Papa: no ad aborto ed eutanasia
La vita deve essere essere 'tutelata' e 'servita' sempre ,'ancora piú quando essa e' fragile e bisognosa di attenzioni e cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale': e' quanto Benedetto XVI ha riaffermato stamane davanti alla folla domenicale di fedeli presenti in Piazza San Pietro per la preghiera dell'Angelus.
Il nuovo appello di Ratzinger contro l'aborto e l'eutanasia e' servito a rinforzare l'impatto della trentesima 'Giornata per la Vita', promossa dalla Conferenza episcopale italiana, e celebrata ieri in tutte le parrocchie del Paese. A dare nuovi argomenti alla battaglia della Cei e' arrivato ieri un documento firmato dai direttori delle cliniche ginecologiche universitarie di Roma, in cui si afferma che e' dovere dei medici quello di rianimare i neonati prematuri, anche contro il volere della madre.
'Cosi' come appare e' un messaggio che ci fa piacere', ha affermato mons. Elio Sgreccia, presidente del Pontificio Consiglio per la Vita, il quale pero', prudentemente, ha rimandato qualsiasi commento ufficiale ad una lettura piu' analitica del testo.
''Ognuno, secondo le proprie possibilità, professionalita' e competenze - ha detto da parte sua il Papa - si senta sempre spinto ad amare e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale tramonto'. 'E' infatti impegno di tutti - ha aggiunto - accogliere la vita umana come dono da rispettare, tutelare e promuovere, ancor piu' quando essa e' fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale'.
Benedetto XVI ha poi voluto incoraggiare 'quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni eta' la cui vita e' provata da tante e diverse forme di poverta' Nel convocare la 'Giornata della Vita, nell'ottobre scorso, i vescovi italiani avevano sottolineato come 'la civilta' di un popolo si misura dalla sua capacita' di servire la vita'.
Parole che il Papa ha fatto proprie nel saluto di piazza San Pietro. 'I figli - affermava ancora la Cei nel suo messaggio - sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall'amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non e' aperto alla vita, non ha speranza'.
Di aborto e eutanasia hanno parlato ieri in tutta Italia semplici parroci, vescovi e porporati. Nella sua omelia a Milano, il card. Dionigi Tettamanzi, ha invitato i cattolici 'a fare di piu' e meglio' a servizio della vita. Senza citare esplicitamente la legge 194 sull'interruzione di gravidanza, Tettamanzi si e' chiesto: 'in questo campo abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, tutto quello che dovevamo fare?'
Un 'corto circuito' che non e' piaciuto a Umberto Veronesi, quello della giornata di ieri tra le parole del papa di dura condanna all'aborto ('La vita deve essere tutelata e servita sempre, ancora piu' quando essa e' fragile e bisognosa di attenzioni e cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale') e il documento dei primari di ginecologia delle universita' romane, che raccomandano la rianimazione dei nati prematuri anche sotto la 24ma settimana.
In un'intervista alla Stampa, l'oncologo ed ex-ministro dice di trovare 'sconcertante' la sovrapposizione effettuata tra i due messaggi: 'E' ovvio - spiega - che un medico debba soccorrere un neonato prematuro. Se sta morendo lo aiutera' a morire, se ce la fa a sopravvivere lo deve aiutare a vivere. Mi sembra implicito. Piuttosto quello che mi sconcerta e' l'accostamento che si fa con l'aborto.
L'aborto e' altra cosa.
Aborto significa un'interruzione di gravidanza in cui la madre decide che non vuole far crescere il feto. Nell'aborto il bambino nasce morto. Vogliono rianimare un aborto'?'.
Nel documento dei neonatologi, secondo Veronesi, non c'e' nessuna significativa novita' e il professore si dichiara quindi d'accordo con la senatrice Paola Binetti, che parla di applicare in toto la legge vigente. 'Io sono a favore del neonato - prosegue - e, del resto, chi si sognerebbe di non esserlo'? Ripeto: se da una nascita normale, pur se prematura, il neonato nasce vivo vuol dire che merita di essere rianimato. Se poi il neonato e' a rischio e' chiaro che bisogna stare attenti. E' il medico che deve decidere cosa fare se il neonato e' malformato, se gli manca mezzo cervello...E' una decisione da prendere secondo coscienza'.
