare all'ammalato di poter porre fine alle sofferenze e' un incomprensibile atto di violenza'. E' quanto afferma in una nota il ministro per la Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, secondo il quale 'la posizione ribadita oggi dal Papa contraria all'eutanasia e' a mio parere sbagliata'. 'Le persone -sottolinea Ferrero- devono avere il diritto alle cure, i famigliari il diritto al sostegno, ma alla fine questo non cancella il diritto di una persona di porre fine alle proprie sofferenze. Non convince il richiamo alla storia e alla presunta naturalita' di questa posizione. Oggi -aggiunge il ministro- la scienza permette il mantenimento in vita ben al di la' della natura: cosi' come la cura e il possibile mantenimento della vita biologica e' frutto di un autonomo intervento dell'uomo sul corso della natura, cosi' il porre fine alle cure deve essere nel potere del singolo ammalato. In tutta franchezza -conclude Ferrero- anche se ammantato di un linguaggio caritatevole e solidale, il voler negare all'ammalato di porre fine alla propria sofferenza.'
Il fatto che il Papa abbia richiamato i medici ad avere piu' rispetto per la vita "non mi meraviglia". Ci sarebbe "motivo di meraviglia se non lo avesse fatto, francamente". Il leader di An, Gianfranco Fini, stasera a Bologna, replica cosi' a chi gli chiede un commento sull'intervento di Benedetto XVI. "Queste sono questioni di fronte alle quali i valori religiosi, per chi in queli valori ci crede, sono dirimente- conclude Fini- il che non vuol dire tagliare le ali alla scienza".
L'eutanasia potrebbe diventare uno strumento per eliminare persone morenti che rappresentano un costo economico per la societa'. E' quanto afferma mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita ai microfoni di Radio Vaticana. Secondo Sgreccia, e' proprio questa filosofia economicista del problema 'che e' sottesa nell'attuale spinta pro-eutanasia e suicidio assistito che ha gia' avuto le sue prime manifestazioni in Olanda, in Belgio e adesso preme sul Lussemburgo e la Danimarca'. 'Non e' tanto, quindi - aggiunge-, che si debba o che ci si stia preoccupando della sofferenza del paziente, anche perche' ora come ora il dolore e' dominabile da parte della medicina. Il fatto e' che non abbiamo il coraggio e la forza e molte volte anche il desiderio di impegnare le forze economiche in malattie che durano molto e che costano a coloro che stanno bene, a coloro che si dovrebbero impegnare nell'assistenza. Se non si mobilita la responsabilita' e la solidarieta', se permettiamo che scompaia la solidarieta' accanto al morente, come sta purtroppo accadendo accanto a chi chiede di nascere dopo essere stato concepito, la societa' stessa cade in un precipizio, proprio perche' perde i suoi valori fondamentali e il solidarismo'.
E ancora mons. Sgreccia ha rilevato come l'eutanasia, la dolce morte, 'viene presentata in una societa' del benessere, con un volto seducente. Si tratta in realta' dell'anticipazione della morte. E' una morte inflitta, e' un abuso sul dono della vita, che non appartiene a nessuno, neanche il malato stesso puo' gestire arbitrariamente la sua vita'.
'Di fronte a queste proposte di eutanasia - ha aggiunto il Presidente della Pontificia accademia per la vita - non basta dire no, che e' scontato e che e' stato ripetuto, perche' rappresenta uno dei grandi delitti che si commettono e molto piu' grave della pena di morte, perche' la pena di morte, almeno viene detto per giustificarla, viene inflitta a difesa della societa'. In questo caso non c'e' nessuna colpa nel fatto che qualcuno stia per morire. Anche il paziente che si trova sconfortato e che chiedesse di morire prima non va certamente accontentato in questo campo. La societa' e la medicina vengono chiamate e questa volta con una maggiore attenzione ad una loro responsabilita''.
'La Chiesa non partecipa al dibattito politico, non ha partiti politici di preferenza, la Chiesa richiama con forza alcuni principi. Se qualcuno si propone come prescelto e prediletto della Chiesa o e' matto o e' in malafede. Io non sono ne' matto ne' in malafede. Su alcuni temi, come l'eutanasia, sono perfettamente d'accordo con il Papa'. Lo afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, ospite di Sky Tg24 Pomeriggio.
Tre no per difendere la vita. L'appello del Papa rivolto ai medici sulla salvaguardia della vita umana e' "opportuno", perche' "nell'agenda del paese deve essere messo al centro il dibattito sui valori della vita". Questo il parere di Vincenzo Saraceni, presidente dell'Associazione Medici Cattolici Italiani. "La nostra posizione e' molto chiara e si sostanzia in tre no - sottolinea Saraceni - no all'eutanasia, no all'accanimento terapeutico, no all'abbandono terapeutico. In questi tre punti vi sono le ragioni per difendere la vita sempre e stabilire un'alleanza terapeutica col paziente". Secondo Saraceni, la posizione della Chiesa "quando possibile va sempre ribadita" ed e' bene che "il grande tema del valore della vita sia posto al centro del dibattito culturale del paese".
'Negare all'ammalato di poter porre fine alle sofferenze e' un incomprensibile atto di violenza'. E' quanto afferma in una nota il ministro per la Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, secondo il quale 'la posizione ribadita oggi dal Papa contraria all'eutanasia e' a mio parere sbagliata'. 'Le persone -sottolinea Ferrero- devono avere il diritto alle cure, i famigliari il diritto al sostegno, ma alla fine questo non cancella il diritto di una persona di porre fine alle proprie sofferenze. Non convince il richiamo alla storia e alla presunta naturalita' di questa posizione. Oggi -aggiunge il ministro- la scienza permette il mantenimento in vita ben al di la' della natura: cosi' come la cura e il possibile mantenimento della vita biologica e' frutto di un autonomo intervento dell'uomo sul corso della natura, cosi' il porre fine alle cure deve essere nel potere del singolo ammalato. In tutta franchezza -conclude Ferrero- anche se ammantato di un linguaggio caritatevole e solidale, il voler negare all'ammalato di porre fine alla propria sofferenza.'
Il fatto che il Papa abbia richiamato i medici ad avere piu' rispetto per la vita "non mi meraviglia". Ci sarebbe "motivo di meraviglia se non lo avesse fatto, francamente". Il leader di An, Gianfranco Fini, stasera a Bologna, replica cosi' a chi gli chiede un commento sull'intervento di Benedetto XVI. "Queste sono questioni di fronte alle quali i valori religiosi, per chi in queli valori ci crede, sono dirimente- conclude Fini- il che non vuol dire tagliare le ali alla scienza".
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