Lunedì 8 giugno 2026
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Parigi: la Citta' della storia dell'immigrazione

U.E. - FRANCIA
Notizia ·
La Citta' della storia dell'immigrazione apre oggi le porte a Parigi nell'ex museo delle arti africane e oceanografiche (la cui collezione e' stata trasferita al Quai Branly). Sembra uno scherzo del destino, visto che l'austero palazzo della Porte Doree, nel sud est della capitale, era nato per accogliere l'esposizione coloniale del '31 ed era poi diventato un Museo delle colonie.
La vicenda della nuova Citta' della storia dell' immigrazione non e' meno singolare di quella dell'edificio che lo ospita.
Dopo un tempo di gestazione record (quindici anni almeno), il museo era stato messo in cantiere solo nel 2002 dall'ex presidente Jacques Chirac.
L'idea era di creare un luogo per parlare della Francia meticcia e degli apporti degli immigrati in un paese in crisi d'identita'. All'epoca era stato accolto con entusiasmo. La Cite' apre, dunque ora, ma senza personalita' e senza inaugurazione ufficiale, per non creare disordini, dicono le istituzioni. Ma intanto la Lega dei diritti dell'Uomo e altre associazioni hanno chiesto per oggi un' 'inaugurazione cittadina'.
La vicenda della nascita del Museo ha visto anche le dimissioni di otto storici all'origine del progetto, date in segno di protesta con la creazione di un ministero dell'immigrazione da parte del presidente Sarkozy . Ora le porte aprono in un clima di vive polemiche per il nuovo progetto di legge sull'immigrazione voluto sempre da Sarkozy ed in particolare per l'uso dei test del Dna nei ricongiungimenti familiari degli immigrati. Una disposizione che oggi il segretario di stato alla politica per le citta', Fadela Amara, ha definito 'schifosa'.
'Il museo e' il museo, la politica e' la politica', ha tagliato corto oggi Jacques Toubon, presidente del consiglio di orientamento del museo, che dice di non essere deluso per l'assenza di Sarkozy, oggi a Mosca. 'Il presidente sara' qui nelle prossime settimane', afferma, ma dall'Eliseo non si sa ancora nulla. Meno diplomatico Patrick Weil, uno degli universitari che si erano licenziati la primavera scorsa: 'siamo nella Ellis Island francese, la presenza del presidente era naturale'. Per Toubon invece 'l'essenziale e' che il museo abbia aperto e che spieghi l'immigrazione in Francia in modo esatto, con sensibilita' e in una prospettiva storica. Molti vivono l'immigrazione come un fenomeno recente, ma non e' cosi''.
Questa storia collettiva, lunga duecento anni, il museo ancora in fieri la racconta attraverso tante piccole storie personali. Di uomini celebri o piu' o meno celebri, ma soprattutto di anonimi. Molti gli oggetti donati per testimoniare: un rosario, un paio di scarpe da tennis, alcune valigie, molte foto di famiglia, un martello che una ragazzina di otto anni porto' con se' fuggendo nel '39 dalla Spagna in guerra. Quel martello potrebbe diventare il simbolo della Cite', fa sapere Toubon. Nella collezione appena nata, anche qualche dipinto lasciato in deposito dal Museo d'Orsay, gli scatti di fotoreporter o le caricature di Wolinski e Plantu.
Lungo tutto il percorso diverse tavole tematiche, non sempre esaustive, fanno il punto sull'evoluzione delle politiche d'immigrazione e dell' opinione pubblica, sui lavori degli immigrati e i casi di integrazione. Ricordano per esempio che gli italiani nel 1901 erano piu' numerosi dei belgi e che fino al '62 sono stati la prima nazionalita' straniera in Francia.
Lavoratori nelle miniere della Lorena o trasferiti nel sud mediterraneo, arrivati a piedi da Piemonte, Lombardia o Toscana.
Un'esempio di riuscita dal Bel Paese, un certo Maurice Garin, valdostano d'origine, che vinse il primo Tour de France, nel 1903, da cittadino francese.
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