Molto critico, invece, Veronesi nei confronti delle proposte di revisione della legge 194, oggetto di una 'offensiva senza speranza' o di una 'moratoria' internazionale sull'aborto: 'Non so proprio cosa voglia dire. Sono tutti tentativi in extremis di una Chiesa che sta valutando e verificando la sua perdita di credibilita'. E si attacca, purtroppo, sempre di piu' a posizioni indifendibili'.
Il pontefice, durante l'Angelus di ieri celebrato nella Giornata della Vita promossa dalla Chiesa italiana, ha ribadito la condanna di aborto e eutanasia e ha lodato 'quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni eta' la cui vita e' provata da tante e diverse forme di poverta''.
Nel documento distribuito lo scorso ottobre in preparazione della Giornata, la Cei aveva affermato che 'la civilta' di un popolo si misura dalla sua capacita' di servire la vita. I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall'amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non e' aperto alla vita, non ha speranza'.
'Bene ha fatto il Papa oggi nel suo discorso domenicale sulla vita. Crediamo che la prossima legislatura sia quindi il tema della vita che sara' al centro di una agenda etica e non come e' avvenuto finora con questa legislatura pro-choice'. Lo afferma il Massimo Polledri, capogruppo della Lega in commissione Sanita' del Senato, che rileva come finora, con questo governo, sia stata affermata fortemente 'la liberta' di scelta ad ogni costo, come bene primario nei confronti della vita, quindi con la revisione della 40, con la possibilita' della diagnosi pre-impianto con la soppressione del feto malato (non eugeneticamente corretto) e ancora con la ru-486 e, infine, con l'eutanasia mascherata da testamento biologico presentato con il volto perbene ed ispirato da sentimenti di pieta' del presidente Marino'.
Ecco quindi, per il senatore leghista, la necessita' di 'dettare una agenda etica, laica, equilibrata pro-life dove non ci sia piu' contrapposizione tra diritto della donna e diritto dell'embrione e dove l'obiettivo sia coniugare la liberta' della donna con la necessita' di ridurre il numero di aborti e di aumentare le persone che scelgono la vita: lo Stato dovra' tornare ad applicare veramente la legge 194; la lotta contro il dolore e quindi l'approvazione di un serio piano per le cure palliative dove oggi l'Italia e' fanalino di coda in Europa'.
Il nuovo appello di Ratzinger contro l'aborto e l'eutanasia e' servito a rinforzare l'impatto della trentesima 'Giornata per la Vita', promossa dalla Conferenza episcopale italiana, e celebrata ieri in tutte le parrocchie del Paese. A dare nuovi argomenti alla battaglia della Cei e' arrivato ieri un documento firmato dai direttori delle cliniche ginecologiche universitarie di Roma, in cui si afferma che e' dovere dei medici quello di rianimare i neonati prematuri, anche contro il volere della madre.
'Cosi' come appare e' un messaggio che ci fa piacere', ha affermato mons. Elio Sgreccia, presidente del Pontificio Consiglio per la Vita, il quale pero', prudentemente, ha rimandato qualsiasi commento ufficiale ad una lettura piu' analitica del testo.
''Ognuno, secondo le proprie possibilità, professionalita' e competenze - ha detto da parte sua il Papa - si senta sempre spinto ad amare e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale tramonto'. 'E' infatti impegno di tutti - ha aggiunto - accogliere la vita umana come dono da rispettare, tutelare e promuovere, ancor piu' quando essa e' fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale'.
Benedetto XVI ha poi voluto incoraggiare 'quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni eta' la cui vita e' provata da tante e diverse forme di poverta' Nel convocare la 'Giornata della Vita, nell'ottobre scorso, i vescovi italiani avevano sottolineato come 'la civilta' di un popolo si misura dalla sua capacita' di servire la vita'.
Parole che il Papa ha fatto proprie nel saluto di piazza San Pietro. 'I figli - affermava ancora la Cei nel suo messaggio - sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall'amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non e' aperto alla vita, non ha speranza'.
Di aborto e eutanasia hanno parlato ieri in tutta Italia semplici parroci, vescovi e porporati. Nella sua omelia a Milano, il card. Dionigi Tettamanzi, ha invitato i cattolici 'a fare di piu' e meglio' a servizio della vita. Senza citare esplicitamente la legge 194 sull'interruzione di gravidanza, Tettamanzi si e' chiesto: 'in questo campo abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, tutto quello che dovevamo fare?'
