Parafarmacie. Farmacisti in sciopero contro un disegno di legge
Riceviamo e pubblichiamo.Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti esprime piena solidarietà alla Signora Elisa Cosimo, madre del dr. Lacroce titolare dell’omonima parafarmacia a Soverato (CZ) che ha deciso in piena autonomia di avviare da oggi uno sciopero della fame ad oltranza contro i tentativi in parlamento di cancellare le liberalizzazioni.
Alla vigilia della riapertura del Parlamento, la protesta della signora Cosimo assume particolare rilevanza proprio in riferimento al ddl Gasparri/Tomassini che si pone come principale obiettivo la chiusura delle parafarmacie.
Una vera e propria controriforma che umilia la capacità di scelta del cittadino-consumatore, privandolo di qualsiasi forma di concorrenza.
Questo nonostante la maggioranza degli italiani abbia apprezzato le liberalizzazioni sui farmaci d’automedicazione e sia contraria al self-service del farmaco con la conseguente eliminazione della presenza del farmacista nei luoghi di dispensazione.
La signora Cosimo non difende solo gli investimenti fatti dalla Sua famiglia e il futuro professionale del figlio, ma difende anche gli interessi dei consumatori che si vedrebbero privati di uno strumento importante per ottenere sconti nel prezzo del farmaco acquistato e maggiori servizi. Riduzione dei prezzi che, lo ricordiamo, prima della riforma Bersani erano impossibili nelle farmacie.
Un Paese che costringe i propri cittadini a compiere scelte estreme per difendere diritti già sanciti dalla Costituzione, come quello al libero esercizio della professione e all’impresa, è un Paese che deve porsi serie domande rispetto al proprio futuro e a quello delle nuove generazioni.
Il Governo deve abbandonare l’ambiguità che lo ha contraddistinto su questo tema e deve dire chiaramente da che parte sta: se con le corporazioni o con i cittadini.
Per tali motivi il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti chiede l’immediato ritiro del ddl Gasparri/Tomassini e dell’emendamento Saltamartini perché contrari agli interessi economici generali (chiusura di 3000 aziende - perdita di oltre 5000 posti di lavoro) ed anticostituzionale ove limita pesantemente la libertà d’impresa.
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