Pattuglie franco-italiane alla frontiera
A partire da aprile diventa operativo su tutta la frontiera tra l'Italia e la Francia il pattugliamento congiunto, in un raggio di 20 chilometri dal confine, della Polizia di frontiera e della 'Police aux frontieres' d'oltralpe per contrastare i fenomeni di criminalita' trasfrontaliera e, in particolare, l'immigrazione clandestina e la tratta degli esseri umani.
L'iniziativa, prevista da un accordo tra i Governi italiano e francese del 1997, in applicazione del Trattato di Schengen, e' stata presentata oggi a Courmayeur (Aosta), al Traforo del Monte Bianco, ultimo, in ordine di tempo, tra i segmenti di frontiera in cui il servizio e' stato sperimentato, negli ultimi mesi, ed e' effettivo da martedi' scorso.
Pattuglie formate da due auto di entrambe le forze di polizia e con agenti bilingui operano ora nei territori adiacenti alle frontiere di Ventimiglia, di Bardonecchia, di Courmayeur e del Piccolo San Bernardo. Tramite speciali permessi, frutto di accordi bilaterali tra i due Stati, tutti gli uomini impiegati sono armati.
'Questo lavoro congiunto - ha spiegato Filippo Dispenza, dirigente superiore della Polizia di Stato e responsabile della Polizia di immigrazione e delle frontiere per il Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria - consente ai due paesi di mettere insieme competenze sui crimini alle frontiere e soprattutto sul falso documentale che spesso e' propedeutico a delitti piu' gravi, quali il terrorismo e il narcotraffico'.
L'iniziativa, prevista da un accordo tra i Governi italiano e francese del 1997, in applicazione del Trattato di Schengen, e' stata presentata oggi a Courmayeur (Aosta), al Traforo del Monte Bianco, ultimo, in ordine di tempo, tra i segmenti di frontiera in cui il servizio e' stato sperimentato, negli ultimi mesi, ed e' effettivo da martedi' scorso.
Pattuglie formate da due auto di entrambe le forze di polizia e con agenti bilingui operano ora nei territori adiacenti alle frontiere di Ventimiglia, di Bardonecchia, di Courmayeur e del Piccolo San Bernardo. Tramite speciali permessi, frutto di accordi bilaterali tra i due Stati, tutti gli uomini impiegati sono armati.
'Questo lavoro congiunto - ha spiegato Filippo Dispenza, dirigente superiore della Polizia di Stato e responsabile della Polizia di immigrazione e delle frontiere per il Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria - consente ai due paesi di mettere insieme competenze sui crimini alle frontiere e soprattutto sul falso documentale che spesso e' propedeutico a delitti piu' gravi, quali il terrorismo e il narcotraffico'.
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