Un 'corto circuito' che non e' piaciuto a Umberto Veronesi, quello della giornata di ieri tra le parole del papa di dura condanna all'aborto ('La vita deve essere tutelata e servita sempre, ancora piu' quando essa e' fragile e bisognosa di attenzioni e cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale') e il documento dei primari di ginecologia delle universita' romane, che raccomandano la rianimazione dei nati prematuri anche sotto la 24ma settimana.
In un'intervista alla Stampa, l'oncologo ed ex-ministro dice di trovare 'sconcertante' la sovrapposizione effettuata tra i due messaggi: 'E' ovvio - spiega - che un medico debba soccorrere un neonato prematuro. Se sta morendo lo aiutera' a morire, se ce la fa a sopravvivere lo deve aiutare a vivere. Mi sembra implicito. Piuttosto quello che mi sconcerta e' l'accostamento che si fa con l'aborto.
L'aborto e' altra cosa.
Aborto significa un'interruzione di gravidanza in cui la madre decide che non vuole far crescere il feto. Nell'aborto il bambino nasce morto. Vogliono rianimare un aborto'?'.
Nel documento dei neonatologi, secondo Veronesi, non c'e' nessuna significativa novita' e il professore si dichiara quindi d'accordo con la senatrice Paola Binetti, che parla di applicare in toto la legge vigente. 'Io sono a favore del neonato - prosegue - e, del resto, chi si sognerebbe di non esserlo'? Ripeto: se da una nascita normale, pur se prematura, il neonato nasce vivo vuol dire che merita di essere rianimato. Se poi il neonato e' a rischio e' chiaro che bisogna stare attenti. E' il medico che deve decidere cosa fare se il neonato e' malformato, se gli manca mezzo cervello...E' una decisione da prendere secondo coscienza'.
Molto critico, invece, Veronesi nei confronti delle proposte di revisione della legge 194, oggetto di una 'offensiva senza speranza' o di una 'moratoria' internazionale sull'aborto: 'Non so proprio cosa voglia dire. Sono tutti tentativi in extremis di una Chiesa che sta valutando e verificando la sua perdita di credibilita'. E si attacca, purtroppo, sempre di piu' a posizioni indifendibili'.
Il pontefice, durante l'Angelus di ieri celebrato nella Giornata della Vita promossa dalla Chiesa italiana, ha ribadito la condanna di aborto e eutanasia e ha lodato 'quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni eta' la cui vita e' provata da tante e diverse forme di poverta''.
Nel documento distribuito lo scorso ottobre in preparazione della Giornata, la Cei aveva affermato che 'la civilta' di un popolo si misura dalla sua capacita' di servire la vita. I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall'amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non e' aperto alla vita, non ha speranza'.
'Bene ha fatto il Papa oggi nel suo discorso domenicale sulla vita. Crediamo che la prossima legislatura sia quindi il tema della vita che sara' al centro di una agenda etica e non come e' avvenuto finora con questa legislatura pro-choice'. Lo afferma il Massimo Polledri, capogruppo della Lega in commissione Sanita' del Senato, che rileva come finora, con questo governo, sia stata affermata fortemente 'la liberta' di scelta ad ogni costo, come bene primario nei confronti della vita, quindi con la revisione della 40, con la possibilita' della diagnosi pre-impianto con la soppressione del feto malato (non eugeneticamente corretto) e ancora con la ru-486 e, infine, con l'eutanasia mascherata da testamento biologico presentato con il volto perbene ed ispirato da sentimenti di pieta' del presidente Marino'.
Ecco quindi, per il senatore leghista, la necessita' di 'dettare una agenda etica, laica, equilibrata pro-life dove non ci sia piu' contrapposizione tra diritto della donna e diritto dell'embrione e dove l'obiettivo sia coniugare la liberta' della donna con la necessita' di ridurre il numero di aborti e di aumentare le persone che scelgono la vita: lo Stato dovra' tornare ad applicare veramente la legge 194; la lotta contro il dolore e quindi l'approvazione di un serio piano per le cure palliative dove oggi l'Italia e' fanalino di coda in Europa'.
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