Parmalat: Tanzi lascia, tutti i Poteri a Bondi
Calisto Tanzi lascia Parmalat dopo 40 anni alla guida dell'azienda, tutti i poteri passano in mano ad Enrico Bondi che diventa presidente e amministratore delegato.
E, della famiglia del patron, cui le banche avevano chiesto di lasciare per intero il gruppo come segnale di svolta, resta in cda il figlio Stefano, presidente del Parma calcio. Fuori invece il fratello di Calisto, Giovanni, anch'egli dimissionario come gia' nei giorni scorsi Fausto Tonna e Luciano Silingardi.
E' questa la nuova Parmalat che esce dal cda di ieri a Collecchio. Un consiglio completamente rinnovato guidera' quindi il colosso alimentare italiano, anche perche' Bondi ha voluto in cda i suoi fidati manager: Guido Angiolini, attuale ad di Premafin, e Umberto Tracanella, vicepresidente di Edison.
Al primo e' stata affidata la delega per l'area amministrazione e controllo fiscale e societaria. Il secondo avra' invece un occhio per gli aspetti legali. In tre formeranno il nuovo comitato esecutivo. Una rivoluzione, insomma, quella avvenuta in casa Tanzi, ritenuta necessaria dalle banche anche per riconquistare la fiducia del mercato.
E fin da oggi la Borsa, dove ieri il titolo ha perso un altro 20%, dira' che ne pensa. Ma le decisione prese oggi dal cda, ora composto quindi dagli stessi Bondi, Angiolini e Tracanella, da Enrico Barachini, Domenico Barili, Francesco Giuffredi, Pietro Mistrangelo, Paolo Sciume', Stefano Tanzi e Paolo Visconti, non si sono limitate a questo.
A Bondi e' stata anche assegnato il compito di conferire mandato agli advisor Lazard e Mediobanca, che hanno gia' dato la loro disponibilita', per assistere la societa' ed il gruppo nell'esame della situazione economica, finanziaria, patrimoniale. Da parte sua, Bondi ha confermato l'impegno entro il 30 gennaio a presentare il piano industriale. Per ora Bondi restera' anche al vertice del gruppo Lucchini, che da qualche mese sta guidando sulla via del risanamento.
Ma oggi non e' stato solo il giorno dell'ingresso di Bondi nel cda Parmalat.
Si e' cercato di ricostruire in parte anche la vicenda finanziaria che ha portato l'azienda di Collecchio allo stremo. In vista di possibili vendite e tagli i sindacati Cgil e Cisl di Parma sottolineano che la Parmalat ha gia' fatto il massimo in questi due anni, con l'uscita dal lavoro di oltre un migliaio di dipendenti e la chiusura di diversi stabilimenti.
"Noi siamo con l'azienda ma non si puo' piu' intervenire sul personale - dice il segretario locale della Cisl Gianni Alviti - tanto piu' che l'azienda ora produttivamente e commercialmente va bene come non avveniva da anni".
Bondi comunque a questo punto ha via libera per far chiarezza su Parmalat e sembra voler impostare una seria cura dimagrante sia sul piano finanziario che su quello industriale, ritenendo poco controllabile la geografia attuale dell'impero Tanzi, con 7,5 miliardi di euro di fatturato e 6 miliardi di euro di debiti lordi (da verificare) prodotti in 30 diversi paesi sparsi nei cinque Continenti. Il primo ordine di Bondi, quindi, dovrebbe essere quello di dismettere e cedere attivita' non prettamente legate al prodotto latte.
Insomma, un ritorno al core business che comportera' pesanti cessioni. Andra' al miglior offerente per esempio l'1,5% del Mediocredito Centrale che sembra interessare Vittorio Merloni e altri imprenditori volenterosi di legarsi alla banca d'affari di Capitalia. Poi, tocchera' a Mother's Cake e Arch Way, due controllate americane che realizzano un fatturato complessivo di oltre 400 milioni di euro. Per quanto riguarda le scadenze finanziarie, domani scade l'opzione per l'acquisizione del 18% di una controllata brasiliana, la Parmalat Empreendimentos e Administracao, che comporterebbe un esborso di 400 milioni di euro ai soci di minoranza.
Su questo fronte e' prossima alla conclusione una rinegoziazione dei termini, si spera di almeno sei mesi. Nessun allarme particolare desta poi il fatto che la societa' debba versare una cedola annuale di poco meno di 8 milioni di euro per un bond in scadenza in questi giorni, ed un altro coupon da poco meno di 3 milioni di euro relativo ad un altra obbligazione in scadenza a fine anno. Si tratta infatti di denaro che e' gia' nelle disponibilita' di Bondi, dopo che per fronteggiare il temuto default da 150 milioni si sarebbero raccolti in tutto 180 milioni circa.
Bisognera' vedere poi che cosa faranno i maggiori soci di minoranza. Da Deutsche Bank e' filtrata la notizia di una volonta' di azzerare la propria quota del 5,13%, una mossa pero' non ancora registrata dalla Consob. Triste ma pieno d'orgoglio, infine, il commento del patron che se ne va dopo aver guidato il gruppo per mezzo secolo. "Ho deciso di compiere un passo indietro - ha detto -. Parmalat ha bisogno, in questo momento, di una svolta. Chi, come me e la mia famiglia, ama e crede in questo Gruppo, sa che i sacrifici sono necessari - ha aggiunto -. Aver individuato in Enrico Bondi l'uomo che sapra' rilanciare la societa' e' un segnale di fiducia e una garanzia per tutti i lavoratori e per il mercato. Ma lo e' soprattutto per me perche' Parmalat ha rappresentato, rappresenta e rappresentera' la mia vita".
