Martedì 9 giugno 2026
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Il Partito Socialista Europeo contro la direttiva espulsioni

U.E.
Notizia ·
Si complica sempre di piú la vicenda della proposta di direttiva Ue mirante ad armonizzare le norme sul rimpatrio degli immigrati in situazione illegale che vengono espulsi dai paesi Ue, e le condizioni della loro eventuale detenzione nei 'centri d'accoglienza' in attesa dell'identificazione. Stamattina, a Bruxelles, il gruppo Pse ha deciso che presenterà alcuni emendamenti importanti al testo di compromesso (fra Europarlamento e Consiglio Ue) proposto dal relatore Manfred Weber (Ppe): dalla loro accettazione dipenderà il sostegno del gruppo alla direttiva.  La relatrice ombra del Pse, Martine Roure, ha illustrato nei dettagli ai colleghi del gruppo le critiche a 15 punti del testo di compromesso di Weber. Un testo che secondo la sinistra dell'Europaralmento (socialisti, comunisti e verdi), ma anche per una parte non si ancora quanto cospicua dei liberaldemocratici, sbilancia troppo sul versante repressivo le politiche Ue sull'immigrazione. La proposta sul tavolo, secondo queste critiche, indurisce in diversi paesi le normative già esistenti a livello nazionale, senza aggiungere nuove garanzie e senza rendere meno rigide le condizioni già applicate negli Stati membri meno 'accoglienti'.   Gli emendamenti socialisti, che non sono ancora stati precisati nei dettagli, dovrebbero concentrarsi su cinque punti. Il primo è la durata, considerata eccessiva, della detenzione 'amministrativa' degli immigrati illegali, che il testo di compromesso fissa a un massimo di 18 mesi. Secondo: le condizioni del 'ritorno volontario' degli immigrati al loro paese, che il Pse vorrebbe facilitare e incoraggiare, come alternativa preferibile ai ritorni forzati. Terzo: il 'controllo di legalità' (ovvero il controllo da parte di un giudice) sulle condizioni di detenzione nei 'centri d'accoglienza', che i socialisti vorrebbero garantire entro le prime 48 ore e ripetere almeno una volta al mese, mentre il testo attuale prevede che avvenga, genericamente, "appena possibile" e "a intervalli regolari". Quarto: la durata del divieto di riammissione per gli immigrati irregolari già espulsi, che il testo di compromesso fissa rigidamente a 5 anni per tutti; il Pse vorrebbe invece condizioni piú 'morbide' per chi sceglie il rimpatrio volontario, e la possibilità di annullare il divieto per le persone bisognose di protezione internazionale, per esempio a causa di un conflitto scoppiato nel proprio paese. Quinto: i diritti dei minori quando sono rinchiusi nei 'centri' con le proprie famiglie e la possibilità di espellerli quando sono soli; i socialisti temono che la detenzione dei minori possa essere assimilata, in alcuni casi, al carcere (senza la scolarizzazione garantita) e si oppongono al principio della loro espulsione se nono sono accompagnati; una pratica, quest'ultima, oggi ammessa solo in alcuni paesi dell'Ue e che la direttiva allargherebbe a tutti gli altri Stati membri.   Nonostante l'appoggio finale del gruppo alla posizione della relatrice ombra, la discussione in seno al Pse ha mostrato una frattura fra gli eurodeputati pîú determinati a battersi contro il testo attuale di compromesso (italiani, francesi, portoghesi e belgi) e quelli piú 'timidi' e tendenzialmente piú in sintonia con i propri governi (spagnoli, tedeschi e britannici).  E' possibile, ora, che vi sia da parte di Weber un ultimo tentativo di salvare il salvabile: accettando almeno alcuni degli emendamenti socialisti, per poi riproporre il testo di compromesso al Consiglio Ue. La settimana scorsa i rappresentanti degli Stati membri l'hanno praticamente silurato (mantenendo le riserve di 10 paesi), ma questa volta il relatore potrebbe far valere un sostegno molto piú ampio al nuovo pacchetto da parte degli eurodeputati. In questo caso, potrebbe essere convocata una riunione di tutti i relatori ombra dell'Europarlamento la settimana prossima, durante la sessione plenaria di Strasburgo. Se, invece, Weber considererà di non avere alcun margine, non resterà che il voto in Plenaria, con tutte le incognite e i rischi che comporta, e in primo luogo quello di affondare definitivamente il tentativo di compromesso con il Consiglio Ue, che avrebbe permesso l'adozione della direttiva in tempi rapidi.   
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