E, della famiglia del patron, cui le banche avevano chiesto di lasciare per intero il gruppo come segnale di svolta, resta in cda il figlio Stefano, presidente del Parma calcio. Fuori invece il fratello di Calisto, Giovanni, anch'egli dimissionario come gia' nei giorni scorsi Fausto Tonna e Luciano Silingardi.
E' questa la nuova Parmalat che esce dal cda di ieri a Collecchio. Un consiglio completamente rinnovato guidera' quindi il colosso alimentare italiano, anche perche' Bondi ha voluto in cda i suoi fidati manager: Guido Angiolini, attuale ad di Premafin, e Umberto Tracanella, vicepresidente di Edison.
Al primo e' stata affidata la delega per l'area amministrazione e controllo fiscale e societaria. Il secondo avra' invece un occhio per gli aspetti legali. In tre formeranno il nuovo comitato esecutivo. Una rivoluzione, insomma, quella avvenuta in casa Tanzi, ritenuta necessaria dalle banche anche per riconquistare la fiducia del mercato.
E fin da oggi la Borsa, dove ieri il titolo ha perso un altro 20%, dira' che ne pensa. Ma le decisione prese oggi dal cda, ora composto quindi dagli stessi Bondi, Angiolini e Tracanella, da Enrico Barachini, Domenico Barili, Francesco Giuffredi, Pietro Mistrangelo, Paolo Sciume', Stefano Tanzi e Paolo Visconti, non si sono limitate a questo.
A Bondi e' stata anche assegnato il compito di conferire mandato agli advisor Lazard e Mediobanca, che hanno gia' dato la loro disponibilita', per assistere la societa' ed il gruppo nell'esame della situazione economica, finanziaria, patrimoniale. Da parte sua, Bondi ha confermato l'impegno entro il 30 gennaio a presentare il piano industriale. Per ora Bondi restera' anche al vertice del gruppo Lucchini, che da qualche mese sta guidando sulla via del risanamento.
Ma oggi non e' stato solo il giorno dell'ingresso di Bondi nel cda Parmalat.
Si e' cercato di ricostruire in parte anche la vicenda finanziaria che ha portato l'azienda di Collecchio allo stremo. In vista di possibili vendite e tagli i sindacati Cgil e Cisl di Parma sottolineano che la Parmalat ha gia' fatto il massimo in questi due anni, con l'uscita dal lavoro di oltre un migliaio di dipendenti e la chiusura di diversi stabilimenti.
"Noi siamo con l'azienda ma non si puo' piu' intervenire sul personale - dice il segretario locale della Cisl Gianni Alviti - tanto piu' che l'azienda ora produttivamente e commercialmente va bene come non avveniva da anni".
Bondi comunque a questo punto ha via libera per far chiarezza su Parmalat e sembra voler impostare una seria cura dimagrante sia sul piano finanziario che su quello industriale, ritenendo poco controllabile la geografia attuale dell'impero Tanzi, con 7,5 miliardi di euro di fatturato e 6 miliardi di euro di debiti lordi (da verificare) prodotti in 30 diversi paesi sparsi nei cinque Continenti. Il primo ordine di Bondi, quindi, dovrebbe essere quello di dismettere e cedere attivita' non prettamente legate al prodotto latte.
Insomma, un ritorno al core business che comportera' pesanti cessioni. Andra' al miglior offerente per esempio l'1,5% del Mediocredito Centrale che sembra interessare Vittorio Merloni e altri imprenditori volenterosi di legarsi alla banca d'affari di Capitalia. Poi, tocchera' a Mother's Cake e Arch Way, due controllate americane che realizzano un fatturato complessivo di oltre 400 milioni di euro. Per quanto riguarda le scadenze finanziarie, domani scade l'opzione per l'acquisizione del 18% di una controllata brasiliana, la Parmalat Empreendimentos e Administracao, che comporterebbe un esborso di 400 milioni di euro ai soci di minoranza.
Su questo fronte e' prossima alla conclusione una rinegoziazione dei termini, si spera di almeno sei mesi. Nessun allarme particolare desta poi il fatto che la societa' debba versare una cedola annuale di poco meno di 8 milioni di euro per un bond in scadenza in questi giorni, ed un altro coupon da poco meno di 3 milioni di euro relativo ad un altra obbligazione in scadenza a fine anno. Si tratta infatti di denaro che e' gia' nelle disponibilita' di Bondi, dopo che per fronteggiare il temuto default da 150 milioni si sarebbero raccolti in tutto 180 milioni circa.
Bisognera' vedere poi che cosa faranno i maggiori soci di minoranza. Da Deutsche Bank e' filtrata la notizia di una volonta' di azzerare la propria quota del 5,13%, una mossa pero' non ancora registrata dalla Consob. Triste ma pieno d'orgoglio, infine, il commento del patron che se ne va dopo aver guidato il gruppo per mezzo secolo. "Ho deciso di compiere un passo indietro - ha detto -. Parmalat ha bisogno, in questo momento, di una svolta. Chi, come me e la mia famiglia, ama e crede in questo Gruppo, sa che i sacrifici sono necessari - ha aggiunto -. Aver individuato in Enrico Bondi l'uomo che sapra' rilanciare la societa' e' un segnale di fiducia e una garanzia per tutti i lavoratori e per il mercato. Ma lo e' soprattutto per me perche' Parmalat ha rappresentato, rappresenta e rappresentera' la mia vita".
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